Confedilizia: l’Imu continua a produrre ruderi
Foto: Imagoeconomica

Continua a crescere il numero degli immobili ridotti allo stato di rudere in Italia. A evidenziarlo è la Confedilizia, che ha elaborato i dati diffusi dall’Agenzia delle Entrate sul patrimonio immobiliare nazionale. Nel 2025 le cosiddette “unità collabenti”, ossia gli edifici completamente in rovina censiti nella categoria catastale F/2, hanno raggiunto quota 635.754, in aumento dell’1,1 per cento rispetto alle 629.022 registrate nel 2024. Il dato più significativo emerge però dal confronto con il periodo precedente all’introduzione dell’Imu. Dal 2011, anno in cui è entrata in vigore l’imposta municipale, il numero dei ruderi è infatti più che raddoppiato, passando da 278.121 a 635.754 unità, con una crescita complessiva di circa il 129 per cento.

Al deterioramento degli edifici si affiancano anche ricadute sul tessuto sociale dei territori. Circa il 90 per cento delle unità collabenti appartiene a persone fisiche e, se in molti casi il degrado è il risultato dell’abbandono e del trascorrere del tempo, in altri è la conseguenza di interventi volontari dei proprietari, come la rimozione della copertura, effettuati per ottenere la classificazione catastale di rudere ed evitare così il peso della tassazione patrimoniale. L’Imu, infatti, continua a essere dovuta anche sugli immobili dichiarati inagibili o inabitabili fino al loro inserimento ufficiale nella categoria F/2.

La politica “non può continuare a ignorare che una parte significativa del nostro patrimonio immobiliare, spesso costituita da immobili di scarsissimo o nullo valore economico, situati in aree ormai spopolate, continua a deteriorarsi e in casi sempre crescenti addirittura a divenire fatiscente”, ha rilevato il presidente della Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa. “Occorre salvare quella che dovrebbe essere considerata a tutti gli effetti una risorsa nazionale. Servono politiche capaci di intervenire su più fronti, dalle infrastrutture alla rigenerazione urbana, dalla riqualificazione al rilancio dei territori”. E ancora: “È indispensabile affrontare anche il nodo dell’Imu, una patrimoniale che, gravando ogni anno su immobili spesso privi di qualsiasi redditività, contribuisce ad accelerarne il degrado anziché favorirne il recupero”.

Aggiornato il 07 agosto 2026 alle ore 11:29