La libertà finisce quando lo Stato pretende di leggere ogni nostra chat
Foto: Ansa

C’è un aspetto della vicenda delle chat di Andrea Delmastro che sta passando quasi inosservato. Eppure, è probabilmente il più importante. Non riguarda la maggioranza o l’opposizione. Non riguarda Fratelli d’Italia o il Movimento 5 Stelle. Riguarda tutti noi.

Da anni assistiamo a una trasformazione silenziosa ma profonda del rapporto tra cittadino e Stato. Ogni volta che emerge un’indagine, sembra ormai naturale pretendere che venga acquisito tutto: telefonate, messaggi WhatsApp, chat Telegram, e-mail, fotografie, rubriche, cronologie. Come se la semplice esistenza di una conversazione privata facesse venir meno il diritto alla riservatezza. È un cambiamento culturale enorme.

Il liberalismo è nato per difendere una sfera nella quale il potere pubblico non può entrare arbitrariamente. La casa, la corrispondenza, le conversazioni private non sono privilegi: sono il cuore stesso della libertà individuale. Se lo Stato può leggere ogni nostra comunicazione senza limiti rigorosi, quella libertà diventa puramente teorica.

Il problema non è Andrea Delmastro. Il problema è il principio. Oggi le chat riguardano un sottosegretario. Domani potrebbero riguardare un giornalista, un imprenditore, un medico, un avvocato o un semplice cittadino che ha avuto la sfortuna di finire, anche indirettamente, dentro un’inchiesta.

La tecnologia ha moltiplicato enormemente il potere investigativo dello Stato. Fino a vent’anni fa una lettera richiedeva tempo, autorizzazioni e spesso un’attività materiale complessa. Oggi uno smartphone contiene anni di vita privata: conversazioni con il coniuge, fotografie dei figli, confidenze agli amici, opinioni politiche, problemi di salute, dati economici, spostamenti, contatti di lavoro. È, di fatto, il diario più intimo di una persona. Eppure, sembra crescere l’idea che tutto questo debba diventare automaticamente disponibile non appena qualcuno finisca sotto i riflettori della cronaca giudiziaria. Un liberale dovrebbe essere profondamente inquieto.

La privacy non serve a nascondere reati. Serve a proteggere la libertà delle persone oneste. È la stessa logica che giustifica il segreto della corrispondenza, il domicilio inviolabile o il divieto di perquisizioni arbitrarie: non perché lo Stato sia sempre in malafede, ma perché ogni potere tende naturalmente ad espandersi se non incontra limiti.

Ancora più preoccupante è l’atteggiamento dell’opinione pubblica. Si è diffusa una sorta di curiosità morbosa, quasi voyeuristica. Non basta più sapere se una persona abbia commesso un reato. Si vuole conoscere tutto: cosa scrive agli amici, come scherza in privato, quali giudizi esprime, quali rapporti personali intrattiene. Come se la vita privata fosse diventata un bene di consumo. È una deriva che dovrebbe preoccupare chiunque creda nella libertà. Perché il diritto alla riservatezza non tutela soltanto chi ha qualcosa da nascondere. Tutela il diritto di ciascuno di avere uno spazio nel quale poter parlare liberamente, confidarsi, sbagliare, scherzare, dissentire, senza il timore che ogni parola possa un giorno essere esposta al giudizio dell'intero Paese.

La democrazia liberale non si misura soltanto dalla possibilità di votare. Si misura anche dalla capacità di lasciare i cittadini in pace quando non esistono ragioni eccezionali e rigorosamente motivate per violarne la sfera privata.

Per questo il caso Delmastro dovrebbe essere letto al di là delle appartenenze politiche. Oggi il protagonista è un esponente del governo. Domani potrebbe essere un leader dell’opposizione. Dopodomani potrebbe essere uno qualunque di noi. La vera domanda non è se quelle chat ci rendano più curiosi. La vera domanda è se siamo disposti a vivere in un Paese nel quale lo Stato e l’opinione pubblica ritengano normale poter curiosare nella vita privata delle persone ogni volta che se ne presenti l’occasione. Se la risposta è sì, allora il problema non è Delmastro. Il problema siano noi.

(*) Presidente di Lodi Liberale

Aggiornato il 24 agosto 2026 alle ore 11:06