La cura del Pd dei giornalisti rossi

Sassolini di Lehner

L’Ordine dei giornalisti prima o poi dovrà comportarsi da nobile e credibile Albo dei professionisti della penna e della digitazione. La deontologia, infatti, dovrebbe prima o poi assurgere ad impegno serio e categorico.

Ad esempio, l’Ordine dovrà intervenire, sia pure con garbo e senza azioni violente, verso quei giornalisti, dalla Annalisa Cuzzocrea in giù o in su, che, invece di svolgere il loro mestiere di informatori e commentatori delle notizie, si ingegnano, giorno dopo giorno, a dare consigli terapeutici e medicinali al malaticcio Partito democratico.

Dovrebbero, invece, accettare serenamente l’antica filosofia del sapido e saggio Roberto D’Agostino, secondo il quale si può sopravvivere e vivere discretamente, se non molto meglio, senza i comunisti, compresi affini ed eredi.

A curare il Pd, insomma, potrebbero e dovrebbero pensarci i dirigenti e non Giannini, Panella, Parenzo, Telese, Gruber, Formigli, Floris, Mieli, Annunziata e quant’altri scappati da Stalin, Lin Piao, Marxisti-leninisti, Potere operaio, Lotta continua, Botteghe oscure.

Anzi, dovrebbero lasciare alla dem statunitense Elly Schlein, scaturita dalle occupazioni scolastiche e dalla deriva delle sardine, il delicato onere di impasticcare il partito e rimetterlo in marcia verso il sole dell’avvenire.

Il giornalista, insomma, se oltremodo tifoso e fazioso, umilia se stesso e offende a colpi di ricette non dovute la professione.

Aggiornato il 06 giugno 2023 alle ore 09:59:07