Centrodestra: divisioni da osservare attentamente

È fuori dubbio che il centrodestra è in preda a divisioni. Si parla di crisi e c’è più di una ragione. Crisi è probabilmente una parola troppo impegnativa ma è, in effetti, un rischio che giorno dopo giorno rivela un’intima debolezza e una sua propaggine al di fuori. Di modo che lo stesso avversario politico ne è, a suo modo, contagiato ma in misura molto minore, citando la piccola rissa fra Enrico Letta e Giuseppe Conte.

Nel centrodestra il discorso verte sui due leader per dir così portanti della coalizione in modo tale da consentire, a volte, un inserimento di qualche volonteroso di Forza Italia per temperarne alcuni contenuti evitando, al momento, altre scivolate. E mentre risalta il ruolo affatto politico di Mario Draghi, che ha rivelato nel suo incontro con Joe Biden qualità che parecchi osservatori, superficialmente, ritenevano consegnate esclusivamente alle sue indubbie doti tecniche, la logica del contrappasso ha mostrato le debolezze di un centrodestra come fosse stato preso in contropiede dalla mossa del premier.

Mai essere presi in contropiede! È un avvertimento sempre di attualità, qualsiasi siano le maggioranze e, nel nostro caso, è toccato a Matteo Salvini pagarne pegno. Ne è testimonianza uno degli ultimi sondaggi che vede una notevole decrescita della Lega. Per contrappunto è Giorgia Meloni che aumenta i consensi (siamo sempre sui sondaggi) e appare chiaro che questi “voti” sono in parte sottratti a Matteo Salvini. Ne abbiamo scritto anche noi più volte in nome di quel repetita iuvant che, a quanto pare, non sembra funzionare con il leader leghista, soprattutto nelle questioni di non secondaria importanza come in politica estera. E pure in quelle riferite, come si dice e sottovalutandone l’importanza, alle problematiche interne. Insieme, queste e quelle, oltre agli approcci rispettivamente divergenti, testimoniano le divaricazioni delle strade e, ovviamente, delle opposte decisioni.

È il caso già citato delle armi per l’Ucraina con sullo sfondo l’incontro Draghi-Biden e la conferma della più “solida amicizia e forte alleanza” – e il sottotesto degli aiuti all’Ucraina – cui il commento di Matteo Salvini è stato tranchant: più armi alla Ucraina? Adesso basta! Al no salviniano che vorrebbe essere propedeutico alla tregua ha immediatamente risposto Mara Carfagna con una replica, come si dice, a muso duro: “Senza aiuti (cioè senza armi) è una resa!”. Non è dunque una questione di minor conto, tant’è vero che il leader francese Emmanuel Macron ha assunto una posizione per dir così costruttiva, ricordando l’antica legge secondo la quale per vincere non bisogna stravincere.

La forte crescita dei consensi per Giorgia Meloni è il frutto di una politica coerente, tanto più in un ruolo di opposizione, che non sembra avere prodotto guasti in Fratelli d’Italia mentre, sempre per la legge del contrappasso o, per meglio dire, delle contraddizioni interne alla Lega a trazione salviniana, i guasti si sono verificati prendendo il sopravvento su una linea moderata impersonata da Giancarlo Giorgetti. In questo senso, una osservazione delle divisioni interne al centrodestra non pare inutile pensando alla legge, in Parlamento, di Giorgia Meloni sul presidenzialismo, con le assenze di Forza Italia e Lega. In attesa delle divisioni sul proporzionale. Per ora.