Giulio Terzi e l’attenzione alle dinamiche geopolitiche del Mediterraneo

Il rafforzamento delle politiche geostrategiche del continente europeo necessita di rilanciare e attenzionare il Mediterraneo, ponendo la dovuta attenzione alle crisi e alle opportunità di cooperazione internazionale provenienti da tale contesto geografico e geopolitico. Il Grande Mediterraneo è una regione di interesse cruciale per l’Europa non solo per i rischi e le possibili conseguenze dei conflitti attualmente in atto, ma anche per via dell’addensarsi di nuovi attori e per la rapida evoluzione degli equilibri geopolitici. Dal processo di Barcellona in poi, ciascun Paese membro dell’Unione europea ha riconosciuto l’importanza della cooperazione mediterranea: primo fra tutti l’Italia. Per alcuni Stati europei, infatti, guardare a quest’area del mondo non è più solo un’opzione: si tratta di una necessità vitale per tutelare la nostra sicurezza, i nostri interessi economici e i valori fondanti della nostra identità e della democrazia. E lo vediamo bene su temi che possiamo ben definire “di crisi”, siano questi l’immigrazione, il terrorismo, il fondamentalismo islamico, l’energia, l’ambiente e il clima, l’impatto devastante degli “stati falliti”, le relazioni con Russia, Cina e Iran da un lato, e con gli Stati Uniti dall’altro.

Inoltre, nel viaggio verso l’Europa molti migranti attraversano la Libia, contribuendo così allo sviluppo nel Paese di reti per la tratta di esseri umani. Grazie alle azioni intraprese dall’Europa per affrontare la situazione migratoria – dal 2017 – si registra un forte calo nel numero di arrivi irregolari dalla Libia lungo la rotta del Mediterraneo centrale ma vi è tanto ancora da fare. Il Mediterraneo necessita di una centralità che la politica italiana deve rilanciare in Europa, affermando l’importanza di tali dinamiche in tutti i panel internazionali. L’azione europea appare ancora come una reazione di breve respiro ed emergenziale rispetto alla sfida strutturale posta dai numerosi dossier geopolitici provenienti dal Mediterraneo.

A riaccendere i riflettori sul ruolo del Mediterraneo in Europa è l’ambasciatore, già ministro degli Esteri, Giulio Terzi, attualmente senatore della Repubblica italiana. “A mio avviso, è giunto il momento, in un ampio arco di crisi mediterranee che trova un’Ue paralizzata dalla regola dell’unanimità ancora prevalente nei Consigli europei, che si deliberi a maggioranza qualificata su questioni di grande importanza per l’Europa come i diritti umani, la trasparenza nelle transazioni finanziarie, i finanziamenti a centri culturali come i centri di influenza cinesi particolarmente attivi in Europa e nei Paesi mediterranei. Dobbiamo riconoscere l’importanza del Grande Mediterraneo e giocare un ruolo di primo piano con il nostro immediato vicinato, riconquistando quello spazio diplomatico, economico e politico di cui si sono rapidamente appropriati altri Paesi. Dobbiamo recuperare la “distrazione” voluta dai nostri precedenti Governi, da Renzi a oggi: la nostra “allergia” per forti impegni in attività di sicurezza, di intelligence e militari in Libia ci ha emarginato e come Francia, Russia, Emirati Arabi Uniti ed Egitto, rischiamo di essere uno tra tanti”, ha detto il senatore Giulio Terzi, richiamando l’attenzione politica e istituzionale sul ruolo del Mediterraneo e su come il Cremlino si stia interessando alla Libia almeno dal 2014, visto il ripiegamento e le timidezze degli Usa in Medio Oriente e nel Mediterraneo.

La stabilizzazione dell’area libica è divenuto un percorso che si è sviluppato con grande fatica negli ultimi sette anni, cioè da quando all’inizio del 2012 si era avviato un procedimento di consolidamento costituzionale, e che poi si è fermato per motivi che hanno a che fare anche con l’islam politicizzato e con la sfera d’influenza dei Fratelli Musulmani in Egitto e in Libia. Mosca è attivissima nell’inviare armi in Libia e lo sta facendo nel bel mezzo della crisi con l’Ucraina. Secondo alcuni analisti geopolitici, tale atto rappresenta un messaggio diretto a Italia e Francia, che hanno preso le parti di Kiev nel conflitto, “per ribadire che Mosca avrebbe il potere di destabilizzare il vicinato europeo e mettere in crisi la tenuta politica dell’Unione”, conferma Giulio Terzi, sostenendo che per stabilizzare la Libia serve l’intervento convinto di un quartetto composto quantomeno da Roma, Parigi, Londra e Berlino e un nuovo slancio alle attività politiche dell’Unione che metta al centro delle decisioni istituzionali il monitoraggio e la diplomazia economica del Mediterraneo.