La palla al piede per chi governerà domani

Come da copione, la campagna elettorale si svolgerà a colpi di chi la spara più grossa, al netto delle differenze di facciata che sempre meno distinguono i partiti italiani una volta entrati nella famosa stanza dei bottoni. Tra chi promette più lavoro, più diritti e meno tasse, e chi invece sventola la bandiera dei ceti produttivi vessati, senza tuttavia spiegare – al pari dei primi – dove andrà a prendere le risorse per ridurre la pressione fiscale senza intaccare i costi dell’esorbitante perimetro pubblico, sembra sempre più una questione di lana caprina. In estrema sintesi, al fondo della questione fondamentale che la futura maggioranza politica si troverà ad affrontare c’è ancora una volta, ingigantito di molto rispetto alle elezioni del 2018, il tema dirimente della sostenibilità del nostro colossale debito pubblico. Tenuta che, dopo le follie finanziarie realizzate in Italia a causa delle altrettanto folli misure di contenimento di un virus a bassa letalità, è ancor più messa in discussione, anche a causa dell’inevitabile inasprimento dei tassi d’interesse che anche la Banca centrale europea dovrà adottare nei prossimi mesi. Tanto per dare alcuni numeri, attualmente il rapporto debito/Pil in Eurozona è in leggero calo, attestandosi al 95,6 per cento. In Italia, come al solito, andiamo controcorrente, passando dal 134 per cento del pre-pandemia a un poco rassicurante, con tendenza a crescere ancora, 152,6 per cento. In cifra assoluta, l’ultimo aggiornamento parla di un record storico di 2.763 miliardi di debito statale. Tant’è che i mercati finanziari, ovvero la moltitudine di soggetti che ci prestano i quattrini, hanno ricominciato a esercitare una significativa pressione, facendo alzare il famigerato spread. Ciò significa che nel medio e lungo periodo il sistema sarà chiamato a sborsare maggiori interessi per rifinanziare il medesimo debito pubblico, con tutta una serie di ricadute sul piano dell’economia reale.

Pertanto, il sentiero che il nuovo Esecutivo si troverà necessariamente a dover percorrere sarà ancor più stretto, rispetto a quello che gli scappati di casa a Cinque Stelle si sono trovati di fronte nella primavera del 2018. Un sentiero angusto, in cui sarà letale solo pensare di utilizzare la spesa pubblica e l’indebitamento come un bancomat elettorale, nel quale un responsabile uso della disciplina di bilancio rappresenterà l’unico mezzo per convincere i nostri finanziatori che saremmo sempre in grado di pagare gli interessi che gravano sul nostro debito sovrano. Il resto sono solo chiacchiere e distintivi, ovviamente elettorali.