La libertà è un’illusione?

Da Oliver Burkeman, “La libertà è un’illusione”, The Guardian, riportato in italiano da Internazionale – 20 maggio 2023 – apprendiamo un fatto sconvolgente in sé ma alquanto comune nel mondo social. Molti filosofi sono malamente insultati e duramente minacciati, persino di morte, anche perché “negano che gli esseri umani possiedano il libero arbitrio, e sostengono che le nostre scelte sono determinate da forze che sfuggono al nostro controllo, quindi nessuno è totalmente responsabile delle proprie azioni”. L’acredine e l’angoscia dei molestatori, dice Burkeman, suscita nondimeno una sorta di comprensione in qualcuno dei filosofi bersagliati, che le attribuiscono ad “una catastrofe esistenziale”.

Burkeman prospetta o riferisce a riguardo questa stravagante teoria: “La difficoltà di spiegare l’enigma del libero arbitrio a chi non ha familiarità con l’argomento non dipende dal fatto che è oscuro o complesso; è che l’esperienza di possedere il libero arbitrio – la sensazione di essere responsabili delle nostre scelte – è così fondamentale per l’esistenza di ognuno che può essere difficile avere la distanza mentale necessaria per valutare la questione”. E fa l’esempio, davvero geniale, di un individuo che, avendo una punta d’appetito, va in cucina e dal portafrutta sceglie la mela o la banana o nessuna delle due, sicché il libero arbitrio è questo: fino all’istante prima della sua decisione, permanendo identico tutto l’universo restante, quell’individuo poteva compiere una scelta diversa.

Parrebbe tutto chiaro. E invece no. A questo punto Burkeman cita alcuni grandi nomi di filosofi, psicologi, scienziati, che mettono in dubbio oppure negano addirittura che le cose stiano esattamente così. Un biologo afferma che “questo tipo di libero arbitrio è escluso dalle leggi della fisica”. Sarà, ma chi scrive qui può contestare l’apodittica affermazione negazionista del libero arbitrio con l’autorità di Richard Feynman, un genio della fisica, appunto, considerato secondo solo ad Einstein nel secolo scorso: “Bisogna concluderne che la fisica, scienza profondamente esatta, è ridotta a calcolare la sola probabilità di un evento, invece di prevedere che cosa accade in ciascun caso singolo? Ebbene sì” (Le battute memorabili di Feynman, 2017). Dunque “le leggi della fisica”, quelle del grande Feynman, non quelle invocate dal biologo, confermano che l’individuo con il languorino nello stomaco poteva scegliere tra mele, banane e nulla: possibilità che significa, altrimenti detta, libero arbitrio. Oliver Burkeman, menzionando ma con il beneficio del dubbio persino Stephen Hawking, cita poi un neuroscienziato che considera il libero arbitrio “un concetto intrinsecamente imperfetto e incoerente” ed un altro che lo giudica “un mito anacronistico”, nientemeno. Perché? Perché “forse utile in passato” come arma politica contro tirannie e ideologie, ma superato oggi che l’informatica, conoscendoci meglio di noi stessi, prevede e manipola le nostre scelte.

La libertà di scelta, in verità, non è affatto un’illusione, come sembrerebbe ricavarsi dal titolo e dal contenuto dell’articolo di Burkeman. Il libero arbitrio costituisce l’essenza morale dell’essere umano, la base di giudizio della sua condotta. Consiste nel precipuo carattere intrinseco all’homo sapiens, che ha potuto evolversi perché sviluppava nel contempo la capacità di vagliare le opzioni che i cambiamenti lo costringevano quotidianamente a fronteggiare. L’asino di Buridano, che morirebbe d’inedia per l’incapacità di scegliere tra due identici mucchi di fieno, è un paradosso. L’individuo dell’esempio, se sopraffatto dalla fame, avrebbe scelto di mangiare tutta la frutta fino a saziarsi. Gli autori richiamati da Burkeman, e gli altri che dovessero pensarla come loro, tutti scienziati a vario titolo, dovrebbero far tesoro di quest’altro pensiero dello scienziato Feynman: “L’unica speranza per un progresso dell’umanità in una direzione che non ci porti in un vicolo cieco (come già tante volte è successo in passato) risiede nell’ammissione dell’ignoranza e dell’incertezza”.

Se la libertà fosse diventata un’illusione, vorrebbe dire che saremmo entrati in uno stato stazionario di sapienza e sicurezza assolute, senza necessità di dover scegliere. Il che equivarrebbe al regno della beatitudine, che però non è esistito, non esiste, non esisterà mai. E soltanto il presupporlo attesta impotenza e supponenza, oppure addirittura deliberata rinuncia preventiva ad una vita responsabile, libera e indipendente, decisa da noi, in cambio dell’abalietà e della sottomissione a tiranni ed oppressori che scelgano per noi. In altre parole, generale abdicazione al libero arbitrio. Chi considera la libertà un mito, un’illusione, un anacronismo ha in mente la società perfetta che soltanto onniscienti governanti benevoli saprebbero edificare: in passato furono identificati nei monarchi divinizzati, condottieri supremi, dittatori illuminati, partiti guida; al giorno d’oggi, nei computer superdotati di un’intelligenza artificiale così mostruosa da rendere obsoleto, per l’appunto, il libero arbitrio individuale. La libertà può scomparire e, di fatto, è scomparsa nella storia e ricomparsa nelle forme del nuovo tempo, come mostrò Benjamin Constant paragonando la libertà degli antichi e dei moderni. Tuttavia, essa è inseparabile dall’esercizio del libero arbitrio, dall’uso filosofico della ragione nella vita e nella realtà, che Benedetto Croce, nella lettera di risposta ad Albert Einstein, definisce mirabilmente “un’azione mentale”.

Concludendo, rattrista che in ogni epoca certe categorie di cervelli, che pure capiscono tante cose, dinanzi a questioni che esulano dai loro campi, specialmente politiche, di quando in quando le trattino come se non fossero ingenui alla stregua di tutti i profani. Quanto a questo, tali intellettuali risultano in effetti una formazione d’intellighenzia stupida, ossimoro solo apparente. Miseramente illuso chi creda che la libertà sia illusione!

Aggiornato il 29 maggio 2023 alle ore 04:17:06