Diciamo l’essenziale: nel mondo di oggi prevale un catastrofico e diffuso rifiuto della civiltà occidentale. La resa e la liquefazione dell’esercito afghano, la crescita dell’Islam politico e del jihadismo in Medio Oriente e in Africa, la rampante espansione della Cina, il nazionalismo induista in India hanno un solo significato: è finita la lunga fase di occidentalizzazione del mondo culminata con la cosiddetta “globalizzazione” ed è cominciata una fase di ri-tribalizzazione e indigenizzazione.
A questa regressione hanno contribuito i nemici interni dell’Occidente, quegli intellettuali (soprattutto di sinistra) che, dopo avere decostruito e combattuto la civiltà occidentale in ogni suo aspetto, oggi spargono lacrime di coccodrillo sulle povere afghane lasciate in balia dei talebani.
Dopo aver vituperato gli Usa e l’Occidente per la loro influenza e presenza nel mondo, chiedendo per esempio il ritiro dall’Afghanistan, oggi accusano Joe Biden (e dovrebbero aggiungere Barack Obama e Donald Trump) per avere ceduto alle loro richieste di ritiro immediato. “Dovevamo restare” dicono oggi. Per sempre? Cos’è la loro, una riabilitazione del colonialismo?
Molto interessante!
Aggiornato il 10 settembre 2021 alle ore 09:23
