La guerra della Russia contro l’Ucraina non si combatte soltanto con carri armati e missili. Si combatte anche nei campi, contro i contadini, contro l’acqua, contro il suolo più fertile d’Europa. È una guerra meno visibile ma non meno strategica, perché colpisce la capacità di un Paese di nutrire sé stesso e il mondo. La storia di Oleksandr Hordiienko, agricoltore della regione di Kherson, è emblematica. Figura rispettata e simbolo della resilienza agricola locale, Hordiienko aveva contribuito a neutralizzare droni russi e a bonificare migliaia di ettari di terreno minato. Il 5 settembre dello scorso anno è stato ucciso da un attacco con drone. Non è stato un episodio isolato: dall’inizio dell’invasione su larga scala, almeno quindici agricoltori sono stati uccisi nella sola regione di Kherson. La loro morte racconta una strategia deliberata, che prende di mira chi lavora la terra. I campi ucraini sono oggi un fronte permanente. Vaste aree restano inaccessibili a causa delle mine, altre sono state devastate da incendi provocati dalle operazioni militari russe. Gli agricoltori lavorano sotto la minaccia quotidiana di droni, artiglieria e missili. Alcuni hanno reagito investendo in sistemi di monitoraggio aereo o assumendo veterani di guerra per difendere persone, bestiame e raccolti. È una normalità stravolta, in cui seminare e mietere diventa un atto di resistenza civile.
Negli ultimi mesi la pressione è aumentata. Studi condotti da università europee e statunitensi con il supporto di programmi satellitari hanno documentato un’impennata impressionante degli incendi agricoli nelle aree della regione di Kherson sotto controllo ucraino, con un aumento vicino al 90 per cento nel 2025. Non si tratta di danni collaterali: colpire l’agricoltura significa minare la sicurezza alimentare dell’Ucraina, così come gli attacchi alle centrali elettriche mirano a lasciare la popolazione senza luce e riscaldamento. Le conseguenze vanno ben oltre i confini nazionali. L’Ucraina, storicamente “granaio d’Europa”, possiede circa un quarto delle terre nere più fertili del pianeta. È un potenziale colosso agricolo e un pilastro della sicurezza alimentare globale. I suoi prodotti sono essenziali per i mercati dell’Unione europea e per numerosi programmi di aiuto alimentare nei Paesi più poveri. Ridurre l’Ucraina all’impotenza agricola significa creare instabilità ben oltre il Mar Nero. L’invasione russa ha già causato un crollo della produzione. Campi minati, raccolti bruciati, silos e infrastrutture bombardati si sommano alla perdita di aziende agricole finite sotto controllo del Cremlino, con conseguente sequestro dei raccolti. A questo si è aggiunto, nell’estate del 2023, un colpo devastante: la distruzione della diga di Kakhovka Dam, in territorio occupato. Un atto che molti hanno definito di ecocidio, perché ha annientato uno dei più grandi sistemi di irrigazione d’Europa, lasciando senza acqua centinaia di migliaia di ettari. Le conseguenze ambientali sono state immediate: siccità, raccolti falliti, terreni persi. Eppure, nonostante tutto, i contadini di Kherson continuano a lavorare. Nel 2025 sono riusciti a raccogliere quantità sorprendenti di angurie, simbolo non ufficiale della regione, oltre a grano e patate.
Dal 2022 programmi di sostegno nazionali e internazionali hanno contribuito a questa resilienza, con sussidi e assistenza tecnica mirata, in particolare sull’irrigazione e sull’adattamento a condizioni di guerra permanente. Anche le aziende agricole stanno cambiando pelle. La scarsità d’acqua e l’aumento delle temperature hanno spinto molti a ridurre le superfici coltivate e a orientarsi verso colture più efficienti nell’uso dell’umidità del suolo. La ricerca si concentra ora su varietà più resistenti alla siccità, adatte a un ambiente trasformato dalla guerra. Il 2026 sarà un anno decisivo. L’agricoltura è una colonna portante dell’economia ucraina e una componente essenziale dei mercati alimentari globali. Colpendo i contadini e la terra, Mosca tenta di rendere l’Ucraina invivibile e di spezzarne la resistenza. È una strategia che non minaccia solo Kyiv, ma la stabilità alimentare internazionale. Ignorarla significa accettare che il cibo diventi un’arma di guerra.
(*) Docente universitario di Diritto internazionale e normative per la sicurezza
Aggiornato il 12 gennaio 2026 alle ore 15:10
