Islamizzare la nigeria massacrando cristiani

Boko Haram, la setta fondamentalista islamica della Nigeria, alza il tiro, minacciando il presidente e colpendo una chiesa evangelica in uno stato del Sud, ben al di fuori del territorio a maggioranza musulmana.

La chiesa colpita si trova a Otite, nei pressi della città di Okene, nello stato di Kogi, Nigeria meridionale. Non si tratta, naturalmente, di una zona del tutto libera dal terrorismo islamico. L’aprile scorso, nei dintorni di Okene, la polizia aveva trovato e distrutto una fabbrica di armi di Boko Haram. Nello scontro erano morti 9 jihadisti. Sempre nello stato di Kogi, lo scorso febbraio, l’organizzazione terrorista aveva attaccato un carcere, liberando 119 detenuti. Tuttavia, il Sud nigeriano si era, finora, dimostrato immune ai numerosi attacchi contro i fedeli cristiani. Questa volta, invece, un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione nella chiesa evangelica di Otite, sparando a bruciapelo sul pastore e sui fedeli, provocando almeno 19 morti. E il bilancio è ancora provvisorio.

Il massacro segue di soli 3 giorni un vero e proprio ultimatum lanciato da Boko Haram al presidente della Nigeria, Goodluck Jonathan, cristiano. Con un video, mandato online sabato scorso, il leader della setta fondamentalista, Mallam Abubakar Shekau, intimava al capo di Stato di convertirsi all’Islam e lasciare il potere: «Mi rivolgo a te, presidente Goodluck Jonathan: devi lasciare questo potere senza Dio, devi pentirti e rinnegare la Cristianità, compreso il presidente Obama, secondo il quale io ho interessi negli Stati Uniti». Quest’ultimo passaggio del messaggio si riferisce all’inclusione di Shekau nella lista nera dei terroristi del Dipartimento di Stato, cosa che comporta il congelamento di tutti i suoi beni eventualmente individuati negli Usa. Washington, tuttavia, non ha incluso Boko Haram nella lista nera delle organizzazioni terroriste. Cosa che ha sollevato non pochi risentimenti fra i cristiani nigeriani, che si sentono abbandonati. Il governo federale, interrogato in merito dal Congresso, ha risposto in termini sociologici: «Boko Haram cresce a causa dei problemi economici e sociali delle regioni del Nord, che il governo della Nigeria deve trovare il modo di risolvere», ha dichiarato Johnny Carson, vicesegretario agli Affari Esteri del Dipartimento di Stato.

Se gli Usa di Barack Obama latitano, l’Europa che fa? «Esprimo stupore e sconforto per l’esortazione del gruppo fondamentalista islamico Boko Haram al Presidente della Nigeria Goodluck Jonathan a dimettersi e a convertirsi all’islam – scrive la deputata del PdL e giornalista Fiamma Nirenstein in una nota pubblicata ieri - Sono passate solo poche settimane da quando con le colleghe Souad Sbai ed Eugenia Roccella ho presentato una risoluzione alla Camera nella quale si impegna il governo italiano a chiedere all’Onu di ricorrere all’intervento dei Caschi blu per fermare la mattanza di cristiani in Africa e per proteggerne i luoghi di culto». La Nirenstein ricorda che Boko Haram ha già provocato 1600 morti dal 2009. E che «Non esistono monete di scambio o transazioni valide con ideologie così violente dove per le quali l’antagonismo religioso è un carattere fondamentale».

Aggiornato il 01 aprile 2017 alle ore 17:26