GAS OVUNQUE
Chi scrive questo articolo si occupa di energia dal 2007, con articoli usciti su L’Opinione, Libero e Il Giornale.
I contenuti erano due, il primo riguardava la scoperta di un mega giacimento di gas off-shore nel mare Mediterraneo orientale, o “Bacino del Levante”, esteso dall’Egitto alla Turchia, con riserve complessive stimate di 3.400 mld di metri cubi (Gmc). Il giacimento egiziano è gestito da Eni da tempo. Il bacino esteso tra Israele, Libano, Cipro e Siria (e forse fino al mar Egeo greco-turco e allo Ionio greco e italiano) fu uno choc geopolitico: Israele diventava una potenza nel campo energetico.
Il secondo contenuto riguardava la Siria, dove il terribile regime degli Assad aprì lo sfruttamento alla Russia, reclamando l’utilizzo di una parte del gas off-shore. Anche la Turchia bussò alla porta dell’utilizzo dei fondali. Quanto al Libano, entrò in competizione con Israele per la definizione delle Zee (zone economiche esclusive) che da allora diventarono un tema mondiale decisivo per la definizione delle aree di competenza nazionali per la pesca come per gli idrocarburi. Recentemente Libano e Israele hanno raggiunto un accordo soddisfacente per entrambe le parti.
Non a caso uno degli articoli, a firma di Marcello Foa, si titolava “Libano, un mare di petrolio [sic] dietro gli appetiti della Sira” (lo si trova in questo collegamento). La fonte scientifica della notizia fu il noto geologo libanese Ali Haidar, professore e ricercatore di geologia e geofisica marina presso l’Università Americana di Beirut, che mi rilasciò un’intervista esclusiva, uscita su L’Opinione nel giugno 2007.
Nell’articolo, il geologo anticipava i risultati dei rilievi sismici offshore iniziati nel Mare attorno a Cipro (vulcano sottomarino Eratostene) nel 2002. Venivano individuati ben 31 siti potenziali ad altissimo contenuto di idrocarburi (gas ma anche petrolio). La survey, se ricordo bene, fu condotto da una équipe norvegese.
Il nodo geopolitico: nell’articolo spiegavo come l’enorme ricchezza sommersa nel Mediterraneo orientale stesse ridisegnando i confini invisibili e gli appetiti economici di Siria, Israele e Cipro, trasformando le acque territoriali e la Zee in una polveriera geopolitica, che coinvolgeva anche Iran e Russia.
Qual è adesso la situazione di questo mega giacimento?
Nel 2022 la rivista Aspenia ha ricordato che nel 2010 la Usgs (Geological Survey), Istituto Geologico degli Stati Uniti, ha stimato in quasi 10 trilioni di metri cubi di gas − tra scoperto e da individuare − nella regione del Mediterraneo orientale, soprattutto nell’area compresa tra il bacino israeliano e quello egiziano (inclusa la Striscia di Gaza). Una famiglia media italiana consuma 1000 metri cubi di gas ogni anno.
Israele: Leviathan e Tamar
Le attività di esplorazione della compagnia americana Noble Energy hanno modificato le prospettive energetiche israeliane, trasformando il Paese da importatore a esportatore netto di gas. La prima conferma ufficiale arrivò nel 2009 con Tamar, le cui riserve consisterebbero in circa 280 miliardi di metri cubi (Gmc). A fine 2010 viene identificato il supergiacimento Leviathan, con un potenziale di circa 620 Gmc.
Grazie a questi due giacimenti offshore, Israele raggiunge e supera il fabbisogno energetico nazionale, tanto da esportare il surplus verso la Giordania dal 2017 e verso l’Egitto dal 2020. Nel 2024 le esportazioni verso l’Egitto erano già salite a circa 10 miliardi di metri cubi annui. (Fonte: Aspenia Online).
Libano: il Blocco 9
Il Libano ha avviato l’esplorazione offshore con difficoltà e ritardi ovvi, considerando il fatto che la nazione è divisa religiosamente e non solo, e per la presenza interessata iraniana via Hezbollah. Nel 2020, un consorzio formato da Total-Energies, Eni e Novatek ha trivellato il primo pozzo esplorativo nella storia libanese nel Blocco 4, a nord di Beirut, con risultati negativi. Molto meglio invece nel Blocco 9, al sud, che però ricadeva in parte in acque contese con Israele. Nell’ottobre 2022, Israele e Libano hanno raggiunto uno storico accordo sulla delimitazione del confine marittimo. L’accordo prevede che il Libano abbia pieni diritti di esplorare e sfruttare il giacimento di Qana (nel Blocco 9), parte del quale si trova nelle acque israeliane, con compensazione da parte dell’impresa operatrice per i diritti su eventuali depositi.
TotalEnergies è l’operatore del Blocco 9, con una quota del 60 per cento, mentre Eni detiene il restante 40 per cento.
Entrambi gli operatori hanno intermediato nell’accordo tra Israele e Libano e hanno avviato l’esplorazione di un nuovo blocco che si trova a cavallo del confine marittimo tra le due nazioni.

Cipro: un ruolo da hub?
