Nulla di nuovo nella politica estera e di sicurezza da parte degli Stati Uniti. Era il lontano 2 dicembre 1823 quando il presidente degli Stati Uniti James Monroe ebbe a pronunciare il suo messaggio annuale al Congresso americano sulla politica di sicurezza e di influenza degli Usa che passò alla storia come “dottrina Monroe”. Con la nuova Amministrazione americana, il presidente Donald Trump è ritornato ad applicare la “dottrina Monroe” sulle aree di influenza geopolitiche mondiali con particolare riferimento alle nazioni sudamericane apertamente ostili alla prima potenza economica e militare del mondo. Il segnale di forza è indirizzato alla Colombia, a Cuba, alla Cina e all’Iran. L’azione militare, ordinata dal presidente Usa Donald Trump, finalizzata alla cattura del dittatore venezuelano Nicolás Maduro e della moglie, è stato l’atto propedeutico a perseguire il cambio di regime in Venezuela. La fulminea e chirurgica operazione militare delle squadre speciali statunitensi conferma la politica estera americana che si è susseguita nel tempo a partire da quella che passerà alla storia come “la dottrina Monroe” ovvero “America agli americani”.
Per capire a fondo “la natura storica, giuridica e geopolitica di un principio cardine della politica estera statunitense” consiglio ai lettori del nostro quotidiano la lettura o la rilettura del puntuale mini saggio dell’avvocato Carmelo Elio Costanza che è stato pubblicato su L’Opinione l’11 novembre 2025 dal titolo “La dottrina Monroe ieri e oggi”. L’articolo che è stato elaborato dal giurista sembra essere stato profetico di quanto sarebbe poi accaduto il 3 gennaio 2026 a Caracas con il blitz, riuscito, che ha portato alla cattura di Maduro e della moglie. Il Governo del paese sudamericano è stato momentaneamente assegnato ad interim, così come prevede la costituzione venezuelana, alla vice presidente in carica Delcy Rodríguez. Un Esecutivo di transizione, sotto la supervisione degli Stati Uniti, che dovrebbe garantire l’Amministrazione del Paese fino alle nuove elezioni presidenziali.
È ormai chiaro che la politica estera americana, con l’Amministrazione Trump, perseguirà l’obiettivo di “favorire” nell’America Latina il ritorno alla democrazia in Paesi che sono manifestamente ostili politicamente agli Stati Uniti. Le ragioni economiche, per lo sfruttamento delle ingenti riserve petrolifere venezuelane, sono complementari agli interessi strategici e di difesa dal narcotraffico e dall’immigrazione clandestina degli Stati Uniti. Pertanto, “la logica della dottrina Monroe non come principio esplicito, ma come riflesso strategico: gli Stati Uniti continuano a definire la propria sicurezza in termini di egemonia regionale e prevenzione dell’intrusione di rivali sistemici”. Nella fattispecie, l’intervento militare è stato teso a rimuovere definitivamente il rischio concreto dell’influenza economica e politica della Cina in Venezuela. I prossimi Paesi nel mirino statunitense saranno: la Colombia e Cuba. Non è un caso che i Paesi che hanno esplicitamente condannato gli Stati Uniti per l’intervento militare in violazione del “diritto internazionale” sono stati: la Cina, la Colombia, Cuba, la Corea del Nord, l’Iran e, in maniera più edulcorata, la Russia di Vladimir Putin. Equilibrata la posizione dell’Italia. Come al solito non pervenuta l’Europa.
Aggiornato il 07 gennaio 2026 alle ore 10:57
