Vannacci e il centrodestra: il fuoco dentro
Foto: Imagoeconomica

Alla fine, il voto di Reggio Calabria è arrivato. Ed è stato favorevole al centrodestra. Non è che si trattasse della partita della vita per Giorgia Meloni e i suoi alleati, ma quel test locale – si votava per eleggere un deputato nel collegio uninominale 5 – Reggio Calabria-Locri in sostituzione del dimissionario Francesco Cannizzaro, di Forza Italia, eletto sindaco di Reggio lo scorso maggio – è stato vissuto da tutta la coalizione come un passaggio a rischio, a un anno dalle politiche nazionali, a causa della presenza di un candidato di Futuro Nazionale. La circostanza ha giustificato, ma solo in parte, l’eccessivo entusiasmo con il quale nel centrodestra è stata accolta la vittoria del candidato di coalizione Fabio Roscioli, anch’egli di Forza Italia. Tuttavia, i numeri usciti dalle urne delineano un risultato in chiaroscuro per la coalizione che dovrebbe indurre i leader del centrodestra a un supplemento di riflessione. Già, perché quel 51,02 per cento conquistato da Roscioli dice qualcosa, ma non restituisce la fotografia di un successo a tutto tondo.

È vero: l’obiettivo di sconfiggere il “guastatore” Roberto Vannacci è stato raggiunto. Ma la domanda è: qualcuno a destra ha creduto che Vannacci potesse realisticamente rappresentare un problema? Siamo seri! Il generale che contende lo scettro a Giorgia Meloni è un ballon d’essai, è un non-problema. Semmai, per Meloni e soci Vannacci rappresenta un’opportunità più che una pietra d’inciampo. E di seguito spieghiamo il perché. Nel frattempo, registriamo gli elementi che guastano la festa al centrodestra. Innanzitutto, l’affluenza alle urne. A favore del candidato Roscioli si sono spesi il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto e il deputato uscente Francesco Cannizzaro, molto amato nella città reggina. Entrambi sono di Forza Italia, lato Marina Berlusconi.

Ma il vero pezzo da novanta locale che a Reggio ha sostenuto il candidato forzista è stato Giuseppe Scopelliti, figura storica di Alleanza nazionale e popolarissimo tra la gente comune. Scopelliti è stato sindaco di Reggio Calabria dal 2002 al 2010, eletto con percentuali bulgare e poi divenuto presidente di Regione Calabria dal 2010 al 2014. La sua carriera politica è stata brutalmente interrotta da un’inchiesta giudiziaria che gli è costata una condanna definitiva nel 2018 per falso in atto pubblico. Nonostante ciò, la gente della sua città non ha smesso di credere in lui continuando a giudicarlo il miglior sindaco che Reggio avesse avuto negli ultimi decenni. Con una tale potenza di fuoco era legittimo attendersi un’affluenza massiccia alle urne per un plebiscito pro-Roscioli. Invece, ha votato il 22,34 per cento, che in numeri assoluti significa: 77.165 votanti su 345.486 aventi diritto. Decisamente pochi i 38.359 elettori che si sono recati alle urne a vergare il nome Roscioli sulla scheda.

Si obietterà: accade sempre che un’elezione suppletiva non riscuota grande appeal presso l’opinione pubblica. E poi, la giornata di sole invogliava ad andare al mare piuttosto che a recarsi ai seggi. Se i big del centrodestra vogliono accontentarsi di una tale giustificazione facciano pure, ma sono consapevoli che trattasi di argomenti pretestuosi che non stanno in piedi? La gente sapeva benissimo che la posta in gioco sarebbe stata alta a causa delle sfida a destra lanciata da Vannacci. Se non si è presentata a fare il proprio dovere alle urne vi sarà stato un motivo forte. E quale? Mettiamola giù così: non è che la candidatura di Fabio Roscioli, paracadutata direttamente dalle stanze private della famiglia della buonanima del Cavaliere (Roscioli è il tesoriere di Forza Italia e il legale della famiglia Berlusconi), non sia stata gradita agli elettori reggini del centrodestra? Non si discutono le qualità personali e professionali dell’avvocato Roscioli, ma il fatto di essere romano a 24 carati e – forse – di essere stato in Calabria prima della candidatura solo per diporto, ha risvegliato nei cittadini quello sgradevole retrogusto di colonizzazione territoriale della politica che sta alla base della disaffezione degli italiani per le urne.

Purtroppo, l’abitudine di redigere le liste di candidati nelle segrete stanze e poi comunicarle alle rappresentanze locali è stato un vizio d’origine della politica berlusconiana. Vizio favorito dall’abolizione del sistema delle preferenze. Sistema contro il quale, non a caso, Forza Italia ha cercato di fare muro nel corso dell’elaborazione della riforma elettorale in discussione in Parlamento. Segno che al partito-azienda la cooptazione dall’alto degli eletti piaccia tantissimo. Di certo, più di quanto entusiasmi il diritto sovrano dell’elettore di scegliere da sé da chi farsi rappresentare in Parlamento. La bassa affluenza registrata a Reggio, combinata con l’anomalo numero di schede bianche e nulle scrutinate (nulle: 1.387, bianche: 596), deve far scattare più di un campanello d’allarme in vista delle elezioni del 2027. Sia chiaro: il reale nemico che può impedire la riconferma del centrodestra alla guida della nazione non sarà Roberto Vannacci e la sua truppa naïf ma l’astensione di una parte del proprio elettorato.

