La Flotilla? Che barba, che noia

Ancora stiamo a parlare della Global Sumud Flotilla e delle sue reiterate provocazioni contro Israele e per aiutare la propaganda mediatica di Hamas? Possiamo dire che la questione ci ha francamente stufato? Ma anche basta di parlare di questi quattro sfigati, figli di papà, che hanno abbracciato la via crocieristica alla liberazione delle masse oppresse. Qui in Italia stiamo come stiamo e ci dobbiamo preoccupare di questa allegra congrega di utili idioti? E la sinistra nostrana che gli va dietro pendendo dalle loro labbra e dalle loro “eroiche” gesta come se fossero i novelli messia della libertà contro l’oppressore sionista? Patetica, ecco cos’è. E ancora più patetica è quella parte della politica della destra moderata che, preoccupata dai sondaggi, le tiene bordone ammettendo a denti stretti che effettivamente Israele stia sbagliando a contrastare i variopinti libertadores dei palestinesi. Bisogna essere chiari all’ennesima potenza: se fossimo al posto dei militari dell’Idf (Israel defense forces)altro che abbordaggio delle imbarcazioni in rotta verso Gaza. A pedate li prenderemmo. Perché tanta acredine, vi chiederete. Perché non ne possiamo più di vedere quotidianamente stritolata la nostra pazienza con la menzognera equazione dei pacifisti buoni e degli israeliani cattivi che violano le regole del diritto internazionale nell’atto di impedire il soccorso umanitario via yacht alla popolazione di Gaza. È sfacciatamente falso.

Intorno alle acque di Gaza vige un blocco navale israeliano giustificato e giuridicamente legittimato dallo stato di guerra ancora non cessato tra Israele stesso e il gruppo terroristico Hamas. Lo stabilisce un documento delle Nazioni unite risalente al 2011, noto come il Report Palmer. L’ex primo ministro neozelandese, Geoffrey Palmer, fu incaricato dalle Nazioni unite di redigere un rapporto sul blitz condotto in acque internazionali, il 31 maggio 2010, dalle forze speciali dell’Idf per bloccare la nave battente bandiera turca “Mavi Marmara” diretta a Gaza. A bordo c’erano i membri della Freedom Flotilla intenzionati a forzare il blocco navale per portare aiuti a Gaza. Nel blitz persero la vita nove attivisti turchi filo-palestinesi. Il Report concluse che l’intervento fosse stato legittimo avendo Israele rispettato pienamente le linee guida del Manuale di Sanremo – per inciso: è il testo di riferimento del diritto internazionale umanitario che disciplina, ai sensi del diritto internazionale applicabile ai conflitti armati in mare, gli standard per l'imposizione e il mantenimento dei blocchi navali – nell'imporre il blocco navale nel 2009 allo scopo di impedire che razzi e altri sistemi darma raggiungessero clandestinamente Gaza.

Preveniamo l’obiezione: i pacifisti della Flotilla oggi portano al popolo di Gaza biscotti e la Nutella. Già, ma questo lo dichiarano loro, i regatanti pro-Pal. E se invece trasportassero dell’altro, di più pericoloso per Israele di caramelle e lecca-lecca? È sacrosanto diritto di Israele di intercettare le imbarcazioni, di ispezionarle e di fermare gli occupanti per le necessarie identificazioni. Basta dunque provocazioni che hanno solo una ragion d’essere politico-propagandistica e, segnatamente, di fare da cassa di risonanza alle pretese di Hamas di restare sulla scena in quell’area del Medio Oriente. In questo mondo alla rovescia, in un Paese democratico come l’Italia vanno in piazza i “compagni” par fare un favore ai terroristi e per cogliere l’occasione di appropriarsi del lessico nazista nel definire Israele “entità sionista” e “entità occupante”. Tra questi campioni di imbecillità vi sono anche 12 nostri connazionali di cui il Ministero degli Esteri si è precipitato a chiedere l’immediata restituzione. Sappiamo che tra qualche ora – sempre che le autorità israeliane non scoprano qualcosa di più grave a loro carico – saranno rimessi in libertà ed estradati. Nel frattempo, dovremo subire giorni di giaculatorie progressiste sull’eroismo degli idioti e sulla ferocia di ss l’ebreo, che nell’immaginario antisemita dei “compagni” non sarebbe mai morto ma sarebbe vivo e vegeto a incarnare il vero spirito ebraico. Sarà come la volta scorsa. Ricordate la simpaticissima eurodeputata di Avs, Benedetta Scuderi, ospite di un’altra crociera organizzata dal tour operator Global Sumud Flotilla? Per quella chiacchierata di qualche minuto che si fece con le autorità di polizia israeliane rilasciò in toni concitati una dichiarazione a reti unificate sul suo illegale trattenimento che sembrava la sorella maltrattata di Nelson Mandela. Della serie: quando l’impegno politico diventa spettacolo comico ad alta intensità di risate.

