Lo Stato di guerra permanente c’è già

Si parla (e si scrive) spesso a vanvera col gioco delle parole. Soprattutto in guerra. E guerra è quella in Medio Oriente da parte di Israele contro Hamas. Una guerra voluta, per di più, da Hamas. Il fatto (ed è un fatto, tramite una dichiarazione ufficiale) è che Hamas sia per il conflitto permanente e che la risposta israeliana sia, a stretto giro di posta, “quelli di Hamas sono morti che camminano!”. Ciò conferma un doppio dato (o stato di cose) che l’Iran, tramite Hamas, vuole tenere sulla corda – per così dire – sia Israele sia gli Usa, entrambi alle soglie, fino a poco tempo fa, della pace. Questo è un aspetto, fra i tanti, circa la complessità storica del Medio Oriente.

Dall’altro, si scorge un segnale inconfondibile: Israele non cederà mai. E poi mai. Sullo sfondo il dramma degli ostaggi di cui si sta parlando sempre di meno o sottovoce, perché appunto c’è la guerra. Ma come si accennava poco sopra, questo stato di cose è permanente da sempre, almeno per quanto riguarda l’Iran. Gli ayatollah, da Khomeini in poi, come prima e più di prima, vogliono questo conflitto sia per tacitare qualsiasi flatus vocis al loro interno sia, soprattutto, per evitare un quadro di sistemazione interno e internazionale in Medio Oriente. Qui, appunto, la voce iraniana si fa sentire, non soltanto tramite altre nazioni della zona, allorquando si profilano probabili ipotesi di pace. In tal caso, non poco futuribile, il ruolo di Teheran sarebbe in breve tempo fermato e archiviato. O, almeno, posto in condizioni di non nuocere. Peraltro gli Usa, che di Israele si sono sempre dichiarati alleati perinde ac cadaver, sono ostili comunque a qualsiasi manovra bellica che preveda appunto quel fatale “perinde”, cioè una guerra con i morti.

Dunque, un accomodamento in Medio Oriente. Pace vo’ cercando ch’è si cara, per dirla col grande Poeta. Ed è lo stesso Joe Biden in prima persona a predicare questa linea, probabilmente ascoltando la voce di molti ebrei americani, certamente moderati rispetto a un Benjamin Netanyahu che fa, come si dice, l’orecchio da mercante a questo invito pacifista. Respingendone i tentativi, persino quelli, della Casa Bianca. Molti si chiedono il perché del comportamento di Netanyahu ma dimenticano che proprio in nome di tale atteggiamento irrecuperabilmente antiarabo aveva vinto le elezioni nei confronti dei più pacifisti socialdemocratici, eredi della tradizione dei Shimon Peres. E il Governo di Netanyahu è (stato) voluto dagli elettori. Insomma, facendoci prestare l’antica ma sempre attuale massima italica: chi va per questi mari, questi pesci prende.

Aggiornato il 09 novembre 2023 alle ore 12:32:20