Al netto di tutto. Di tutto. Al netto cioè delle dinamiche economiche, delle strategie energetiche, della globalizzazione che pare lasciare il passo ad un mondo fatto a blocchi e magari, chissà, addirittura ad un globo proiettato verso una sorta di déjà-vu geopolitico con la divisione in due poli: un tempo erano Usa e Urss ed ora ci sono i cinesi a far da alter ego agli statunitensi.
Un tempo avevamo di qua Wall Street e di là coloro che a forza di pianificazioni non hanno mai compreso il sofisticato meccanismo sotteso alla formazione dei prezzi. Ora di qua un tentativo di ritorno alla manifattura corroborata (?) da dazi a iosa e di là l’ircocervo del capitalismo di Stato.
Ecco, togliamoci per un momento dalla testa la realpolitik, la presenza del meno peggio camuffato da buono, gli interessi carsici più o meno leciti. Togliamo tutto e, dopo averlo fatto, alla fine, cogliamo l’essenziale.
Ciò che rimane in quelle piazze di Caracas e di Teheran, quei volti affamati di vita e di libertà, che poi la prima senza la seconda diviene mera esistenza, mentre la seconda senza la prima coincide con la pace dei cimiteri.
Perché, alla fine di tutto, possiamo anche appiccarci alle ideologie appaganti, ai teoremi che semplificano la visione di un mondo che è quel che è da sempre e che lo sarà per sempre. Ma poi scatta l’istinto naturale di star bene, di essere umani e quindi unici, irripetibili, liberi.
Già, liberi.
Liberi di poter credere in un dio o di rifiutare la sola proiezione dialettica di un altrove. Liberi di poter camminare con le proprie ciocche di capelli in preda all’anarchia o di adagiare un velo sul proprio capo senza pressioni o obblighi esterni. Liberi di coltivare un sano individualismo ritagliato su se stessi senza abdicare a collettivismi malsani e fuorvianti. Liberi di commerciare, scambiare, ideare, investire, risparmiare e cogliere tutte le opportunità fornite dal libero mercato.
Liberi di rifiutare il dirittismo dei caudilli per pretendere il diritto a ricercare la propria felicità che può coincidere, ma anche no, con quella degli altri. Liberi di assaporare l’essenza profonda della libertà. Uno dei doni più preziosi che dal cielo è stato concesso agli uomini, sosteneva il Don Chisciotte di Cervantes.
Quei ragazzi iraniani, come quei giovani venezuelani, sono figli inconsapevoli dell’Hidalgo spagnolo. In lotta con i loro mulini a vento. Anzi: loro sono il vento. Il vento del cambiamento.
Perché da loro dipenderà il funzionamento degli ingranaggi dei mulini e di tutto quel complesso e capillare sistema chiamato società.
W la libertà
¡Viva la libertad!
زنده باد آزادی
Aggiornato il 12 gennaio 2026 alle ore 12:22
