Mosca colpisce l’Ucraina nel gelo

L’inverno, in Ucraina, non è mai stato solo una stagione. Quest’anno è diventato un’arma. Mentre le temperature scendono sotto lo zero e il gelo avvolge città e villaggi, la Russia intensifica una strategia ormai evidente: spegnere la luce, il calore e la speranza, nella convinzione che il freddo possa piegare ciò che le armi non sono riuscite a spezzare. Negli ultimi giorni una nuova ondata di bombardamenti russi ha colpito duramente le infrastrutture energetiche ucraine. Droni e missili balistici si sono abbattuti su centrali, sottostazioni e linee elettriche in tutto il Paese. Secondo il viceministro dell’Energia Mykola Kolisnyk, Mosca sta “facendo tutto il possibile” per distruggere il sistema energetico nazionale. Non è una formula retorica: è la descrizione di una campagna sistematica, calcolata e ripetuta. Il cuore dell’attacco è Kyiv, dove circa il 70 per cento dei residenti – su una popolazione di oltre tre milioni di persone – è rimasto senza elettricità durante uno degli ultimi blackout. In molti quartieri è venuto meno anche il riscaldamento, proprio mentre il termometro scendeva ben sotto lo zero.

“I russi cercano di isolare la città e costringere la gente ad andarsene”, ha spiegato Vitaliy Zaichenko, amministratore delegato di Ukrenergo, l’azienda che gestisce la rete elettrica nazionale. Ma Kyiv non è sola. Da Odesa a Kharkiv, da Dnipro a Zaporizhzhia, fino a Sumy e Chernihiv, l’Ucraina vive al ritmo dei blackout programmati, spesso lunghi più di 24 ore. Squadre di tecnici e ingegneri lavorano senza sosta per riparare i danni, ma ogni intervento rischia di essere vanificato dal raid successivo. Le apparecchiature vengono distrutte più velocemente di quanto possano essere sostituite, i pezzi di ricambio scarseggiano, il tempo gioca contro. Non è un caso che questa offensiva coincida con il periodo più rigido dell’anno. In molte regioni le temperature hanno toccato i -15 gradi. “Hanno aspettato deliberatamente il gelo per peggiorare la situazione”, ha denunciato il presidente Volodymyr Zelenskyy. “È terrore russo, diretto contro i civili”.

La tattica non è nuova. Già nell’autunno del 2022 la Russia aveva inaugurato una campagna di attacchi contro l’energia ucraina, ripetuta poi a ogni inverno. Ma la distruzione attuale è considerata la più grave dall’inizio dell’invasione su vasta scala. Per molti osservatori, è il tentativo più disperato di Vladimir Putin di ottenere una svolta, mentre l’esercito russo fatica ad avanzare sul campo. Di fronte al buio e al freddo, l’Ucraina risponde con l’organizzazione e la resilienza. In molte città sono stati allestiti spazi pubblici riscaldati, con accesso a internet e all’energia elettrica, dove i cittadini possono ricaricare telefoni e power bank, bere qualcosa di caldo e trovare un riparo temporaneo dal gelo e dai blackout. Il ronzio dei generatori è diventato il sottofondo dell’inverno ucraino. Molte famiglie si sono attrezzate con sistemi di energia di riserva e fornelli a gas portatili, adattandosi come possono a una normalità stravolta. Eppure il rischio di una catastrofe umanitaria è reale.

Il sindaco di Kyiv, Vitalii Klitschko, ha invitato chi può a lasciare temporaneamente la capitale. Con il freddo destinato a durare e nuovi attacchi previsti, cresce il timore di un esodo invernale verso i Paesi dell’Unione europea. Per alcuni, è proprio questo l’obiettivo del Cremlino: svuotare le città, spezzare la resistenza, trasformare la sofferenza civile in leva politica. Le Nazioni Unite hanno già concluso che la campagna russa di attacchi contro i civili, inclusi quelli con droni nelle regioni meridionali, equivale a crimini contro l’umanità. Ma le condanne non fermano i missili. Kyiv chiede aiuto concreto: forniture energetiche alternative, pezzi di ricambio, ma soprattutto più sistemi di difesa aerea e missili intercettori. Le difese attuali faticano a reggere un’offensiva che impiega centinaia di droni e decine di missili in un solo attacco. C’è poi una convinzione sempre più diffusa a Kyiv: la sola difesa non basta. La deterrenza, la capacità di rispondere e colpire, è vista come l’unico modo per fermare i bombardamenti. Finché Mosca non percepirà un costo reale, l’inverno continuerà a essere usato come arma. Eppure, tra il buio e il gelo, emerge un’altra realtà.

“Pensano di spezzarci, ma non accadrà”, racconta Valentina Verteletska, residente di Kyiv. “Questo ci rende più determinati. Vediamo persone aiutare i vicini, offrirsi volontarie. La guerra amplifica ciò che siamo”. La Russia ha conquistato meno dell’1 per cento del territorio ucraino nell’ultimo anno, a fronte di perdite enormi. Ma l’Ucraina resta nel mirino della Russia, che non ha mai rinunciato all’obiettivo di cancellarne l’indipendenza. Oggi quella guerra passa per i cavi elettrici, le caldaie spente e le case gelide. Le prossime settimane saranno decisive. Metteranno alla prova non solo la rete energetica ucraina, ma anche la capacità dell’Europa e dell’Occidente di rispondere a una strategia che prende di mira milioni di civili. Nel cuore dell’inverno, mentre Kyiv resiste al buio, la domanda resta aperta: fino a che punto il mondo è disposto a lasciare che il freddo diventi un’arma di guerra?

(*) Docente universitario di Diritto internazionale e normative per la sicurezza

Aggiornato il 14 gennaio 2026 alle ore 12:59