Nel 2011 la scoperta ufficiale del giacimento Afrodite (Blocco 12) ha segnato l’ingresso di Cipro nel club dei produttori di gas offshore, con riserve stimate intorno ai 120 Gmc. Tuttavia, la commercializzazione del gas cipriota sta subendo ritardi enormi, soprattutto per le dispute territoriali con la Turchia, sia nella Zee sia nella divisione − di fatto − dell’isola in una parte greca e in un’altra turca. Infatti, alcuni giacimenti ciprioti − tra cui Afrodite e Calypso − si trovano in aree rivendicate sia dal governo di Ankara sia dall’autoproclamata Repubblica turca di Cipro Nord, complicando ulteriormente i lavori di sviluppo.
Nel 2026 però la situazione è cambiata: il governo cipriota ha approvato un piano di sviluppo e produzione del giacimento Cronos (Blocco 6), con l’obiettivo che nel 2028 il primo gas naturale cipriota venga venduto all’Europa attraverso l’Egitto. Eni e TotalEnergies sono i soggetti attuatori dell’investimento.
Riguardo il blocco Afrodite, Egitto e Cipro hanno concordato di costruire un gasdotto sottomarino di 170 chilometri per il trasporto del gas cipriota tramite la East Gas egiziana, che avrà il 10 per cento nella gestione. In alternativa vi è il progetto di un mini-gasdotto tra Cipro e Israele.
(Fonte delle immagini: “Osservatorio di Politica Internazionale, Focus Sicurezza Energetica n. 23/24, 2015”)
Egitto: Zohr e il ruolo strategico nel Mediterraneo e nel Mar Rosso
Nel 2015, Eni ha annunciato la scoperta del giacimento Zohr in Egitto − il più grande del Mediterraneo − con riserve stimate in 850 Gmc, circa tre volte quelle di Tamar e superiori persino a Leviathan. Al momento l’Egitto è il principale hub di transito e liquefazione di tutto il Bacino del Levante. L’Egitto deve però gestire anche un proprio deficit di produzione di 25 miliardi di metri cubi, importando sempre di più da Israele.
Il nodo delle infrastrutture verso l’Europa: EastMed e alternative
Il grande progetto del gasdotto EastMed, 1.900 km di condotta da Israele e Cipro fino in Italia (Puglia) si è rivelato più difficile del previsto. Gli Stati Uniti, un tempo grandi sponsor, hanno esplicitamente affossato la nuova infrastruttura nel gennaio 2022. Il governo cipriota preferisce ora realizzare una “virtual pipeline” basata sul Gnl piuttosto che un gasdotto fisico. Al momento quindi la liquefazione del Gnl è la soluzione preferita.
(Fonte: Edison)
La dimensione geopolitica
Il Mediterraneo orientale è una scacchiera dove energia e geopolitica si intrecciano strettamente. Le tensioni coinvolgono: Turchia vs Cipro e Grecia, ma soprattutto l’Iran e la Russia, che con la realizzazione del gasdotto East Med rischierebbero la fine delle loro ambizioni geopolitiche.
Nel 2020 è stato creato l’East Med Gas Forum che riunisce Cipro, Egitto, Israele, Italia, Giordania, Palestina e Grecia, cui si è aggiunta la Francia, per coordinare lo sfruttamento congiunto dei principali giacimenti. In sintesi, il Mediterraneo orientale si avvia a diventare un polo energetico di primaria importanza per l’Europa, con il gas che viaggia sempre più nella forma liquefatta (Gnl) attraverso l’Egitto.
Un gasdotto rivoluzionario, tra Nigeria e Italia
Si sta costruendo un gasdotto (Tsgp) che, dalla Nigeria, passerà attraverso il Niger e l’Algeria per soddisfare il fabbisogno dell’Unione Europea.
La storia di questa infrastruttura è lunga ma si sta concretizzando. Il progetto è nato negli anni ‘80, ma è stato rilanciate dopo l’attacco della Russia all’Ucraina e il blocco al gas siberiano, quando l’Europa cercò alternative urgenti al gas russo.
Il Tsgp è lungo ben 4.100 chilometri, con un costo stimato di 13 miliardi di dollari, e punta a convogliare verso l’Europa fino a 30 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, sfruttando i collegamenti già esistenti come il TransMed verso l’Italia e il Medgaz verso la Spagna. Attraversa nazioni e territori in cui potrebbero esserci sabotaggi da parte di russi e iraniani, tramite le formazioni armate islamiste in Africa. I partner sono Sonatrach (Algeria), Nnpc (Nigeria) e il governo del Niger.
Stato attuale e tempi: Nel febbraio 2025, Algeria, Nigeria e Niger hanno firmato ad Algeri accordi per accelerare il completamento: un contratto per la revisione dello studio di fattibilità, un accordo di compensazione e un patto di non divulgazione tra le società energetiche dei tre paesi. La prima fase dovrebbe essere operativa entro il 2029.
Va segnalata una rotta alternativa concorrente: il gasdotto Nigeria-Marocco (Nmgp), lungo oltre 6.000 km che attraverserebbe 13 Paesi africani, con un costo stimato di 25 miliardi di dollari. Nel 2025 si dovevano istituire un’autorità responsabile del progetto promosso dal Marocco e avviare i bandi per le fasi iniziali di costruzione. Il gasdotto è alternativo al corridoio algerino.
Continua…
Aggiornato il 17 giugno 2026 alle ore 13:52
