Il 29 maggio si è svolto nella sede romana della Lega italiana per i diritti dell’uomo (Lidu) un convegno sul tema dei “Diritti umani in Turchia e il caso del movimento Hizmet di Fethullah Gulen”. Il dibattito, che ha visto la partecipazione di Alfredo Arpaia, Gianluigi Khaled Biagioni, Marco Ansaldo, Cenap Aydin, Giorgio Bosco e Mariano Giustino, ha toccato principalmente la problematica dell’ingresso della Turchia nell’Unione europea e di come tale ingresso risulti fondamentale per la tutela dei diritti umani della popolazione turca. La questione analizzata è stata quella legata alle violenze della polizia e alle limitazioni delle libertà di espressione e stampa da parte delle istituzioni, come denunciano le organizzazioni Human Rights Watch e Amnesty International.
Particolarmente incisivo l’intervento di Mariano Giustino, direttore della rivista “Diritto e Libertà” che, richiamando l’attenzione sulla drammatica fase autoritaria in via di sviluppo in Turchia, ha rimarcato le responsabilità che sono da addebitare anche alla stessa Unione europea. L’Ue ha perso troppo tempo, continuando a perderlo, nei suoi rapporti con la Turchia. Giustino ha ricordato la storia turca, caratterizzata dall’autoritarismo, colpi di Stato e nazionalismo diffuso, una sistematica violazione dei diritti umani che l’ingresso della Turchia - in un tempo oramai passato - nell’Unione Europea non poteva che arginare, intraprendendo un adeguamento della legge turca agli standard di diritto europeo.
L’analisi di Mariano Giustino si è soffermata su quattro date chiave: il 31 maggio 2013, il 17 dicembre 2013, il 20 marzo 2014 e il 13 maggio 2014. Tali date sono il riferimento che sta emergendo nella società turca, la svolta autoritaria in corso e il contemporaneo allontanamento dall’Ue. Il 31 maggio è stato il giorno della brutale repressione ad Istanbul, quando molti giovani si sono opposti alla costruzione di un centro commerciale attraverso l’abbattimento di un parco verde. La condotta delle forze di polizia è stata condannata dalla comunità internazionale.
Il 17 dicembre 2013 fu il giorno della “tangentopoli turca” poiché sono emersi rapporti criminali tra i principali colossi industriali turchi e il Governo, mentre il 20 marzo 2014 è ricordato come un passo decisivo del Governo turco nella sua svolta autoritaria. Infatti da quel momento è stato scatenato l’attacco ai social network con la chiusura di Twitter grazie a un emendamento di legge che ha consentito di bloccare i siti internet. Successivamente è stato oggetto di censura anche You Tube. Il tutto è avvenuto in sole ventiquattro ore e senza un procedimento giudiziario.
Il 13 maggio 2014 è la data recente della tragedia dei minatori di Soma che ha provocato la morte di più di trecento lavoratori. Le indagini hanno dato risalto alla non fatalità dell’accaduto e contemporaneamente fatto luce sulle sistematiche omissioni di controllo e non curanza nella tutela dei diritti dei lavoratori, senza dimenticare gli stretti rapporti tra la società mineraria che gestiva e il Governo.
Le organizzazioni internazionali hanno l’accentramento del potere nelle mani del primo ministro Recep Tayyip Erdogan che, utilizzando il pugno di ferro, ha annientato il dissenso e vietato lo svolgersi di manifestazioni pubbliche nel Paese. Sempre Giustino ha richiamato l’attenzione sulla necessità dell’Unione Europea di dover riprendere il dialogo con la Turchia, a partire dalla giustizia e dai diritti umani.
Al convegno è intervenuto il giornalista di politica estera di “Repubblica”, Marco Ansaldo, che ha centrato il suo intervento sulla reazione delle autorità turche dopo i fatti di Soma, rimembrando il caso del consigliere del Primo ministro che ha preso a calci un manifestante ‘colpevole’ di aver perso il nipote durante la tragedia. Ansaldo ha analizzato il rapporto tra il primo ministro e il popolo turco, intrecciando tale analisi alla vittoria elettorale delle amministrative che, nonostante gli scandali, ha riportato nuovamente alla ribalta l’attuale Governo. Ansaldo, tra le altre cose, ha sottolineato che la Turchia è il primo paese al mondo con più giornalisti e reporter incarcerati, più di Iran e Cina. Inoltre, ha parlato della delusa speranza che il movimento ‘Fethullah Gulen’ poteva portare alla Turchia, soprattutto nel campo della libertà di fede, aspetto fondamentale nella politica e nel contesto della Turchia contemporanea. Giorgio Bosco, da par sua, ha evidenziato la necessità di un rapporto con la Turchia oltre l’aspetto economico, per la costruzione di un’Europa aperta e inclusiva. Bosco ha tenuto a ribadire l’importanza del processo di adesione della Turchia nell’Ue, abbattendo i pregiudizi che continuano ad emergere e diffondersi anche in occasione delle ultime elezioni per il Parlamento europeo.
Aggiornato il 08 ottobre 2017 alle ore 18:53
