Esequie per una regina, resurrezione della monarchia

Con un rito di una solennità unica presso Westminster, una processione imponente per Londra su un affusto di cannone, una ulteriore liturgia nella cattedrale di Windsor, si è concluso il saluto dei britannici e di tutto il mondo a Elisabetta II, Regina di Gran Bretagna e Nord Irlanda, dei regni e territori del Commonwealth. Un addio durato undici giorni, con la partecipazione dei sudditi. Una signora, tra le tante, intervistata sul perché fosse lì, ha risposto: “I politicanti cambiano di continuo, ma la Regina ha retto la Nazione e il Commonwealth con costanza e sicurezza”.

Questa è la migliore descrizione sull’essenza della monarchia. I pettegolezzi che, in tempi anche recenti, hanno interessato la Casa Reale sembra non abbiano inciso più di tanto nelle emozioni popolari. Tutti i cosiddetti “grandi della terra” erano lì, non potevano mancare all’ultimo saluto a chi, per settant’anni, ha rappresentato una grande potenza, una poderosa talassocrazia. Non per nulla, l’affusto di cannone era trainato dai marinai. Come atto finale, il globo d’oro, lo scettro e la corona sono stati asportati dal feretro e riposti sull’altare: vengono da Dio e a Lui sono stati restituiti.

Un susseguirsi di emozioni scatenate da simboli potenti. Troppo spesso “ragioniamo” di politica con la testa, ma i simboli parlano al cuore. La corona è un simbolo e tutta la monarchia è simbolica. In questi undici giorni, e con questo rito finale, è venuto in primo piano il cuore di un popolo. La gente, al di là di ogni mal di testa, la si regge anche sentendola con il cuore. Ed in questo le donne riescono meglio.