IL DIRITTO INTERNAZIONALE DA CHI È STATO CALPESTATO NEGLI ULTIMI VENTI ANNI?
È l’ora di dire Sì al referendum, e No alla balla del diritto internazionale calpestato, che è un falso, come dimostra il primo dei lamentosi che rimpiangono quell’Ordine internazionale che ha permesso le peggiori nefandezze politiche e contro i diritti umani, l’uomo che la diffonde tra i Candidi ipocriti: Vladimir Putin.
Putin, l’assassino di Aleksandr Litvinenko, di Alexei Navalny, di Anna Politovskaija e di migliaia di oppositori, l’uomo del Cremlino che ha conquistato la Cecenia uccidendo un ceceno ogni tre. Il “Diritto Internazionale” è stato già infranto dall’11 settembre 2001. Perché invece il Pd e i suoi compartigiani parlano come l’invasore di Crimea, Cecenia e Ucraina?
Quanto al “Diritto Internazionale”, se un regime massacra sistematicamente i propri cittadini, la comunità internazionale ha il dovere morale di intervenire (la cosiddetta Responsibility to Protect).
La posizione immorale e cinica di Elly Schlein e del Pd, ignorando questo dovere in nome di un pacifismo di principio, finirebbe per condannare gli iraniani a un’attesa e a un massacro infiniti.
In secondo luogo, il regime change in Iran è possibile. Non lo era in Iraq, proprio perché l’Iraq, dove gli sciiti in maggioranza erano oppressi da un dittatore sunnita che usava gas nervini contro i villaggi curdi, finì in mani iraniane. Quella fu una guerra giusta eticamente, ma sbagliata strategicamente.
Siamo di fronte a un attacco diretto contro uno dei quattro assi delle dittature mondiali: l’Iran.
Questa guerra ha diverse motivazioni: la prima è restituire la libertà agli iraniani. La seconda è quella di indebolire la Cina di Xi Jinping, com’è avvenuto nel Venezuela. La Cina importava un quarto degli idrocarburi iraniani e che da vent’anni costruisce il Quartetto che include altri campioni come il Nord Corea e lo stesso Iran. La seconda motivazione dell’attacco alla nazi-teocrazia di Teheran è la liberazione degli iraniani stessi R2P), e scusate se i beati distruttori di pace della sinistra che parlano a ogni pie’ sospirante di Vietnam e Cuba libre, degli iraniani se ne sono fregati in toto, salvo ripetere il mantra: si liberassero da soli e con la diplomazia (dimenticando che il Vietnam del Nord era sostenuto da Russia e Cina, mica da san Francesco, e che le trattative sul nucleare iraniano sono state un festival della presa per i fondelli).
Nei vent’anni di “trionfo” del Diritto Internazionale gli Usa e l’Europa dormivano, a parte il dopo l’11 settembre 2001, quando andarono a consegnare l’Iraq all’Iran e l’Afganistan alle donne e a una piccola e breve libertà (altro caso di guerra giusta ma insufficiente).
Nel vent’anni di “Diritto Internazionale rispettato”, Russia, Cina, Nord Corea e Iran hanno cercato di costruire un impero delle dittature. Avevano ottenuto senza colpo ferire Siria, Venezuela, Iraq e Afganistan. Avevano l’appoggio di Sud Africa e del Brasile di Luiz Lula. La Russia, nonostante abbia il Pil del Nord Italia, ma solo grazie al gas preso in Siberia, col ricatto atomico e del gas si è presa la Crimea nel silenzio di tutti. Poi ha attaccato l’Ucraina e la Georgia, mentre la Cina cominciava a fare pressioni su Taiwan.
Forse occorre ricordare che cosa è la Cina comunista, una nazione che dagli anni ’90 è stata ingrassata con le delocalizzazioni improvvide di Europa e Stati Uniti e l’ingresso nella World Trade Organization, che ha aperto la Cina all’export globale. Fare impresa è cosa buona, ma non del tutto in Cina, dove tutto va bene, ma a patto di restare sotto il controllo del potere.
