Letta sta usando il Pd come un taxi

Oramai di fare il segretario del Partito Democratico – come candidarsi a Roma per la carica di sindaco – non va più quasi a nessuno. E a quei pochi che incarnano il “quasi” la responsabilità va bene solo perché si può usare come un trampolino per altre ambizioni politico-carrieristiche. Enrico Letta, ad esempio, pare che aspiri a fare il futuro segretario del Patto Atlantico. Dopo nemmeno due mesi di permanenza al Nazareno, si può tranquillamente dire che sta usando il Pd come un taxi e come un laboratorio di arditi esperimenti politici, tutti sulla pelle di un elettorato ormai allo sfinimento.

Con il senno di poi si capiscono, quindi, battaglie assurde come quelle per la legge Zan, il voto ai sedicenni, l’inasprimento fiscale sulla successione e naturalmente il pezzo forte dello “ius soli”, usato spesso a sproposito, quest’ultimo, a dispetto della realtà. E con una certa tendenza alla speculazione politica più becera. Che poi consiste nel buttarsi a pesce su ogni episodio di cronaca in odore di razzismo. Magari toppando di brutto.

Come in questo ultimo caso del suicidio del povero Seid, calciatore promettente delle giovanili del Milan, dovuto però ad altre cause a detta del padre, che ha chiesto a stampa e politica di evitare di dare come al solito il peggio del peggio di se stesse. E invece? Tutto inutile: se “Repubblica” riportava a pagina 6 lo sfogo del padre che invitava tutti a farsi gli affari propri e a non entrare con la politica in questa tragedia adolescenziale, a pagina 7 era pronto lo squillo di tromba proprio di Letta che prendendo spunto da questo caso invocava la legge sullo ius soli. Tutto questo dopo che la mattina le rassegne stampa ci informavano delle ambizioni dello stesso Letta di andare a fare il segretario della Nato alla scadenza del mandato del danese Jens Stoltenberg. Carica che diventerebbe poco compatibile con la permanenza a segretario del Pd.

Riassumendo: Letta va a commissariare un partito – già semi-distrutto dalla pseudo-strategia di Nicola Zingaretti, che consisteva nell’allearsi con Giuseppe Conte e i Cinque Stelle proprio nel momento di minore popolarità di questi ultimi – entra in un Governo rimpiangendo quello precedente e litigando con gli alleati del fronte che stava prima all’opposizione, invoca nuove tasse impopolari e mette nel panico tutti i dirigenti. Infine, se ne va con lo stesso taxi che lo aveva portato al Nazareno – lasciato evidentemente lì in attesa dell’espletamento delle commissioni che aveva da compiere – per andare alla nuova destinazione di possibile segretario della Nato.

Se questa è la maniera di fare politica di tutti i segretari del Pd succeduti a Matteo Renzi, c’è poco da stare allegri per gli iscritti: il partito è trattato alla stregua di un’amante di serie B da tenere nascosta. E da cui andare a sfogarsi come dei Fantozzi prepotenti – Fracchia la belva umana – dopo che si è litigato con la moglie o con l’amica di prima scelta.