Le idee confuse di Emanuele Trevi

Anche se uno vince il Premio Strega, come ha fatto Emanuele Trevi pochi giorni fa con il libro “Due vite”, non per questo può considerarsi abilitato a propagare qualunque cosa gli passi per la testa dalle pagine di un quotidiano come il Corriere della Sera.

In particolare, nel censurare l’atteggiamento del cosiddettono vax”, egli afferma di essersi fatto dapprima un’idea “abbastanza coerente e rassicurante” di costui, “un cretino tendenzialmente fascista, che nutre sentimenti ingiustificati di rancore verso il sapere autentico, sostituito da notiziole senza capo né coda ricavate dal telefonino”, uno di quelli che crede che la terra sia piatta e che le Torri Gemelle sono state distrutte dalla Cia.

Per Trevi, un cretino non può che essere dunque tendenzialmente fascista, come se non ci fossero cretini tendenzialmente comunisti o tendenzialmente immemori di una ideologia politica visto che, seguendo un aureo libretto di Carlo Cipolla, gli stupidi sono molto più numerosi di quanto si creda e son presenti in modo trasversale in tutte le classi sociali.

Però, attenzione: questa era una sua prima idea, poi corretta. Infatti, Trevi tiene a farci sapere che da alcune settimane la sua idea è cambiata: il no-vax si trova fra noi, non ritiene che la terra sia piatta e non è un rimbecillito; invece si tratta di attori, musicisti, commercianti, gente che va alla presentazione di libri e che si incontra a cena. Costoro, secondo Trevi, mantengono un “sordo rancore per il sapere scientifico” e decidono di non vaccinarsi “in base ai consigli dell’insegnante di yoga o perché un amico di un amico lavora in un certo posto ed è sicuro che”.

Adesso e soltanto adesso Trevi si rende davvero conto della pericolosa presenza dei “no vax”, non trattandosi di scervellati imbecilli, di alieni, ma di persone che sono “fra noi” e che tuttavia appaiono tendenzialmente incapaci di capire le cose e il loro senso, dal momento che rimarrebbero preda di questo pernicioso rancore antiscientifico e si farebbero guidare dai consigli improvvisati di gente ignorante. Non posso a questo punto che avanzare poche osservazioni al vincitore del premio Strega.

La prima. Posso anche giungere a capire la denuncia di un sentimento erroneamente antiscientifico, ma perché Trevi insiste sul “rancore” di cui i “no vax” sarebbero preda? Da dove troverebbe origine questo rancore? E poi perché rancore? Normalmente il rancore si nutre verso chi ci ha fatto del male o, ancor di più, verso chi potendo farci del bene, ha preferito invece non farlo: in quale categoria rientrerebbero gli scienziati per Trevi? E perché i “no vax” coltiverebbero in ogni caso questo rancore? E se davvero così fosse, i “no vax” non dovrebbero assumere neppure un’aspirina, frutto di una sintesi chimica, cosa che invece non è, dal momento che essi assumono normalmente pillole di vario genere, in barba a questo preteso rancore antiscientifico, che Trevi non si preoccupa di spiegare.

La seconda. Per caso passa per il capo – già forse saturo – di Trevi che oggi chi osa pensare con la propria testa, anche solo muovendo una critica al pensiero dominante sui vaccini, viene subito classificato come “no vax”? Oggi è di fatto proibito pensare su questo tema: chi pensi criticamente e perciò dissenta, viene subito emarginato, classificato, stigmatizzato. Possibile che un intellettuale di primo piano come Trevi vinca il Premio Strega e non sappia notare questo pericoloso fenomeno? Trasecolo.

Consigli dell’insegnante di yoga? Ma Trevi ha mai letto ciò che su questi aspetti hanno scritto – a partire da ciò che alcuni di loro hanno definito la “dittatura sanitaria” – pensatori del calibro di Giorgio Agamben, di Bernard-Henri Lévy, di Günther Anders? Ne dubito. Trevi, beato lui, li ignora e tuttavia non si esenta da perentori giudizi come quelli sopra menzionati, mostrando tutti i limiti del suo pensiero e delle idee confuse che lo abitano.

Ma il meglio deve ancora venire. Infatti, poche righe dopo, il nostro Premio Strega, nel tentativo di porre una definitiva pietra tombale sul dissenso, stigmatizzandolo come “no vax”, afferma: “Ignorano (i “no vax”) che l’essenza della democrazia è fidarsi di chi sa”. Sciocchezza più sesquipedale di questa non poteva davvero pronunciarsi. Bisogna infatti spiegare a Trevi, invitandolo a tornare sui libri, che, proprio al contrario di quanto egli scrive, l’essenza della democrazia – da Aristotele in poi – sta nel “non” fidarsi di chi sa, vale a dire dei cosiddetti “esperti”, sottoponendo invece l’opinione di chiunque al vaglio del pensiero critico. Fidarsi degli “esperti” significa infatti instaurare un regime tendenzialmente tecnocratico, l’esatto opposto della democrazia.

Farebbe bene Trevi, in proposito, a meditare la lezione di Norberto Bobbio, da lui evidentemente non conosciuta e che, sintetizzata, suona come segue: “Tecnocrazia e democrazia sono antitetiche: se il protagonista della società industriale è l’esperto non può essere il cittadino qualunque. La democrazia si regge sulla ipotesi che tutti possano decidere di tutto. La tecnocrazia, al contrario, pretende che chiamati a decidere siano i pochi che se ne intendono” (Norberto Bobbio, “Il futuro della democrazia”, Einaudi, Torino, 2014, pagina 21).

Si tratta di concetti semplicissimi e perfino evidenti per chiunque ma, con sorpresa, vedo che non lo sono per Trevi. E allora, non potendo, per il dovuto rispetto umano, ipotizzare di revocare il Premio appena conferito a Trevi, avanzo una diversa proposta, che so mai sarà accolta: si abolisca il Premio Strega.