L’Istituto Bruno Leoni, avamposto e trincea del liberalismo classico, che svolge un’opera indispensabile e meritoria di studi e proposte, per la riaffermazione dei principi costitutivi della società libera, aperta, responsabile, ha pubblicato in questi giorni un volume utilissimo per chiunque voglia formarsi (in un certo senso a contrario) un’opinione ragionata sui capisaldi teorici e pratici del liberalismo, cioè della dottrina della libertà. Il libro, curato da Nicola Iannello, è intitolato “La libertà e i suoi nemici” (Ibl libri, Torino, 2026, pag. 398, € 16). Il sottotitolo esprime alla perfezione il contenuto e lo scopo del libro: “Le radici intellettuali dell’antiliberalismo contemporaneo.”
Nicola Iannello si domanda giustamente: “Chi sono i nemici della libertà? Come può accadere che nel campo della filosofia e della riflessione ci siano pensatori da annoverare tra i nemici della libertà? Perché essere contrari a un valore così largamente apprezzato?” Proprio perché il libro ha un titolo ispirato apposta al classico di Popper “La società aperta e i suoi nemici”, Nicola Iannello sa benissimo che i nemici della libertà compaiono assieme all’esordio stesso della libertà. Il totalitario Platone contro il liberale Aristotele, la splendente Atene contro la cupa Sparta. Ma ho una mia osservazione aggiuntiva, a carattere generale, che il felice titolo mi offre il destro di ribadire apoditticamente: l’intellighenzia non è garanzia di intelligenza, politicamente parlando. Quanti intellettuali, la crème de la crème, il meglio del meglio del panorama culturale, hanno spasimato per il comunismo reale e ideale, per il nazismo, per il fascismo, per restare al recente passato? Erano bensì grandi intellettuali, ma poco intelligenti quanto a questo e persino stupidi, a dirla tutta.
Nel libro da lui curato, Nicola Iannello porta esempi di grandi pensatori non tutti dichiaratamente nemici della libertà né tutti consapevolmente illiberali, ma tutti intrinsecamente antiliberali, perché il loro pensiero contraddice i fondamenti filosofici del liberalismo classico ed è incompatibile pure con gli scopi perseguiti di emendarne presunti difetti e aporie o addirittura di dichiararlo superato e inaccettabile sul piano filosofico, politico, economico.
Il libro ha pure il pregio di essere diviso in differenti capitoli, dedicati ad un autore o corrente di pensiero che ne ricomprende più d’uno, sicché il lettore può scegliersi di soffermarsi sugli autori che possano interessarlo maggiormente. Ogni capitolo è redatto da studiosi e accademici, qualificati conoscitori dei pensatori “presi di mira”. Eccone l’elenco, particolarmente attrattivo per i nomi ed esemplare per fattuale “inimicizia” verso il liberalismo, persino di autori dichiaratamente “liberali”.
Roberta Adelaide Modugno tratta degli Utopisti, quali Platone, Tommaso Moro, Tommaso Campanella e dell’Utopia come pseudo paradiso in terra. Luigi Marco Bassani compie una vasta analisi del pensiero di Rousseau, un autore che di fatto si colloca all’opposto della società liberale. Nicola Iannello si occupa di Karl Marx, il “counteract” di tutto ciò che significa il liberalismo. Roberto Festa si dedica a Sigmund Freud, un geniale pensatore famoso, tuttavia, per aver inventato una pseudo terapia e una pseudo scienza. Karl Kraus la definì esattamente: “La psicanalisi è quella malattia mentale di cui crede di essere la cura”. Nondimeno l’opera di Freud ha contribuito a scardinare i valori indispensabili della società liberale; ne è stato, secondo Hayek, il suo “maggiore distruttore culturale”. Alberto Mingardi esamina H. G. Wells e gli aspetti implicati da “The Time Machine”. Serena Sileoni legge Hans Kelsen, il padre della geometrica dottrina pura del diritto, che egli poggia su di una “Grundnorm” appesa all’iperuranio. Natale D’Amico prende di petto John Maynard Keynes, il padre del “deficit spending”, spesa a debito, “utilissima giustificazione teorica alla propensione pratica dei politici a sperperare il denaro pubblico”, come scrisse Sergio Ricossa. Sergio Belardinelli si dedica alla “Scuola di Francoforte” di Adorno, Horkheimer, Marcuse ed altri. Roberto Festa spazia sui filosofi postmoderni come Lacan, Foucault, Derrida. Carlo Lottieri punta l’attenzione sui “Benicomunisti”, i teorici del “benicomunismo” come riformulazione del comunismo. Gilberto Corbellini conclude il volume spiegando l’evoluzione della libertà e la persistenza dei suoi nemici.
Dal panorama degli autori e dei contenuti del libro appare evidente che per contrastare, meglio ancora, combattere l’antiliberalismo bisogna svellerne le radici culturali che non prosperano soltanto nei libri dei pensatori, consapevoli o no, deliberatamente o no, contrari a quella che non mi stanco di chiamare “la libertà dei liberali”, ma anche nell’humus del comune sentire che i media concimano spacciando idee di seconda mano come verità assodate, acriticamente ricevute e diffuse.
(*) La libertà e i suoi nemici di Nicola Iannello, Ibl libri, Torino, 2026, pagine 398, euro 16.
Aggiornato il 12 maggio 2026 alle ore 10:16