A proposito del bombastico generale, pensiamo che per il centrodestra lui debba essere considerato un dono inviato dal Signore. Posto che non ha alcuna possibilità di spuntare nelle urne un risultato che possa impensierire Giorgia Meloni, la sua funzione di stimolo alla maggioranza di centrodestra sta funzionando alla grande. Il “babau” Vannacci ha costretto il Governo ad accelerare le proprie iniziative, dandole un taglio più marcatamente di destra. Anche i bambini sanno che la sana concorrenza è un fattore di sviluppo, non di depressione di un sistema. Il generale è la pinna di squalo avvistata all’orizzonte mentre si galleggia sul pelo dell’acqua. Come ci si comporta in una simile circostanza? Non si aspetta che lo squalo attacchi, si nuota con tutte le proprie forze per raggiungere la riva e mettersi in salvo. Ecco l’effetto squalo Vannacci. Prima che si mettesse in proprio sulla scena politica, abbiamo avuto la netta sensazione che la maggioranza cincischiasse troppo nell’assumere decisioni utili al benessere degli italiani: Vannacci ha messo il fuoco dentro a tutti loro, che hanno cominciato a correre spaventati dal “babau”. Lo provano le mosse azzeccatissime di queste ultime settimane, assunte per alleviare il disagio degli italiani a causa della crisi petrolifera. Dalla abolizione del bollo auto per le piccole e medie cilindrate, alla moral suasion sulle compagnie petrolifere perché auto-calmierassero il costo dei carburanti.

Se queste scelte sono state condizionate dalla presenza sulla scena dello scomodo generale, sapete che c’è? Vannacci tutta la vita. Lui, con il suo partitino anti-sistema, non andrà da nessuna parte ma costringerà il centrodestra a muoversi nella giusta direzione. Vi pare poco? Ci sono ancora colpi importanti da piazzare prima di andare alle urne. C’è da dare operatività al programma sull’edilizia che il Governo ha approvato nei mesi scorsi. Noto come “Piano casa 2026”,  il programma risponde concretamente alla questione dell’emergenza abitativa, che è una priorità del Paese. Il centrodestra deve occuparsene sottraendolo alla facile propaganda della sinistra. Verrebbe voglia di fare con gli esponenti del centrodestra quello che le mamme di un tempo facevano con i figlioli svogliati: “mangia la verdura, altrimenti viene l’uomo nero e ti porta via”. Generazioni di imberbi fanciulli hanno ingurgitato quantità industriali di legumi sotto la minaccia del babau. Oggi come allora, si auspica che Vannacci continui a essere l’uomo nero di cui si avverte il bisogno per tenere in riga quegli indolenti che popolano il centrodestra. Lui non verrà ammesso a partecipare alla coalizione di centrodestra, ma gli spetterà di svolgere il compito che la meloni ha pensato per lui: essere la testimonianza vivente, con l’auto-ghettizzazione del suo movimento, dell’evoluzione della destra in senso occidentale e moderno di Giorgia Meloni.

In tale prospettiva strategica, il 10,94 per cento ottenuto a Reggio Calabria dal candidato di Futuro Nazionale – che in numeri assoluti si traduce in 8.226 preferenze – è un risultato funzionale allo schema di gioco descritto. Come a dire: “caro centrodestra, mi immolo a fare il cattivo perché tu possa raccontare al mondo – e all’Europa – che sei la destra buona e affidabile”. Che è ciò che più desidera Giorgia Meloni, la principale fan della presenza in campo di Roberto Vannacci. Grazie a lui, in caso d’emergenza, la premier potrà azionare al momento debito la leva del richiamo al voto utile. Se Vannacci non esistesse politicamente non potrebbe evocarlo e, verosimilmente, gli scontenti del centrodestra rifluirebbero verso il serbatoio dell’astensione. La sola idea della presenza di uno spauracchio a destra che possa togliere voti all’attuale maggioranza favorendo la vittoria della sinistra è il più potente incentivo alla partecipazione di cui il centrodestra possa beneficiare. Riguardo a Vannacci, lui non corre alcun pericolo personale se non quello di rimediare una brutta forma di diabete a causa dei troppi cioccolatini mangiati, quelli che quotidianamente da un anno a questa parte Giorgia gli invia a casa accompagnati da un biglietto che ripete lo stesso messaggio: “a Robè? Grazie che ce stai”.

Aggiornato il 01 ottobre 2026 alle ore 09:33