La Scala: un tempio liberale

La Scala di Milano ha confermato l’esecuzione del Boris Godunov di Modest Petroviç Musorgskij per la sua prima del 2022, nonostante le proteste del console d’Ucraina a Milano, per via della guerra con cui lo Stato da lui rappresentato resiste al tentativo d’invasione da parte della Federazione Russa.

Modest Petroviç Musorgskij fu un musicista romantico russo, esaltatore dei ritmi tradizionali. Egli dotò di accompagnamento, in una versione rivista, il Boris Godunov di Aleksandr Sergeevič Puškin. L’opera, in effetti, descrive un dramma fondamentale inserito nelle guerre e disordini nella Rus’, che seguirono la fine della dinastia dei Rjurikidi (862-1598), fondatrice della Rus’ di Kiev e quindi ucraini, fino all’avvento della dinastia dei Romanov (1613), cioè dell’Impero Russo, nel senso attuale del termine.

Si tratta, sotto il profilo stilistico, dell’opera di un musicista romantico, estraneo e terzo sia rispetto all’influenza italiana, verdiana, che a quella tedesca, wagneriana. È stata inserita in programma tre anni fa, ma è stata mantenuta in locandina non per inerzia burocratica. La direzione del teatro ha considerato che il giudizio artistico, estetico, non abbia nulla da spartire con le vicende politiche in corso. In questo modo, di fatto, il Tempio della lirica italiana ha reso il più grande omaggio che potesse offrire a Benedetto Croce nei settant’anni dal suo trapasso, avvenuto il 20 novembre del 1952 a Napoli. La sua filosofia, infatti, ha un elemento essenziale nella teoria dei distinti. Il giudizio estetico, sul senso del bello scientifico sul vero, politico-economico sull’utile, e morale sul bene, rappresenta le attività dello spirito, diverse e autonome. Quindi un’opera musicale, come un quadro, una scultura, una pellicola cinematografica o altro, è soggetta a un giudizio estetico, non politico.

Per troppi non è così ovvio. I Carmina Burana di Carl Orff, ancora oggi, non vengono eseguiti in Israele, perché il musicista tedesco fu convintamente nazista. Un giudizio politico viene anteposto al giudizio estetico, anche se una resistenza emotiva, da parte delle autorità di uno Stato ebraico, nei confronti di una convinta militanza nazista, è comprensibile. Del resto, lo stesso Benedetto Croce, nei confronti dei regimi illiberali del suo secolo, si lasciò andare a giudizi etico-politici. Con la coerente difesa dell’autonomo giudizio estetico-musicale, però, la direzione de La Scala di Milano si è confermata il Tempio liberale (come già la consacrò Giuseppe Verdi).