Il lungo (e tortuoso) disgelo del Venezuela

Caracas strizza l’occhio agli Stati Uniti e riapre i pozzi. La compagnia statale Pdvsa ha iniziato rendere operativi i giacimenti petroliferi chiusi durante l’embargo statunitense, permettendo in questi giorni la ripresa delle esportazioni di greggio. Nelle ultime ore almeno due superpetroliere hanno lasciato i porti venezuelani, ciascuna carica con circa 1,8 milioni di barili. Secondo fonti citate da Reuters, si tratterebbe delle prime spedizioni legate a un accordo di fornitura fino a 50 milioni di barili tra Caracas e Washington. Un cambio di passo netto rispetto alle settimane precedenti, quando le esportazioni erano praticamente paralizzate, segnando uno dei momenti più critici per il settore petrolifero del Paese sotto la pressione statunitense. In quel periodo, solo Chevron aveva continuato a inviare greggio verso gli Stati Uniti, grazie a un’autorizzazione speciale e comunque con volumi limitati e forti vincoli operativi. Sul fronte giudiziario, intanto, il consiglio di amministrazione “americano” di Pdvsa – nominato dall’opposizione – ha reso noto di aver presentato ricorso contro la vendita di Citgo, la controllata statunitense del colosso petrolifero venezuelano. L’operazione era stata approvata dal Tribunale distrettuale del Delaware alla fine di novembre, ma resta ora al centro di un nuovo contenzioso.

Parallelamente, il governo ad interim prova a mostrare segnali di distensione sul terreno dei diritti civili. Il presidente del Parlamento, Jorge Rodríguez, ha annunciato che oltre 400 persone sarebbero state liberate nelle ultime settimane nell’ambito di un processo di scarcerazione presentato come gesto di “pace” e di “convivenza civile”. L’annuncio, diffuso martedì durante una sessione parlamentare trasmessa dalla tivù di Stato Vtv, non è stato però accompagnato né da una tempistica precisa né da un elenco ufficiale dei detenuti rilasciati, alimentando interrogativi e richieste di chiarimento. Le organizzazioni per i diritti umani forniscono infatti cifre decisamente più basse. Secondo la Ong Foro Penal, che monitora i casi dei detenuti considerati politici, fino a ieri sarebbero state effettivamente liberate tra le 60 e le 70 persone. Le Ong denunciano inoltre la lentezza dell’iter, la scarsa trasparenza e la forte discrepanza tra i numeri diffusi dalle autorità e quelli riscontrabili. In questo contesto, il governo venezuelano ha anche liberato almeno quattro cittadini statunitensi. Lo ha confermato un portavoce del Dipartimento di Stato Usa, sottolineando che si tratta del primo caso noto di rilascio di detenuti americani dopo la destituzione di Nicolás Maduro. “Accogliamo con favore il rilascio degli americani detenuti in Venezuela”, ha dichiarato il portavoce. “Questo è un passo importante nella giusta direzione da parte del governo ad interim”.

A rendere il quadro ancora più fluido è arrivata una mossa inattesa dai vertici chavisti. Diosdado Cabello, ministro degli Interni e figura considerata il numero due del potere venezuelano, ha ufficialmente riattivato il suo account su X, sfidando il divieto imposto a suo tempo da Maduro sull’utilizzo della piattaforma di Elon Musk. “Ripristineremo questo canale di comunicazione, rimanete sintonizzati. Vinceremo!”, ha scritto Cabello nel suo primo post, rompendo un silenzio digitale durato 17 mesi. Dopo le elezioni del luglio 2024, contestate dal’opposizione e dalla comunità internazionale presunti brogli, Maduro aveva infatti bloccato l’accesso a X in tutto il Paese, accusando Musk di fomentare l’odio e di essere parte di un “colpo di stato cyber-fascista” contro la sua amministrazione. Il divieto era stato esteso anche a funzionari ed enti pubblici. La riattivazione dell’account di Cabello, oggi nuovamente utilizzato per messaggi politici e istituzionali, viene letta da molti analisti come il segnale di frizioni interne alla leadership, ora guidata dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez.

Mentre Caracas si prepara a una giornata diplomatica cruciale a Washington. In parallelo, sono attese nella capitale statunitense delegazioni rivali, nel pieno del riallineamento politico seguito alla cattura di Nicolás Maduro da parte delle forze Usa. Il governo di Caracas ha annunciato l’invio di un proprio rappresentante per incontrare alti funzionari americani proprio nello stesso giorno in cui la leader dell’opposizione María Corina Machado sarà a Washington per una serie di colloqui. Secondo fonti a conoscenza dell’agenda, l’ambasciatore Félix Plasencia, capo missione presso l’ambasciata venezuelana nel Regno Unito ed ex ministro degli Esteri, dovrebbe arrivare domani negli Stati Uniti su mandato diretto di Rodríguez. Nello stesso giorno, la premio Nobel per la pace incontrerà il presidente Donald Trump. Le visite incrociate arrivano mentre Stati Uniti e Venezuela valutano una possibile normalizzazione delle relazioni diplomatiche dopo anni di scontro frontale. Il riserbo ufficiale sui prossimi passi contrasta con l’intensità dei contatti in corso e mette in luce quanto la politica sia malleabile, quando bisogna riempire un vuoto di potere come quello lasciato da Nicolás Maduro.

Aggiornato il 14 gennaio 2026 alle ore 15:29