L’esperienza maturata dall’Ucraina sul campo di battaglia è diventata oggi una risorsa strategica che va ben oltre i confini europei, al punto che il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato l’intenzione di inviare specialisti ucraini esperti nella guerra con i droni in Medio Oriente per aiutare i partner del Golfo a contrastare la crescente minaccia rappresentata dagli sciami di droni iraniani. Nel pieno dei raid aerei che hanno colpito diversi Paesi della regione, Londra ha dichiarato il 1° marzo che farà affidamento sul know-how sviluppato a Kyiv per rafforzare le capacità difensive degli alleati mediorientali. Per il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, si tratta di un riconoscimento atteso da tempo: dopo anni in cui l’Ucraina è stata considerata un semplice destinatario di assistenza militare occidentale, ora viene vista come una potenza militare capace di esportare competenze decisive. Zelenskyy ha sottolineato che l’esperienza ucraina nella difesa è, per molti aspetti, insostituibile, pur lasciando intendere che un eventuale coinvolgimento nel Golfo sarebbe più facile da concretizzare se prima si riuscisse a ottenere da Vladimir Putin una sospensione dell’invasione in corso.
Il solo fatto che Londra guardi a Kyiv come a un punto di riferimento dimostra quanto profonda sia stata la trasformazione dell’apparato militare ucraino: quando la Russia avviò l’aggressione nel 2014, l’esercito era indebolito da decenni di trascuratezza post-sovietica e poteva contare su poche migliaia di effettivi realmente operativi, tanto da dover fare affidamento su battaglioni di volontari per contenere le forze del Cremlino nell’est del Paese. Le riforme successive posero le basi di un cambiamento, ma fu l’invasione su vasta scala del febbraio 2022 a segnare la svolta definitiva: di fronte a una minaccia esistenziale, la società ucraina si mobilitò in massa, le forze armate si ampliarono fino a raggiungere circa un milione di soldati e l’industria della difesa, rimasta stagnante per anni, iniziò una rinascita straordinaria che prosegue ancora oggi. In questo processo, un ruolo centrale è stato giocato dall’innovazione tecnologica: consapevoli della superiorità russa in termini di risorse finanziarie, uomini e armamenti convenzionali, gli ucraini hanno puntato su soluzioni asimmetriche e su un ecosistema dinamico di startup specializzate, soprattutto nella produzione e nello sviluppo di droni. La possibilità di testare rapidamente nuove tecnologie direttamente in condizioni di combattimento ha creato una cultura dell’innovazione continua che ha accelerato l’evoluzione della guerra moderna e ridisegnato il campo di battaglia.
Questa competenza non è passata inosservata in Europa: la Germania ha recentemente annunciato piani per impiegare istruttori militari ucraini nell’addestramento delle proprie truppe, mentre altri Paesi, tra cui Polonia e Regno Unito, hanno beneficiato della condivisione di conoscenze maturate in anni di conflitto ad alta intensità. Si tratta di un capovolgimento storico rispetto al periodo compreso tra il 2014 e il 2022, quando erano gli istruttori occidentali a recarsi in Ucraina per aiutare le forze armate locali ad avvicinarsi agli standard Nato; oggi, dopo aver respinto la più grande invasione in Europa dalla Seconda guerra mondiale, è Kyiv a fissare nuovi parametri operativi, mentre molti comandi dell’Alleanza cercano di recuperare terreno. Secondo quanto riportato dal The Wall Street Journal, durante un’esercitazione svoltasi nella primavera del 2025 in Estonia, equipaggi di droni ucraini avrebbero superato con relativa facilità un contingente Nato numericamente superiore, suscitando allarme e acceso dibattito tra gli alleati, mentre sul fronte ucraino diversi militari hanno osservato come parte dell’equipaggiamento fornito dall’Occidente rischi di diventare rapidamente obsoleto a causa del ritmo impressionante dell’innovazione tecnologica imposta dal conflitto. Per Mosca, l’ascesa dell’Ucraina a potenza militare rappresenta uno scenario opposto rispetto agli obiettivi dichiarati all’inizio dell’invasione, quando Putin parlava apertamente di “smilitarizzazione”: se questo era l’intento, il risultato è stato diametralmente opposto, perché l’Ucraina dispone oggi dell’esercito più grande e tecnologicamente avanzato d’Europa.
In un contesto in cui gli Stati Uniti sembrano intenzionati a ridimensionare il proprio impegno nella sicurezza transatlantica, cresce la consapevolezza che l’Ucraina sarà un pilastro imprescindibile della futura architettura difensiva europea, rendendo difficile immaginare una strategia continentale che non la includa come protagonista. Un Paese che per anni ha inseguito senza successo l’adesione alla Nato è ora percepito come uno dei principali garanti della sicurezza europea, proprio mentre la fiducia nell’efficacia dell’Alleanza attraversa una fase di incertezza. La disponibilità di Kyiv a mettere sul tavolo le proprie competenze, persino in teatri lontani come il Medio Oriente, riflette la sicurezza di una leadership consapevole del valore strategico accumulato in questi anni di guerra e determinata a utilizzarlo anche come leva negoziale per difendere la sovranità nazionale e consolidare il futuro europeo del Paese. La guerra scatenata nel 2022 con l’intento di indebolire e sottomettere l’Ucraina ha finito invece per trasformarla in un laboratorio avanzato dell’innovazione bellica globale, una realtà destinata a influenzare gli equilibri europei per decenni e a costituire un ostacolo formidabile alle ambizioni imperiali del Cremlino.
(*) Docente universitario di Diritto internazionale e normative per la sicurezza
Aggiornato il 03 marzo 2026 alle ore 11:01
