Al primo turno delle presidenziali francesi i candidati di destra hanno ottenuto complessivamente il 47,73% dei consensi. Marine Le Pen il 21,53%, François Fillon il 19,9%, Dupont-Aignant il 6,3%. Sul fronte opposto, lo schieramento di sinistra ha ottenuto, complessivamente, il 25,95 dei voti. Cioè: Jean-Luc Melenchon, con la lista La France insoumise, il 19,6%, il socialista Hamon il 6,3%. Con una lista totalmente nuova, En marche, non schierata sull’asse tradizionale destra-sinistra, Emmanuel Macron, ha ottenuto infine il massimo dei consensi, con il 23,75%, collocandosi, con il sostegno del centrista Bayrou, al centro dello schieramento politico.
Nel secondo turno, i fronti tradizionali del bipolarismo francese, di destra e di sinistra, si sono però completamente decomposti, producendo uno scenario dello scacchiere politico rivoluzionario che, se porterà Macron alla Presidenza della Repubblica Francese, avrà inevitabilmente ripercussioni anche nel nostro paese.
La sera stessa della proclamazione dei risultati del primo turno, infatti, François Fillon, per i Repubblicani, ha dichiarato il sostegno a Macron. Mentre, Dupont-Aignant, l’altro concorrente della destra, si è schierato con Marine Le Pen.
Sul fronte di sinistra, il Presidente uscente Hollande ha manifestato la preferenza per Macron, mentre Jean-Luc Melenchon ha fatto sibillinamente intendere di non gradire Macron, pur non votando Le Pen. Sulla base di queste fratture, l’esito del secondo turno sembra scontato: sarà presidente un tecnico dell’École nationale d’administration, con una maggioranza nata al di fuori degli schieramenti tradizionali. La consistenza di questo risultato non è prevedibile, a causa delle incertezze sul comportamento dell’elettorato della destra repubblicana che, pare, non seguirà, compatto, le indicazioni di Fillon. Quanti gollisti voteranno per la destra nazionalista di Marine Le Pen? Questo è l’ultimo interrogativo che gli elettori francesi sono chiamati a sciogliere domenica prossima. Da esso dipenderà la consistenza del successo di Emmanuel Macron.
Lo scontro più alto del secondo turno è tra il nazionalismo frontista e il liberalismo dei repubblicani francesi. A giugno, ci saranno le elezioni dell’Assemblea Nazionale. È immaginabile che, a quel punto, l’elezione di Macron indurrà i Repubblicani a stringere un patto elettorale, al secondo turno, per la formazione di una maggioranza parlamentare tra il Centro(sinistra) del Presidente Macron e la Destra Liberale. Lo chiameranno “inciucio” qui da noi. Ma, lo si chiami come si vuole, dalla Francia arriverà un messaggio chiaro. Tra le forze che intendono rivitalizzare l’ideale europeo, serve un riallineamento, fuori da ogni schematismo di carattere ideologico.
In Francia, il modello semipresidenziale e il doppio turno di collegio aiutano la coabitazione. Quello che è agevolato in Francia dalla forma di governo, è agevolato in Italia dal sistema elettorale proporzionale, così come rivisto dalla Corte costituzionale. È possibile immaginare che in Francia, dopo giugno, alla Presidenza della Repubblica di Macron si affiancherà una Presidenza del Consiglio dei Ministri affidata ai Republicains, in un regime di cohabitation che agevola, nei momenti d’incertezza politica, la cooperazione tra forze politiche d’ispirazione diversa e, talvolta, contrapposte. Giovanni Sartori diceva che la Francia può marciare con un governo a “due motori”. Il secondo motore (ibrido) interviene in aiuto del primo, quando il percorso da compiere è troppo difficile o accidentato. In questi frangenti è bene che si uniscano tutte le forze utili per uscire dal pantano. In seguito, in tempi normali, il sistema potrà tornare a camminare secondo le regole dell’alternanza.
Questa sembra anche la condizione italiana, dopo la bocciatura del referendum del 4 dicembre. Anche da noi la contrapposizione politica potrebbe articolarsi su raggruppamenti anomali, rispetto alla storica contrapposizione destra-sinistra. Il conflitto più alto si dispiegherà, anche in Italia, su un altro crinale: tra chi continua a credere nell’Europa e chi vuol tornare agli Stati nazionali. Questo tipo di confronto indurrà nuovi riallineamenti. Anche da noi la “coabitazione” tra forze politiche d’ispirazione diversa potrebbe essere indispensabile per contrastare i fenomeni di nazionalismo e populismo, ostili all’Europa. Tutto questo, al fine di rilanciare il progetto di una nuova Europa, diversa, ma sempre Europa. Quella che la tradizione ci ha tramandato come “centro” del mondo, per cultura, diritti e progresso.
Aggiornato il 04 maggio 2017 alle ore 18:32
