L’estate non demorde dalla calura quasi insopportabile che ha caratterizzato gli ultimi mesi, tanto che stiamo vivendo, a fine agosto, una quinta ondata di caldo. Roma è molto calda, afosa, affatto pulita (lo sono molto le vie dei palazzi della politica), ma molti radical chic del centro sono ancora nelle loro ville all’Argentario, a Sperlonga e dunque a certe notizie e certi argomenti non fanno troppo caso, anche quando dovrebbero quanto meno aggrottare il sopracciglio preferito.
Il buon Calenda (che cavalca in questi giorni comodamente in Maremma, come ci fa scoprire dal suo profilo IG), qualche giorno fa a fronte della necessità di reperire risorse per sostenere il taglio delle accise dei carburanti (il taglio costa circa qualche centinaio di milioni di euro al mese), seppur dichiarandosi liberale, invece di prendere carta e penna e fare la lista dei capitoli del bilancio dello stato da cui tagliare la spesa pubblica per ridurre le accise, ha proposto di aumentare di un euro quelle su sigarette, prodotti da svapo e superalcolici per ridurre in modo strutturale le tasse sui carburanti, con l’obiettivo di riportare in equilibrio il carico fiscale tra il prelievo dai beni considerati necessari (come la benzina per i pendolari) e quelli voluttuari e dannosi per la salute, dato che l’Italia ha, rispetto agli altri Paesi Ue le accise sui carburanti più alte e tassazioni relativamente basse su sigarette e alcol.
Sarà il caldo che non fa considerare fumare e bere rimedi contro l’afa e la calura alla maggioranza degli italiani che quindi sono rimasti comodi sui loro divani dinanzi a cotale proposta politica, ma per un liberale è abbastanza singolare non guardare alla riduzione della spesa quale fonte primaria della riduzione delle tasse e proporre un meccanismo compensativo di tasse per mantenere il sistema complessivo di gettito per lo stato inalterato (leggasi per poter avere gli stessi soldi dei contribuenti italiani da spendere perché senza spesa pubblica, anche quella inutile, clientelare, inefficiente, poi, come si fa?).
L’idea di fondo sembra quella degna di uno Stato etico. Io Stato ti tasso per quello che ritengo non importante (con la scusa che così se ne beneficia anche il sistema sanitario dato che alcol e fumo nuociono alla salute), io so cosa ti fa bene, tu no (e allora dovremmo ricordargli che anche i carburanti hanno emissioni nocive per la salute pubblica, quindi come la mettiamo?). Ma la domanda – liberale – è: oggi alcol e fumo, e domani cosa verrà vietato?
Quando si inizia, magari con un paventato scopo apparentemente lodevole, poi non si sa dove si va a finire e se un intervento sembra legittimo, poi il giochino può scappare di mano e diventare liberticida, con buona pace di chi traduce il nudging con libertarismo paternalistico.
Quindi la strada liberale per liberare risorse non è quella prospettata da Calenda, né per ridurre le accise sui carburanti, né per ridurre consumo di alcool e fumo.
Tanto per offrire qualche dato, al nostro liberale del centro storico, e a chiunque voglia avere qualche argomento per discutere con consapevolezza sulla boutade in materia di accise (su alcol e fumo) iniziamo con il dire che sebbene le fasce economicamente avvantaggiate e con un livello di istruzione più alto tendono a bere di più (soprattutto perché hanno maggiori occasioni di contesti sociali favorevoli all’assunzione di bevande alcoliche o superalcoliche) l’uso di alcool più intenso (come il binge drinking o l’ubriachezza) si concentra in modo marcato tra i giovani (18-24 anni), indipendentemente dal reddito immediato, e tra le fasce con minori tutele o specifiche abitudini territoriali e locali.
Per quanto riguarda il fumo, invece, l’80 per cento del miliardo di fumatori nel mondo vive in paesi a basso e medio reddito, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, e anche in Italia e in Europa il fumo è più diffuso tra le fasce della popolazione con reddito più basso. Ne consegue che la quota più alta di fumatori si concentra tra chi ha difficoltà economiche o minori risorse finanziarie, e quindi per una famiglia a basso reddito o addirittura in difficoltà economica, comprare un pacchetto di sigarette al giorno può arrivare a far consumare una fetta importante del reddito mensile disponibile.
Quindi se beni come le sigarette non sono beni essenziali, e se il prezzo diventasse insostenibile per via dell’ulteriore tassazione, i fumatori – povery – potrebbero decidere si smettere di fumare, ed a quel punto come si farebbe a garantire la parità di gettito? E se a ciò si aggiungesse che l’acculturato medio potrebbe decidere di smettere di bere, dato che non è healthy, si perderebbe altro gettito?
Il ragionamento proposto dunque da Calenda fa un po’ acqua, ma magari nei prossimi giorni argomenterà con delle simulazioni di previsioni di spesa di alcool e fumo, con delle proiezioni di gettito e capiremo meglio.
Intanto non ci resta che constatare che si avvicina settembre, e per gli studenti che non hanno ottenuto la sufficienza in alcune materie, è giunto il momento degli esami di riparazione, e noi vorremmo proporre a tutti quelli che vogliono appuntarsi la medaglietta da liberale sul petto, di studiare anche loro, o di ripassare i principi liberali, nonché di fare anche un ripassino sui fondamentali di economia, magari con riferimento alla domanda e all’offerta, perché le tasse sono soldi dei contribuenti che vengono tolti dalle loro tasche per poi essere spesi dai politici secondo i propri principi.
Del resto, è notizia di qualche giorno fa che anche il liberale aiuta i liberali con emendamenti di spesa (per maggiori dettagli clicca qui).
Noi altri, continueremo a guardare con disincanto questa “Italia alle vongole” e con sorpresa i suoi “liberali alle vongole”.
Aggiornato il 28 agosto 2026 alle ore 13:29
