I 19 angeli del Texas e la politica Usa delle armi

Non serve una guerra tra Russia e Ucraina per l’orrore e le stragi. È bastato che a Uvalde, in Texas, un neo-diciottenne, Salvador Ramos, si sia regalato due fucili semiautomatici, postati con orgoglio su Instagram, per entrare alle 13 nella sua ex scuola elementare, la Robb Elementary School e fare in pochi minuti una mattanza di 19 bambini e due insegnanti. Poi ha ingaggiato uno scontro a fuoco con gli agenti, ne ha feriti due, prima di essere ucciso. Aveva già colpito la nonna, ferita. E a una amica aveva anticipato un’impresa straordinaria. Questa anche è America. Un tema ricorrente quello delle armi facili e stragi di innocenti nelle scuole e nelle università. Il presidente americano, Joe Biden, piange, promettendo di affrontare la lobby delle armi a pochi giorni dalla Convention annuale a Houston della National Rifle Association. Appoggiato dalla sua vice, Kamala Harris, costretta a dichiarazioni svuotate: “Quando è troppo è troppo”.

L’illusione è mettere mano alle carneficine, intervenendo sul diritto di qualunque americano sopra i 18 anni di acquistare un’arma, quel precedente che di tanto in tanto affiora anche da noi sotto la spinta della legittima difesa. Ma ora non c’è più bisogno di scomodare la violenza delle città e i malvagi, perché la propaganda delle armi è diventata “resistenza”, “libertà”, “orgoglio giovane”, il “dovere di armarsi” e ha segnato la più terribile delle decisioni. Cioè il rifornimento bellico contro il nemico Vladimir Putin, contro la sua Russia zarista, per sostenere l’orgoglio degli invasi ucraini del presidente Volodymyr Zelensky. Armi, armi, armi. Come se la pace e il dialogo si facessero col fuoco, come ai tempi dei cowboy e degli scalpi indiani. Altro che geopolitica e dibattiti! Come un demone cadente, questa orribile carneficina di bambini, tutti piccoli dai sei ai dieci anni, con i loro visetti per lo più ispanici, nemmeno russi, nemmeno ucraini o di uno dei tanti Paesi lacerati dai conflitti, ha spazzato via sragioni, Nato o non Nato, per riaffermare che le armi semplicemente offendono e uccidono.

Un martirio di sangue nel cuore dell’America texana, che mette a tacere Pentagono, esercito, servizi segreti, di fronte all’evidenza di un eludibile cambio di rotta. Seppure sia noto, e riconfermato, il nostro Atlantismo, come ha ricordato il presidente del Consiglio, Mario Draghi, nella sua recente visita a Washington, non può essere alleato di nessuno l’uso del fuoco. Non è più l’orgoglio patriota a cavallo delle due guerre e nemmeno gli sfaceli del Vietnam o dei conflitti afghani e di quelle parti di mondo. Oggi le armi sono i social, Instagram, i giochi elettronici, che hanno azzerato la realtà e trasformato la vita in una simulazione.

Guardate che i ragazzi e le ragazze ucraini che costruivano le bombe molotov aggiungendo il Napalm per bruciare meglio il nemico, sorridenti e impettiti, non sono distanti da Salvador Ramos. Non è una bestemmia, l’odio per Putin non giustifica. Ramos pare che avesse problemi per un’infanzia segnata dal bullismo per un difetto di balbuzie. Insomma, il copione oggi comune dei ragazzi bullizzati” per comportamenti, per generi, per fragilità, per noia, per mancanza di valori solidi di base, per inseguire le mode, come i due picchiatori tutti muscoli e tatuaggi di Willy Monteiro Duarte. Anche lì il mito delle palestre, della difesa, degli integratori. Ma il concetto tragicamente crollato, di cui l’America è oggi responsabile davanti al mondo, è che “le armi siano strumento di libertà per i diritti”.

Vien da pensare che le centinaia di anime di bambini ingiustamente caduti in Ucraina e ovunque per i missili, i fucili, le bombe al fosforo o a grappolo, si siano uniti e abbiano cercato 19 angeli con cui scatenare la loro difesa. Perché alla Robb Elementary School di Uvalde non c’era una guerra in corso. Eppure, lo scenario che si è presentato agli agenti è stato quello di un campo di battaglia. Un solo diciottenne, due fucili semiautomatici come auto-dono per la maggiore età, hanno potuto determinare tante vittime.

Ci rendiamo conto cosa mettiamo nella testa dei ragazzi? E arrivo a dire, perfino, che sono sollevata dal fatto che la polizia abbia ucciso il killer, perché altrimenti avremmo avuto l’altro copione maledetto, ossia i processi, le super carceri e la pena di morte, visto che in Texas ancora si pratica, contro un ragazzino descritto come un timido e introverso che non riusciva a uscire dal guscio. Non così diverso nel destino dannato il killer del Texas dal sergente russo ventunenne, Vadim Shishimarin, catturato in Ucraina, messo alla sbarra e condannato all’ergastolo per crimini di guerra. Stroncare così la vita dei giovani, siano essi soldati o bullizzati americani, europei, russi, asiatici o di altre parti di mondo, è un delitto superiore a qualunque pretesa. Cioè caduti dall’una e dall’altra parte fino ai piccoli angeli del Texas. Bambini e giovani che hanno solo diritto: studiare, crescere, lavorare, vivere.

Un duro colpo per il presidente Biden, per il presidente Putin, per il presidente Zelensky e per i potenti della Terra, quelli con armi, crisi, carestie sempre nel fodero. E, anche se non sono ottimista, spero che esca sconfitta questa logica sanguinaria e perdente di decidere senza mente e senza anima. Bisogna fare politica con le parole sagge, non con i morti e le crisi. E confido che l’Europa e l’Italia degli uomini e delle donne come noi ritrovi la sua forza e maggioranza, perché il ruolo italiano, la nostra bandiera e la nostra alleanza sta nell’arte del dialogo e dell’intesa.