La Turchia di Recep Tayyip Erdoğan in questi giorni ha deciso di sferrare un attacco aereo e missilistico contro i curdi residenti tra la Siria e l’Iraq, colpendo diversi obiettivi e causando una serie di vittime. Visto tutto quello che ho sentito dal 24 febbraio 2022, dopo l’invasione dell’Ucraina ad opera della Federazione Russa, mi sarei aspettato che la Comunità internazionale in generale, quella occidentale in particolare, si sollevasse in difesa dei diritti umani violati, sulla sovranità sfregiata dei due Paesi coinvolti e con tutte le giuste tesi, sul diritto internazionale offeso da un inaccettabile intervento armato. Purtroppo, non mi pare che stia andando così. Assistiamo inermi al bombardamento del territorio curdo senza nessun rilevante intervento: quasi tutti zitti e mosca.

Ma la martoriata Siria non è uno Stato sovrano e indipendente? E l’Iraq? E le infrastrutture colpite sono solo nascondigli di terroristi? Esiste o no il diritto di vivere pacificamente a casa propria, senza temere che dall’oggi al domani qualcuno scateni l’inferno? Le forze armate turche hanno condotto l’attacco con 50 aerei e 20 droni nelle regioni montuose settentrionali dell’Iraq di Kandil, Asos e Hakurk, nonché nelle regioni di Kobane, Tal Rifaat, Jazira e Derik in Siria: in tutto 89 obiettivi. La città di Kobane è stata protagonista della resistenza ad opera del popolo curdo contro l’Isis, il terribile Stato islamico che tagliava la testa con la sciabola ai nemici e schiavizzava le donne catturate nelle loro scorrerie. E adesso viene colpita con estrema violenza.

Abbiamo letto della storia delle donne curde che combattevano coraggiosamente per evitare che le loro città, tra cui Kobane, cadessero nelle mani degli islamisti più feroci degli ultimi tempi. Adesso si fa finta di non vedere i loro diritti violati e ci si gira dall’altro lato, probabilmente perché – piuttosto che metterlo in riga su questi temi – conviene avere buoni rapporti con il “signor” presidente Recep Tayyip Erdoğan che, se non si fosse ancora capito, ha mire imperialistiche ed egemoniche, come il presidente suo amico/nemico Vladimir Putin. Strana, poi, appare la coincidenza temporale di questa operazione militare con la richiesta di Svezia e Finlandia di entrare nella Nato, per cui il voto favorevole della Turchia è necessario. Per non parlare della presenza militare turca in Libia che spaventa, visto la sua aggressività, proprio noi italiani, che cento anni fa, dopo 13 mesi di combattimenti, l’avevamo liberata proprio dal suo dominio, lasciando 3431 morti sul campo, che si staranno rivoltando nella tomba a vedere il loro sacrificio sciupato dal “mondo libero” in questa maniera.

Inoltre, siamo passati dal definire il presidente Erdoğan, parole di Mario Draghi, un dittatore, a invocarlo come mediatore di un accordo con il suo omologo russo, un altro che ha qualche problema con i principi delle democrazie liberali e al far finta di nulla dopo un attacco militare di “autodifesa”, dice lui, sul territorio di Stati confinanti. D’altronde, visto il numero di dissidenti, magistrati, alti funzionari dell’esercito e giornalisti arrestati (2.839 soldati di vario grado, di 100 militari uccisi, 2.745 giudici rimossi dall'incarico) e organi di stampa chiusi dal Governo di Ankara, dopo fallito golpe militare messo in atto, secondo il presidente Erdoğan, da una parte delle Forze armate turche il 15 luglio 2016 su ispirazione di Fethullah Gülen, ci possiamo rendere conto di che cosa parliamo e di chi. E che dire dei campi profughi in cui i diritti umani non credo abbiamo cittadinanza, perché poco e male possiamo sapere della situazione reale visto che l’informazione libera è una chimera.

Erdoğan è lo stesso “signore” che, non riconoscendo pari dignità alla donna, a un incontro con i vertici dell’Unione europea si è ben guardato di trattare alla pari (non riservandole una sedia accanto a lui) il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che peraltro quando era ministro della Germania aveva promosso una politica di esportazione di armi proprio verso la Turchia. Capisco gli eredi degli ottomani, che almeno non nascondono i loro veri obiettivi, ma non l’ipocrisia di un Occidente che non condanna con fermezza la violazione del diritto internazionale così palese contro il martoriato popolo curdo. Anche se qualche loro partito, forse, è responsabile di atti di terrorismo contro Ankara, questa eventualità non può giustificarne lo sterminio.

A non far nulla ci perde in credibilità non il singolo Stato, ma tutta comunità politica che si ispira ai principi delle democrazie liberali e corre il rischio di ritrovarsi come vicini di casa i figli del sultano Osman, fondatore della dinastia ottomana. E si sa, “chi ha un cattivo vicino avrà prima o poi un cattivo mattino”. Purtroppo, missili e ipocrisia sembra che vadano bene insieme, soprattutto se i primi sono turchi e la seconda è occidentale.