Mentre sugli schermi degli smartphone e di tutte le televisioni scorrono le immagini dell’assedio a Ceuta da parte di parecchie migliaia di giovani giunti a nuoto dal vicino Marocco (alcuni dei quali, purtroppo, hanno perso la vita in mare), la prima riflessione che viene spontanea è che le frontiere esistono soltanto se qualcuno è disposto a difenderle.
È una realtà che i leader europei si ostinano a ignorare. Ceuta non è soltanto una città spagnola nel Nord Africa, ma costituisce anche uno dei confini esterni dell’Unione europea. Quando essa viene sottoposta a una forte pressione, non è soltanto Madrid a essere chiamata in causa, ma l’intero progetto europeo, a partire dal sistema di Schengen, il cui funzionamento presuppone la capacità degli Stati membri di garantire un efficace controllo delle frontiere esterne.
L’assalto a Ceuta è stato ricondotto, al di là delle interpretazioni che vi hanno visto una ritorsione del Marocco nei confronti della Spagna, anche a una gestione della sicurezza da parte del governo di Pedro Sánchez apparsa, a molti osservatori, profondamente contraddittoria: da un lato, proclami altisonanti sulla difesa dei confini, dall’altro, un allentamento dei controlli.
L’Unione europea continua a presentare Schengen come uno dei suoi maggiori successi. Si trascura, tuttavia, una condizione essenziale: la libera circolazione interna può reggere soltanto se le frontiere esterne sono protette in modo efficace e razionale. Se tale funzione viene meno, anche la libertà di movimento all'interno dell’Unione è destinata inevitabilmente a entrare in crisi. È una questione logica, prima ancora che politica.
Finora l’Ue ha affrontato ogni nuova emergenza come se fosse un episodio isolato e destinato a non ripetersi. Si è trattato di una clamorosa illusione, che ha impedito l’elaborazione di una strategia razionale e condivisa tra tutti gli Stati membri capace di distinguere chiaramente tra protezione internazionale, immigrazione regolare e contrasto agli ingressi illegali. Nel frattempo, è cresciuta la sfiducia dei cittadini e si sono accentuate le tensioni tra gli stessi governi.
Ceuta rappresenta molto più di una crisi locale. Quanto è accaduto in quella città è il simbolo di un’Europa che proclama l’unità, ma non riesce a esercitare una responsabilità realmente comune. È, altresì, la dimostrazione che nessun Trattato può funzionare in assenza di un’autentica volontà politica. Le frontiere non costituiscono un semplice dettaglio amministrativo. Esse incarnano un aspetto fondamentale della sovranità di uno Stato e della credibilità di una comunità politica.
Se l’Europa vuole preservare Schengen, deve anzitutto dimostrare di saper governare le proprie frontiere esterne. Diversamente continuerà a celebrare un principio, mentre la realtà s’incaricherà, giorno dopo giorno, di smentirlo.
Un maestro del pensiero liberale quale Isaiah Berlin ricordava che: “Se un Paese cede alla legge della forza e abbandona la forza della legge, il rischio che si corre è la perdita della libertà”. Un brano che andrebbe ricordato ogni giorno ai “lietopensanti” (copyright Giovanni Sartori) della sinistra italiana. Intanto, il governo Melon conferma la sospensione, per un mese, del Trattato di libera circolazione con la Spagna.
Aggiornato il 03 agosto 2026 alle ore 09:50
