L’attacco a Teheran è rimandato, ma continuano le manovre militari statunitensi. A riferirlo è Nbc news, secondo cui Washington sarebbe pronta a dispiegare ulteriori forze e risorse nella regione, dopo la notizia dello spostamento della portaerei Uss Abraham Lincoln dal Mar Cinese verso lo scacchiere mediorientale. Stando a quanto riportato dall’emittente a stelle e strisce, il piano includerebbe l’invio di un gruppo d’attacco di portaerei, assetti aerei aggiuntivi e sistemi di difesa aerea terrestri. L’obiettivo, spiegano le fonti citate da Nbc, è garantire che le forze armate statunitensi siano pienamente operative nel caso in cui l’Iran dovesse colpire basi Usa o alleati americani nell’area, compresi quelli rimasti nei Paesi del golfo. Equipaggiamenti e migliaia di militari supplementari dovrebbero arrivare nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. Intanto, il direttore del Mossad David Barnea è arrivato questa mattina negli Stati Uniti per colloqui sull’Iran, secondo una fonte israeliana citata da Axios.
Mentre continuano ad arrivare notizie agghiaccianti sulle proteste. Con oltre 3.000 persone arrestate per il loro “ruolo” nelle manifestazioni contro il regime, la Bbc ha raccolto le testimonianze delle famiglie dei manifestanti uccisi durante i disordini, secondo le quali le autorità di Teheran chiederebbero somme ingenti di denaro per la restituzione dei corpi ai fini della sepoltura. Le richieste dei pasdaran – stando alle parole dei parenti delle vittime, sentiti dall’emittente inglese – arriverebbero fino a 7.000 dollari, oltre 6.000 euro, cifre del tutto sproporzionate rispetto ai redditi medi della popolazione. Emblematico il caso della famiglia di un operaio curdo, che non è riuscita a recuperare il corpo del proprio congiunto proprio per l’impossibilità di pagare quella che non bisogna avere paura di definire una richiesta di riscatto.
In alcuni casi limite il personale ospedaliero avrebbe avvertito preventivamente i familiari affinché si recassero a ritirare le salme prima dell’intervento delle forze di sicurezza, nel tentativo di evitare estorsioni. Ulteriori segnalazioni riguardano l’obitorio Behesht-e Zahra di Teheran, dove funzionari avrebbero suggerito alle famiglie di dichiarare che il figlio ucciso fosse un membro di una forza paramilitare filogovernativa, caduto per mano dei manifestanti, in cambio della restituzione gratuita del corpo. “Ci è stato chiesto di partecipare a una manifestazione pro-governativa e di presentare il corpo come se fosse quello di un martire ma non abbiamo accettato”, ha raccontato un familiare di un giovane morto durante le proteste di piazza.
E senza i satelliti Starlink di SpaceX, non potremmo sapere nulla di tutto ciò. E sarà così ancora per molto. Perché l’Iran sarebbe intenzionato a mantenere il blackout nazionale di Internet almeno fino al Capodanno iraniano, previsto a fine marzo. Lo scrive IranWire, citato da Iran International, secondo cui la portavoce del governo Fatemeh Mohajerani avrebbe confermato che l’accesso ai servizi online internazionali non sarà ripristinato prima di Nowruz, che cade intorno al 20 marzo. Il gruppo di monitoraggio NetBlocks ha segnalato che l’attuale interruzione delle comunicazioni ha già superato, per durata e intensità, quella del 2019. “Nel 2019, dopo il ripristino della connettività, è stata resa nota la portata della brutale repressione”, ha affermato il gruppo in un post sui social network.
Inutile dire che con il rischio di caduta del regime degli ayatollah, anche la macchina della diplomazia russa si è messa in moto. Il presidente Vladimir Putin ha avuto oggi una conversazione telefonica sulla situazione in Iran con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, al quale ha ribadito “la disponibilità della parte russa a continuare a intraprendere sforzi di mediazione appropriati, contribuendo a promuovere un dialogo costruttivo con la partecipazione di tutti gli Stati interessati”. A renderlo noto è il Cremlino, che rischia di perdere uno dei suoi principali alleati geostrategici, precisando che “è stato concordato di proseguire i contatti a vari livelli”. Successivamente, il nuovo zar ha avuto anche un colloquio telefonico con il presidente iraniano, dopo aver parlato con Netanyahu. Lo ha confermato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, nel corso di un briefing con i media: “I dettagli saranno annunciati in seguito”, ha dichiarato il megafono di Putin, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Tass.
Aggiornato il 16 gennaio 2026 alle ore 14:59
