La lunga guerra tra Russia e Ucraina sta spremendo oltre che le risorse delle due nazioni e dei rispettivi Stati che direttamente o indirettamente le appoggiano, anche le energie basate sulle articolate posizioni diplomatiche che si stanno rendendo necessarie a causa del voluto prolungamento del conflitto da parte della sponda russa. I fattori che impongono a Vladimir Putin di continuare nell’onerosa guerra sono molteplici, tra questi l’economia di guerra che caratterizza il sistema economico russo, e la non negoziabilità delle conquiste territoriali in Ucraina. Quindi il rafforzamento delle aperture del Cremlino verso Stati africani, come l’implemento delle cooperazioni sia economiche che strategiche verso l’area euro-asiatica, sono fonte di cruciali accordi atti ad indebolire i già ficchi effetti delle cosiddette “sanzioni internazionali”, che poco hanno sia di sanzioni che di internazionalità. Ora oltre l’ambigua e rischiosa minaccia dell’utilizzo da parte degli Stati europei, degli asset russi depositati nelle banche dell’Unione europea, per sostenere l’Ucraina nel vortice delle enormi spese per la guerra, si sta assistendo ad operazioni che sfuggono alla consueta attenzione generale ma che sono determinanti per il sostegno economico del conflitto.
Tra questi la Russia eccelle per le audaci manovre atte a aggirare le sanzioni, in questa fase quelle sul commercio del petrolio. In questi ultimi giorni è stata resa nota, ma il fatto era tutt’altro che sconosciuto, la questione delle “flotte fantasma russe”, ovvero la registrazione di alcune “bandiere navali” specializzate proprio in questa tipologia di dinamiche, come cargo legati alla Russia che consentono a Mosca di vendere i suoi idrocarburi aggirando le sanzioni. Infatti senza l’utilizzo delle flotte fantasma la Russia avrebbe molte difficoltà a commercializzare il suo petrolio con i numerosi Paesi del Pianeta che si giovano dei molteplici commerci con Mosca. Questo sistema di utilizzo di “navi battenti bandiera di comodo”, anche a causa di una certa lassità normativa, è stato a lungo tollerato soprattutto per agevolare il commercio globalizzato. Così il meccanismo dell’utilizzo delle “bandiere navali” funzionali alla Russia è fondamentale per aggirare le sanzioni occidentali che bloccano il limite massimo del prezzo del petrolio russo, stabilito a luglio 2025, a 47,6 dollari al barile, permettendo al Cremlino di trarre maggiori profitti necessari al finanziamento della guerra.
Ora l’Unione europea pare abbia preso coscienza della cruciale attività di Mosca, e queste situazioni normalmente trascurate, hanno destato Bruxelles, che dopo il 19° pacchetto di sanzioni contro la Russia, adottato il 23 ottobre, sta indagando sulle società che gestiscono le bandiere delle Comore e del Gabon. Già a maggio la Commissione marittima federale degli Stati Uniti, organismo estremamente considerato e di peso, aveva dichiarato di avere avviato una inchiesta su larga scala al fine di definire le dinamiche normative, ovvero, regolamenti, leggi o usanze permissive, nell’ambito della registrazione delle navi, che hanno potuto agevolare il proliferare di attori o imbarcazioni che operano come quelle della cosiddetta flotta fantasma. Il sistema delle registrazioni navali da utilizzare per ovviare alle sanzioni è estremamente elaborato e è diventato per alcune società di navigazione una specializzazione “professionale”. La Windward, una società di analisi dei dati marittimi, ha prodotto un documento, pubblicato ad agosto 2025, dal quale si evince che quasi il quaranta percento delle navi sanzionate aveva sede nelle Comore, poi in posizioni successive Gambia, Sierra Leone e Camerun.
Dati della Clarksons Research, altra società di consulenza marittima, rivelano che la flotta delle Comore è cresciuta del quasi il duecentottanta per cento in un anno; mentre quella gambiana del mille per cento nello stesso lasso di tempo. Questo enorme aumento numerico delle navi appartenenti alle flotte è il sistema più diretto usato dagli armatori per nascondere i loro legami con la Russia; il tutto è ovviamente facilitato dalla carenza di rigide e capillari normative che impediscono tali pratiche, e che si concretizzano con efficaci effetti contro le sanzioni occidentali. In questo scenario se Bruxelles indaga su queste “flotte fantasma” cercando di agire contro le nazioni che operano in tal senso, ovvero agevolando la vendita di petrolio russo, l’Ucraina punta ad intercettare le “flotte ombra” russe in acque internazionali.
Così non solo Comore, Gambia, Camerun e Sierra Leone agiscono in supporto al mercato petrolifero russo, ma anche Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti facilitano il commercio di petrolio russo nonostante gli sforzi occidentali per limitare le entrate energetiche del Cremlino. Ad inizio dicembre sul Mar Nero un drone ucraino il Sea Baby, sviluppato dai servizi di sicurezza ucraini, ha colpito lo scafo di una petroliera legata a Mosca diretta verso un porto russo. Le forze armate ucraine stanno puntando i loro attacchi contro la flotta ombra del Cremlino, che grazie a questa opaca rete di navi fantasma, riesce ad aggirare le sanzioni sulle esportazioni di petrolio e raccogliere fondi per la guerra in Ucraina. Insomma mentre Kiev si sta dedicando a cercare di indebolire l’architettura energetica russa, Mosca trova sponde ovunque per continuare il suo commercio di petrolio fondamentale per proseguire questa guerra che sta allontanando sempre di più l’orizzonte della pace.
Aggiornato il 12 dicembre 2025 alle ore 10:38