I “pacifisti” accusano l’Italia e l’Europa di silenzio a fronte dell’azione repressiva del governo di Tel Aviv e del suo leader, Benjamin Netanyahu, noto criminale di guerra. E meno male che tace, questa Europa senza spina dorsale. D’altro canto, cos’altro potrebbe fare visto che Israele ha ragione da vendere nel difendersi dall’aggressione terrorista. Se non è ancora chiaro, ripetiamolo per rinfrescarci una memoria che da un po’ di anni a questa parte, forse per effetto di uno strano virus, in Occidente si è fatta pericolosamente corta: un blocco navale è una misura di guerra marittima che uno Stato in conflitto può adottare per impedire il passaggio di navi dirette verso la costa nemica; per interrompere i rifornimenti di armi o materiali strategici; per isolare militarmente un territorio costiero. Il blocco non è un semplice controllo navale: è una misura coercitiva che può estendersi anche in acque internazionali, purché rispetti determinate condizioni. Israele, che si ritrova a combattere con Hamas una guerra asimmetrica, è nel giusto sotto il profilo giuridico, oltre che morale. Punto.

Piuttosto, parliamo dei fighetti che se vanno in giro per il Mediterraneo a bordo di lussuose barche a vela. Lo diciamo per i lettori che non hanno dimestichezza con il costo delle imbarcazioni da diporto. Le barche a vela utilizzate dalla Flotilla hanno un elevato prezzo di mercato, anche se usate. Per avere un’idea di cosa si parli, il prezzo di uno sloop (barca a vela a un solo albero) di costruzione anno 2000 si aggira intorno ai 100mila euro, che salgono vertiginosamente se le barche provengono da cantieri navali di nicchia (blue water) come Swan, Hallberg-Rassy, Cantieri del Pardo. Del costo dei ketch e delle yawl, che sono imbarcazioni a vela a due alberi, neanche a parlarne. Ora la domanda è: chi ci ha messo i soldi per mettere in mare una flotta destinata a essere comunque perduta perché di sicuro sequestrata dalle autorità israeliane? Chi può permettersi il lusso di un tale spreco di denaro? Di certo, non gli operai della Electrolux che in queste ore combattono per la sopravvivenza dei loro posti di lavoro? E neppure quei lavoratori nel cui nome i guerrafondai del sindacato Usb hanno provato, ieri l’altro, a paralizzare l’Italia che lavora con uno sciopero pro-Pal del tutto insensato. Loro, gli operai, le barche della Flotilla le possono solo sognare potendosi permettere, e neanche, una settimana sconto Cral alla pensione Mariuccia di Cesenatico con ombrellone e sdraio in 12ª fila compresi nel pacchetto vacanza. Ancora qualche ora e la cagnara antisraeliana si placherà per effetto della liberazione dei “martiri in salopette” che verranno rispediti ai loro Paesi d’origine. Va bene così, ci faremo andar giù anche quest’ultima invereconda pagliacciata dei “buoni” pacifisti filo-terroristi.

Aggiornato il 20 maggio 2026 alle ore 09:32