Il Pcc ha organizzato una potente industria, ma dal 1950 in poi ha invaso e occupato il Tibet. E dove sono erano e dove sono gli accusatori di Israele come invasore “da cacciare dal fiume al mare”? Pechino occupa illegalmente il Tibet, dove fa deportazione e invasione etnica. Lo stesso succede nello Xinjiang musulmano dove i maschi sono finiti nei campi di lavoro forzato (laogai). Idem nella Mongolia interna. Non parliamo di Hong Kong, dove i coloni inglesi sono passati da un paradiso (economico) all’inferno dei Diritti Umani e Internazionali. E dov’erano le sinistre e le maldestre (Il Fatto) italiane, coi loro cortigiani artisti e attori, dove sono i firmaioli? Eppure la Cina dal 1950 a oggi ha “ospitato” e torturato oltre 50 milioni di internati nei suoi lager. Solo Hitler e Stalin (che mandò in Siberia un russo ogni dieci) hanno costruito una macchina del male così tanto efficiente quanto maleodorante.
Il problema delle sinistre è che ˗ così continuando ˗ dimostreranno di preferire (senza dirlo, il che è peggio) i dittatori alle democrazie. Perché tacere sulle malefatte di una parte e insorgere su quelle dell’altra? La verità o è multipartigiana oppure non c’è.
Quando mi capita di confutare le lamentazioni di discepoli di sinistra o della sinistra-destra putiniana e anti Usa-Israele, alcuni di loro dicono apertamente di amare l’ordine che “c’è in Russia” a Cuba etc.
Ma i loro psico-agenti mentalisti (di social, stampa e tv) e politici non confesseranno mai la continua deriva verso la destra giustizialista, così come la sinistra che vota No al referendum vuole mantenere le basi fasciste della Giustizia. Il nostro Codice penale è ancora in sostanza basato sul Codice Rocco fascista, e la separazione delle carriere è normale in tutte le democrazie occidentali, esclusa l’Italia ancora in parte retrograda e nemica di Cesare Beccaria.
Il Campo Largo poi non dichiarerà mai la sua deriva russofila e giustizialista, e per nulla riformista e liberale. Non è una novità: purtroppo è dai tempi di Josip Stalin che protestano contro i missili di difesa americani mentre tacevano sui missili russi puntati contro di noi.
Il problema è sempre lo stesso. Se hai ancora in testa la necessità della dittatura del proletariato (cioè del Partito, dei suoi burocrati e polismani), almeno dillo apertamente. O stai con le dittature (anche quelle mediatiche) o stai con le democrazie. O stai con l’Europa o stai con Putin.
Ma se questa confusione nel leaderismo di sinistra continua, allora ci sono grossi problemi sulla diffusione della verità e della Giustizia (infatti votano No al referendum 2026).
Trump sarà quello che si vuole, però in un anno ha spazzato via molte conquiste silenziose del Quartetto delle dittature: il petrolio venezuelano prima andava in Cina, ora va in parte all’Eni e a tre altre multinazionali energetiche europee e alla Chevron statunitense. Il petrolio viene pagato, il Venezuela guadagna e i ricavi non vanno più alle famiglie di Chavez e Maduro, ma al popolo, che è tornato libero. L’Eni con le altre società faranno ricerche per cercare nuovi giacimenti di petrolio nel Venezuela. Scusate, se è poco: a Caracas oggi si può circolare liberamente, e forse ci saranno meno affamati e meno black out (cosa paradossale, in una nazione che galleggia sul petrolio, ma i ricavi finivano alla cricca chavista al potere).
Rimane la questione della libertà agli iraniani. L’umanità ˗ come si sa ˗ è piena di deiezioni a due gambe; quindi, occorre sempre stare in allerta (Si vis pacem para bellum, si vis bellum prepara barche populiste e spara belle parole).
