Sinistra e popolo divisi su Dio, Patria e Famiglia

È singolare e autolesionista, perciò densa di significato politico, la contrapposizione che fa taluno a sinistra (tra cui l’altro giorno Enrico Letta e Michele Serra) tra i principi liberali del 1789 (Libertà, Eguaglianza e Fraternità) e la triade Dio, Patria e Famiglia che essi definiscono “reazionaria” e che è, invece, molto resistente nel cuore delle cosiddette “masse popolari”. Parlano come se chi sia un credente religioso, un patriota e un padre (o madre) di famiglia non possa venerare e rispettare le libertà proprie e altrui (tra cui, in primo luogo, la libertà di coscienza, di religione e di culto) o non possa aderire toto corde al principio liberale di eguaglianza nei diritti (e doveri) di tutti i cittadini (a prescindere da sesso o religione). È come se quel “reazionario” debba, di necessità, pensare e comportarsi come un integralista religioso, o un nazionalista aggressivo, o un omofobo, o tutte le tre cose insieme.

Dove starebbe scritta questa necessità e la suddetta presunta contraddizione? Non si capisce. A quanto pare, è impressa solo nelle sofisticherie ideologiche e nelle pretese “salvifiche” degli intellettuali, giacobini rossi, vecchi e novelli. Gli operai, i contadini, le cosiddette “masse popolari” in genere, non li hanno mai seguiti su quelle ubbie e quelle pretese. In generale, hanno sempre venerato e rispettato la religione dei padri, la propria Patria e la propria famiglia, rivendicando – insieme – Libertà, Eguaglianza e Fraternità. Dove sarebbe il supposto problema? È proprio, anzi, su quei punti che la discrasia tra élite di sinistra e popolo, da sempre latente, è divenuta di recente una manifesta e irreversibile frattura; dacché le élite di sinistra, per errati calcoli elettorali, hanno preso a sposare le pretese più estreme delle minoranze e dei “diversi”, amplificando ed esagerandone le discriminazioni (che in uno Stato liberale sono sempre eccezionali e illegali, quindi da eliminare), dimenticando e trascurando persino i bisogni materiali delle classi popolari. E, soprattutto, ignorando le loro esigenze spirituali, come se le classi popolari non ne dovessero avere. Eredità, questa, del “materialismomarxista.

E, invece, la necessità di un’identità religiosa, nazionale, familiare e sessuale è molto sentita nella maggioranza di uomini e donne di tutti i ceti (e di tutte le civiltà). La negazione ideologica dell’identità religiosa, nazionale e familiare (e persino sessuale) ai propri concittadini, specie se meno abbienti (da essi snobbati spesso come “retrogradi”), è una scempiaggine culturale e politica che le élite di sinistra pagano e pagheranno, dato che continuano autolesionisticamente a reiterarla con sublime incoscienza chiamandola “progressismo”. Decisamente è vero che “Dio acceca colui che vuole perdere”.