Vecchia storia: diffamazione, falso e plagio

La campagna elettorale, ormai avviata verso la fine, è stata tutta giocata dalla Sinistra – con in testa il cosiddetto Partito Democratico – contro una persona, Giorgia Meloni e il suo partito: Fratelli d’Italia. Sullo sfondo il centrodestra.

L’egemonia di potere della Sinistra, da subito, fu terrorizzata dai sondaggi demoscopici: davano in testa Giorgia Meloni e il suo partito. Hanno tentato, da principio, la carta dell’antifascismo. Attaccarono con il ricordo d’un partito entrato nel Governo nel 1922, che costruì un regime autoritario tra il 1925 e il 1939, e si autodistrusse il 25 luglio 1943. Poi lo strascico neofascista repubblichino, fino al 25 aprile 1945. Si trovarono davanti, però, una giovane leader dei Conservatori europei, nata nel 1977, la quale rispose da tale! Un flop completo.

Così, ripiegarono con la descrizione di una pericolosa antieuropeista, nel tempo in cui la guerra in Ucraina esige una caratura più politica all’Unione europea. Sbatterono contro una ex presidente d’un Fronte della Gioventù che manifestava per avere un esercito europeo. E da sempre atlantista. A questo punto, s’inventarono un’antifemminista, che loro temono possa essere la prima donna presidente del Consiglio. Evidentemente, non stava in piedi.

Pertanto, programmi tipo quello del Partito Democratico – che parlava solo della pericolosissima Giorgia Meloni – si rilevarono vuoti di contenuto. Sotto le domande incalzanti, un’ultima risorsa: visto che l’unico programma di cose da fare è quello presentato da Fratelli d’Italia, ed in gran parte redatto proprio dal centrodestra, andava copiato. Naturalmente, cambiando qualcosa, come fanno tutti gli scolari e studenti copioni, nella speranza di non farsi beccare.

Secondo tutti, l’Unione europea dovrebbe calmierare il prezzo del gas e svincolare, da esso, il prezzo delle altre fonti d’energia. Trascurando però di dire che se l’Unione, per gli interessi di Germania e Olanda, non riesce a farlo, l’Italia può comunque deciderlo da sé, come sottolinea la proposta di Giorgia Meloni. Non è antieuropeo. Esiste una giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione, nella quale si afferma come anche le direttive comunitarie individuino solo i minimi obiettivi comuni. Se uno Stato membro però vuole andare oltre, in quella direzione, può farlo.

Il reddito di cittadinanza ha fallito, perché mette sullo stesso piano colui il quale non può lavorare, per ragioni fisiche e obiettive, con chi è perfettamente in grado di farlo e può essere indirizzato all’impiego. Perciò Giorgia Meloni dichiara di volerlo abolire. Vorrebbe sostituirlo con misure previdenziali adeguate, per chi è impedito a lavorare, e politiche d’istruzione e avviamento a un mestiere, per chi può e deve farlo.

La Sinistra di vario colore afferma, invece, che va mantenuto ma riformato. Però, poi, alle strette, passa per riforma il disegno copiato dalla Meloni. Potremmo continuare, ma è così: dapprima le lezioni di storia alla persona sbagliata, poi la diffamazione, infine la copiatura del compito. Enrico Letta e soci, dietro la lavagna! Giorgia Meloni: 9 e mezzo.