La felicità autolesionistica delle opposizioni
Foto: Ansa

La gioia incontenibile delle opposizioni, antitaliane, sul mancato raggiungimento, con un anno di anticipo, del rapporto deficit/Pil al di sotto del 3 per cento funzionale all’uscita anzi tempo dalla procedura d’infrazione per debito eccessivo dell’Unione europea, è la dimostrazione plastica che questa sinistra, l’ultrasinistra e gli scapigliati dei Cinque stelle non possono governare il Paese!

Che i parametri stabiliti con il trattato di Maastricht fossero “stupidi” è ormai universalmente riconosciuto. Detti parametri, non consideravano e non considerano il fatto che in economia incidono delle variabili che possono essere endogene (controllo della spesa interna) ed esogene quali: il Covid, la guerra tra la federazione Russa e l’Ucraina, quella in Iran, la crescita dei prezzi dell’energia, l’inflazione importata per l’aumento dei prezzi di gas e petrolio e, in ultimo, l’aumento dei tassi d’interesse.

Occorreva, per i “ragionieri” di Bruxelles, fissare delle regole sul: debito/Pil e tra il deficit/Pil. Più flessibile la regola sul debito rispetto al Prodotto Interno Lordo (60 percento), feroce invece il rapporto deficit/Pil (3 percento). L’assurdità economica di questi parametri è sempre stata palesata dal fatto che non distinguevano il “debito buono” ovvero quello destinato per investimenti in infrastrutture (conto capitale) e la spesa corrente “debito cattivo”.

Indebitarsi per realizzare infrastrutture strategiche, che daranno il loro ritorno economico negli anni è totalmente diverso dal generare esposizione finanziaria per sostenere la spesa corrente improduttiva. È un “debito buono” quello se una famiglia contrae un mutuo per l’acquisto della casa in cui andrà ad abitare; è un “debito cattivo” farsi finanziare per fare le vacanze. L’errore, se errore c’è stato, da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze, nel mancato raggiungimento dell’obbiettivo del 3 percento, non è stato causato da eccesso di spesa corrente rispetto alle aspettative, ma da investimenti in conto capitale per poco più di 2 miliardi di euro.

Hanno ragione da vendere la Presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni e il titolare del dicastero dell’economia Giancarlo Giorgetti nel rammaricarsi di non aver conseguito il risultato per lo 0,79 percento. L’Istat è un Ente pubblico di Ricerca. Grazie alla Legge italiana (D.P.R. N.166/2010) e a regolamenti europei l’Istituto può svolgere le sue attività istituzionali in condizioni di piena indipendenza professionale, imparzialità e obiettività, libero da qualsiasi interferenza politica e governativa. Non è una vera e propria Autorità Indipendente in quanto l’Istat è sottoposto alla vigilanza della presidenza del Consiglio dei ministri.

È di tutta evidenza che l’esecutivo “autoritario” del centrodestra e, nella fattispecie il suo primo ministro, non ha assolutamente interferito con l’Ente pubblico di ricerca, nonostante la rilevanza politica del raggiungimento del parametro che avrebbe liberato risorse per la legge di stabilità per il 2027.

Sarà sicuramente un caso che, sia nel 2022, 2023, 2024 (per il 2025, ai posteri l’ardua sentenza) l’ISTAT ha sempre corretto al rialzo le stime di crescita del Pil italiano rispettivamente: per il 2022 dello 0,2 per cento, dello 0,3 per il 2023 e dello 0,4 2024.

E se avesse ancora sbagliato i calcoli anche sul deficit/Pil del 2025? Errore che comporterà un cambio radicale delle politiche di bilancio per l’anno prossimo.

Per paradosso, il fatto che il governo dovrà ancora fare una legge finanziaria sotto la spada di Damocle dei vincoli esterni dell’Ue, costringerà, suo malgrado, l’esecutivo ad agire necessariamente sul lato della spesa pubblica cattiva in conto esercizio e non sulle entrate tributarie. Gli italiani non tollererebbero ulteriori aggravi fiscali. 

Come faranno le opposizioni a chiedere più spesa pubblica avendo festeggiato come una vittoria un risultato che, diverso, sarebbe stato utile per il Paese? Dovranno, per forza, fare una campagna elettorale incentrata su nuove imposte patrimoniali.  

Il governo, si potrebbe trovare nelle condizioni di fare di necessità virtù.

Aggiornato il 24 settembre 2026 alle ore 11:28