La Russia guarda all'Est, come promesso dal rinnovato presidente Vladimir Putin. Se i rapporti con l'Europa e gli Stati Uniti restano molto tesi (sulla Siria, sull'Iran e sullo scudo anti-missile della Nato), c'è un "idillio" fra Mosca e Pechino. Cina e Russia hanno visioni «coincidenti o molto simili» su una serie di punti caldi della situazione internazionale tra cui l'«Asia occidentale», che verosimilmente comprende la Siria e l'Iran. Lo ha affermato Vladimir Putin in una conferenza stampa congiunta col presidente cinese Hu Jintao, ieri, al termine del loro incontro.
Liu Weimin, portavoce del ministero degli Esteri cinese, ha affermato che Mosca e Pechino si oppongono a «ogni forma di intervento straniero in Siria e ad ogni forzatura per un cambio di regime». Il portavoce ha aggiunto che i due Paesi sono in stretto contatto in merito alla crisi siriana e chiedono un'immediata cessazione delle violenze e l'avvio del dialogo politico. «Riteniamo entrambi che la questione siriana debba essere affrontata attraverso consultazioni tra le diverse parti in Siria - ha aggiunto Liu - Questo è nell'interesse del popolo siriano. Cina e Russia hanno svolto, ognuna a suo modo, un ruolo positivo nella questione siriana». «Riteniamo che vi sia un cammino da seguire e noi siamo pronti a seguirlo. Invitiamo la Russia e la Cina a contribuire a una soluzione» affermava ieri Hillary Clinton in visita in Georgia, invitando le due potenze orientali a promuovere la difesa dei diritti umani. Ma il suo appello rischia di cadere nel vuoto. Pechino vuole «salvaguardare la sovranità della nazione, e far sì che il suo destino sia nelle mani del popolo siriano», come ha ricordato ieri l'ambasciatore cinese all'Onu, Li Baodong. Questa posizione, chiara fin dai tempi dell'intervento della Nato in Libia, è un punto fermo delle due potenze orientali. Il rispetto dei diritti umani è una questione secondaria per entrambe, considerando soprattutto che Mosca e Pechino credono (o vogliono credere) alla versione di Assad: in Siria non c'è repressione, ma un governo che "si difende" dai "terroristi". Un intervento occidentale, o della Lega Araba, in territorio siriano verrebbe considerato come una sconfitta dalla Russia, che tanto ha investito in Siria in termini di infrastrutture militari e armamenti. Ma sarebbe un duro colpo anche per la Cina, che considera il principio di "non ingerenza" un dogma della politica estera
L'agenda del presidente russo a Pechino è molto fitta. Da oggi, Putin parteciperà al vertice della Shanghai Cooperation Organization (Sco), della quale oltre a Russia e Cina fanno parte le quattro repubbliche centroasiatiche dell'Uzbekistan, Kazakhstan, Kirghizistan e Tajikistan. Per oggi è atteso a Pechino anche un ospite "speciale": il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, invitato come "osservatore" al vertice della Sco. E quindi anche la questione del nucleare di Teheran finirà sul tavolo del summit. Anche in questo caso, la Russia ha sempre appoggiato il programma atomico "pacifico" iraniano. E se dovesse risultare non del tutto pacifico, a Mosca andrebbe ugualmente bene: il Cremlino vede di buon occhio la nascita di una potenza nucleare mediorientale che faccia da "contrappeso" a Israele e agli Usa, nella logica di una rinnovata guerra fredda.
Aggiornato il 01 aprile 2017 alle ore 17:44
