Patuelli: alla fine “il mercato vince sempre”

Il mercato, alla lunga, finisce sempre per imporsi sulle dinamiche politiche. Ne è convinto il presidente dell’Associazione bancaria italiana Antonio Patuelli, che in un’intervista a la Repubblica torna sul dossier UniCredit-Commerzbank e sulle prospettive del sistema bancario europeo. “Sono convinto che il mercato alla fine vince sempre. Perché il mercato è costante e ha una durata ben superiore a quella delle fasi politiche, che sono più brevi”, afferma Patuelli, indicando nelle logiche economiche di lungo periodo il fattore destinato a prevalere rispetto alle resistenze dei governi nazionali. Secondo il numero uno dell’Abi, nonostante gli ostacoli politici e regolatori, il processo di integrazione bancaria europea resta inevitabile. “Ci possono essere delle resistenze, ma anche in questi giorni ho visto le autorità europee rilanciare con forza la necessità di avere dei campioni continentali in grado di competere con i campioni mondiali. È una delle sfide più importanti per le principali banche italiane e dell’Ue”, sottolinea.

Patuelli ricorda come il consolidamento del settore creditizio italiano sia un fenomeno avviato da oltre 25 anni e rappresenti uno degli elementi che hanno contribuito ai risultati positivi registrati dagli istituti di credito. Tuttavia evidenzia anche come i margini di espansione interna siano ormai limitati: “gli spazi nazionali si sono molto ridotti. Le regole antitrust sono rigide e precise, valutano non solo le quote di mercato nazionali ma anche quelle provincia per provincia”. Per questo, spiega, la prospettiva futura non può che essere quella delle operazioni transfrontaliere, pur riconoscendo che “anche se è un processo non immediato”. Nel corso dell’intervista il presidente dell’Abi affronta anche il tema delle difficoltà lamentate da famiglie e imprese nell’accesso al credito. Per Patuelli il problema non riguarda tanto la disponibilità di finanziamenti quanto il rallentamento della propensione agli investimenti: “C’è più offerta di credito che domanda”. Una situazione che, secondo il banchiere, riflette l’incertezza dello scenario economico globale. “Il problema oggi non è tanto l’offerta di credito. Il problema sono gli investimenti delle imprese. Le imprese guardano alle incertezze internazionali, ai costi dell’energia, ai noli, alle esportazioni. Questo produce prudenza”.

Tra gli elementi di maggiore preoccupazione, Patuelli cita inoltre l’impatto dell’Irap sul settore bancario, sottolineando come l’imposta continui a gravare sugli istituti indipendentemente dall’andamento degli utili. “L’Irap, perché pesa anche indipendentemente dall’andamento degli utili. Mi sembra però che quando si è lontani dalle scadenze elettorali i ragionamenti siano più razionali”. Infine il presidente dell’Abi richiama l’attenzione sul quadro internazionale, definito ancora fragile e caratterizzato da forti tensioni economiche e geopolitiche. “Il quadro internazionale resta complesso. Continuo a pensare – aggiunge – che l’Europa debba avere una maggiore consapevolezza della situazione emergenziale”. Un contesto che, avverte, inevitabilmente si riflette anche sul sistema del credito: “Non si può ignorare il quadro generale. Se l’Europa rallenta, se rallentano gli investimenti, anche il credito ne risente. Siamo dentro un mercato europeo integrato ed è lì che si giocherà la partita vera”.

Aggiornato il 11 maggio 2026 alle ore 14:08