GIORNALISTI SENZA FACT CHECKING PUR DI ATTACCARE I SOLITI USA E ISRAELE
Nel primo giorno dell’attacco contro l’Iran nazi-teocratico, la prima notizia che ha colpito la mia attenzione è stata quella del “bombardamento-in-stile-Gaza” di una scuola, con 40 e oltre bambine morte. Ancora adesso la notizia gira su giornali importanti e tv. Ma è di fonte komeinista, e non c’è nessuna verifica. Prima di accusare e insultare, come mi è capitato di leggere, una persona colta e sensata dovrebbe aspettare di avere conferme da fonti indipendenti su ogni azione bellica in periodo di guerra. È il minimo da fare prima di commentare qualsiasi fatto, soprattutto in scenari bellici.
Per Khamenei è stato così. Sulla morte di Ahmadinejad c’è stata una smentita da fonte komeinista, e correttamente ora non se ne scrive più. Prima quindi di scrivere frasi pessime (sui social il minimo è “Morte a Israele”) dall’alto di non si sa cosa, fare sempre attenzione di non fare propaganda pro dittatori. Quindi è bene cercare di essere cauti e indipendenti dal dettato politico. Spero che la notizia sia tutta falsa, così che neanche un innocente sia stato colpito (si parla anche di un lancio di missile da parte komeinista fallito). Certo il fatto che in un giorno di guerra, in una area con caserme e armi anche missilistiche, ci sia una scuola aperta, mi riporta ai metodi nazisti avuti da Hamas a Gaza. Spero quindi che anche la stessa esistenza di una scuola in mezzo a un’area potenzialmente sottoposta ad attacchi, sia falsa. Di più non si può dire.
Per fortuna c’è chi, anche sull’Iran a sinistra resiste. Per esempio, Pina Picierno cita le parole dell’attivista iraniana Hawzhin Azeez: “Uno dei più grandi fallimenti morali di una parte della sinistra internazionale è la sua propensione a romanticizzare le dittature solo perché si atteggiano ad anti-Usa. Così facendo, cancellano le persone che vivono concretamente sotto quei regimi: le migliaia di prigionieri, i torturati, i giustiziati, gli scomparsi. I curdi vengono demonizzati ancora una volta per aver celebrato la morte del brutale Ayatollah e vengono visti come agenti dell’imperialismo occidentale. Come se le nostre lotte decennali non avessero legittimità, né fondamento storico, né pretesa morale di giustizia o autodeterminazione. Oggi vedo militanti di sinistra sventolare la bandiera della Repubblica Islamica dell’Iran come se fosse un simbolo di resistenza. Non lo è. È la bandiera di un regime che per 47 anni ha imprigionato, torturato e ucciso dissidenti e preso sistematicamente di mira le minoranze, specialmente le comunità curde, baluci e baha’i. Da Teheran a Sina, da Kermanshah a Ilam, le persone hanno resistito a questo regime a un costo enorme. Hanno riempito le prigioni. Hanno riempito i cimiteri. E ora festeggiano (la sua caduta), dopo aver visto il regime massacrare 40.000 dei propri figli in una sola settimana!
Come curdi, la nostra posizione politica è stata coerente per decenni: Jin, Jiyan, Azadi (Donna, Vita, Libertà, un’ideologia che abbiamo fatto conoscere al resto dell’Iran). Democrazia. Un sistema confederale in cui i popoli oppressi possano governare le proprie vite, i propri corpi e le proprie terre. Inoltre, non accettiamo che un tiranno venga sostituito con un altro. Non barattiamo l’autoritarismo clericale con l’autoritarismo nazionalista…”.
Nel mare di notizie, riporto queste:
1) A Londra e altrove si festeggia la imminente (si spera) fine della dittatura komeinista con le bandiere iraniane e israeliane insieme.
2) La normalità in Iran: “Durante gli interrogatori, mi hanno impiccata più volte, sepolta a 10 metri di profondità, poi tirata su solo per umiliarmi, violentarmi e torturarmi”. Lo ha ricordato Pakhshan Azizi, attivista per i diritti delle donne. Condannata a morte.
3) Majid Kavousifar مجید کاووسیفر prima di essere impiccato dal regime di Teheran ha notato il suo nipotino tra la folla: gli ha lasciato un sorriso, bellissimo, poco prima di morire. Fate vedere questa foto a chi oggi parla di attacco indiscriminato e fascismo genocidiario.
Aggiornato il 04 marzo 2026 alle ore 09:07
