Come difendere la pace (cioè come difenderci)

Si fa un gran discutere in questi giorni di autodifesa. Il termine è abbastanza nuovo ma i meno addentro alle cose della politica o del giornalismo non sanno esattamente di cosa si tratti. In realtà, altro non vuol essere che la difesa di se stessi. Chiunque sia il nemico? Qualsiasi sia l’arma puntata contro? Ma, soprattutto, come reagire? Perché è sulle modalità della difesa che la discussione è tanto più serrata quanto più di vasta entità. Già, sul come. La domanda, insomma, pone soprattutto il grande, storico tema dell’immortale Lev Tolstoj: guerra e pace. Intanto, dovremmo confessarci che insieme alla questione di Tolstoj, chi più e chi meno di noi – come persone che vivono il presente (parliamo ovviamente di un noi come nazione/i) – non ha fatto mai caso all’interrogativo innato. Il che significa che da anni non mai pensato alle due parole, ai loro significati, al di fuori di un romanzo. Romanzo, appunto, quello che in larga misura abbiamo voluto indicare come vita, attualità, storia.

La guerra e la pace ci sono da sempre. Ed è anche per questa ragione che se ne scrive e se ne parla, dai romanzi grandi e piccoli, ai tg, alle telenovela, agli speciali. Ma l’offerta delle notizie tramite tivù è talmente invasiva (se non interrotta dalla pubblicità) che ormai non ci poniamo ragionevolmente la differenza fra la guerra, sempre più lontana, estranea ed eternamente localizzata nel Medio Oriente, e la pace che viviamo da molti anni. Ed ecco che, mettendoci un minimo di attenzione, se non quello della guerra, il tema della pace e come mantenerla fa sempre più spesso capolino. Tema che non possiamo più eludere. Anche e soprattutto per la ragione che le democrazie, come vanno scrivendo i migliori opinionisti statunitensi, sono sempre più spesso assediate, minacciate, in via di sospensione, quando addirittura si tratta di minaccia a mano armata come è quotidianamente visibile nella lotta alla democratica Israele da parte di Paesi illiberali, antidemocratici, super-armati e spesso, se non sempre, con l’approvazione di Vladimir Putin.

In questo contesto, e per dirla con una antica massima lombarda, siamo costretti a “venir giù dalla pianta”, a smetterla con atteggiamenti distratti e indifferenti in cui non poco vediamo il gioco della paura. Ma è proprio su questo gioco pericoloso, e a volte mortale, che i nostri nemici puntano – è proprio il caso di dirlo – le loro minacce di assedio (per ora). E il pensiero, oltre che a Israele, corre a Taiwan e soprattutto all’Ucraina. E non solo. Già da oggi il problema del come difendere la democrazia è stato posto e sempre più sarà posto. Soprattutto perché è diffusa l’idea della pace tout court, ovvero del ripudio di qualsiasi arma, anche di difesa e di deterrenza nei confronti degli assedianti ognora all’opera. E invece, come vanno sostenendo e scrivendo le personalità persino più di “sinistra” (come si diceva una volta) americane, francesi e tedesche, in sintonia con Jake Sullivan, consigliere del presidente Usa Joe Biden per la Sicurezza nazionale, la pace si difende: sempre e comunque. Anche con le armi.

Aggiornato il 03 novembre 2023 alle ore 09:59:06