Nancy Pelosi a Taiwan: era ora

Qualche volta devi riconoscere che fa la cosa giusta anche chi disistimi e ti sta fieramente antipatico. Nancy Pelosi è, in genere, persona odiosa, faziosa. Praticamente il giorno dopo in cui Donald Trump venne eletto presidente degli Stati Uniti d’America, nel 2017, prima ancora che giurasse, Nency Pelosi chiese d’aprire una procedura d’impeachment. Ebbe, Donald Trump, la gravissima colpa d’aver infranto i sogni di gloria della classe dirigente democratica, legata agli interessi rappresentati da Hillary Clinton.

Eppure, con questo volo a Taiwan, nella qualità di presidente della Camera dei deputati del Congresso statunitense, ha risarcito la legittima Repubblica di Cina da anni di ingiustificate umiliazioni internazionali. Con le forme di una Repubblica presidenziale, nacque con la destituzione dell’ultimo Imperatore, nel 1912. In seguito alle vicende della Cina continentale, tuttavia, finite con la presa del potere su di essa del Partito Comunista, ha visto il suo territorio ridursi all’isola di Taiwan, nel 1949. Nel 1971 perse il suo seggio alle Nazioni Unite, assegnato alla Cina comunista. Questo fu un vero tradimento del mondo libero. Allora, nell’organizzazione sedevano due Germanie. Così potevano benissimo sedere due Cine. Invece si è giunti a una situazione, adesso, in cui la Repubblica di Cina non è riconosciuta né dagli Stati del Consiglio di sicurezza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, né dagli Stati membri dell’Unione europea. La riconoscono solo tredici altri Stati e la Santa Sede.

Gli Stati Uniti d’America si sono lavati coscienza, dal 1979, con il Taiwan Relations Act, in forza del quale mettono a disposizione di quel Governo articoli e servizi per la difesa. Tutti gli Stati, tra cui l’Italia, siccome gli affari sono affari, accettano, però, rappresentanti commerciali della Repubblica di Cina. Insomma, trattano questo Stato da figlio della serva. Eppure, Francesco Ruffini, già nel 1926, nel suo storico Diritti di Libertà, citava la Costituzione della Repubblica di Cina come all’avanguardia nella configurazione d’essi in materia sociale. Dopo un periodo d’accentramento del potere (per difendersi in questa situazione) nelle mani del Partito Nazionalista, nel nuovo secolo si è andata aprendo a una nuova fase di grande sviluppo liberale e democratico. Di contro, i comunisti cinesi, che occupano il Continente, vanno su tutte le furie. Dicono che c’è una sola Cina, quella in mano loro. E anche in questi frangenti hanno dato vita a manovre militari intimidatorie.

Si vocifera avessero anche pensato a far levare in volo aerei da caccia, per dirottare quello civile che recava a bordo Nancy Pelosi. Poi, forse, hanno rinunciato per il rischio di doversela tenere. Comunque, c’è da chiedersi: perché un Partito Comunista, che controlla una porzione d’Asia così estesa, non tollera la vita libera di una Repubblica di Cina su un’isola di circa trentaseimila chilometri quadrati, con una popolazione di circa ventitré milioni e mezzo di abitanti, contro una popolazione continentale di circa un miliardo e mezzo di soggetti, su una superficie di quasi novemila e seicento chilometri quadrati? Perché, con la sua sola esistenza, dimostra quanto dei cinesi possano darsi una democrazia liberale, e non siano costretti, dalla loro forma mentis, a vivere per forza sotto il Leviatano totalitario.

Per questo tutto il mondo libero deve schierarsi a difesa della Repubblica di Cina in Taiwan, riconoscerla di nuovo. E aspettare che la grande muraglia tirannica faccia, prima o poi, la fine del muro di Berlino. Anche le cosiddette democrazie popolari dell’Europa centro-orientale – e l’Unione Sovietica – si sono sciolte come un gelato al sole, in questa stagione. Un esempio vivente di Libertà è pericolosissimo. “Il liberalismo è un idea perniciosa” recita il Libretto rosso di Mao.