venerdì 10 aprile 2026
Come ha anticipato la scorsa settimana il Taccuino, oggi pomeriggio e domani, a Roma, presso la sala Luigi Einaudi di Confedilizia, si svolgerà una kermesse liberale di cui c'è un grande bisogno, dato l’asfittico panorama politico, economico e sociale nel quale viviamo.
Il programma di sabato pomeriggio sarà aperto da un dibattito sulla “figlia del droghiere” e la nostra underdog prime minister, made in Garbatella. Può l’ideale della Lady di ferro essere utile e d’ispirazione all’attuale premier italiano?
Margaret Thatcher aveva ben in mente cosa aveva scritto Adam Smith nel suo secondo ed ultimo libro, edito nel 1776, sulla ricchezza delle nazioni (e non dello Stato, non a caso), e le era ben chiaro che i soldi pubblici non esistono e che per far prosperare le nazioni si dovesse dare l’opportunità di sperimentare, di creare e commerciare, al fine di creare benessere. La Thatcher sapeva di avere l’onere di traghettare un ex impero, una nazione impoverita e sull’orlo del baratro, e di portarla verso la modernità, farla emergere dalla propria crisi imperiale e renderla una nazione moderna e prospera. Vi riuscì grazie anche alle idee che già Adam Smith aveva individuato, nel 1776, quando pubblicò il suo libro (di cui ricorrono in questi giorni i 250 anni dalla prima pubblicazione, e si invitano i lettori ad andare sul canale youtube dell’Ibl per vedere la presentazione della professoressa Deirdre McCloskey) proprio nei mesi in cui veniva redatta la Dichiarazione d’indipendenza da parte di quegli Stati Uniti che 250 anni dopo sembrano aver dimenticato la lezione di Adam Smith, o forse il loro presidente o i suoi consiglieri, hanno poco approfondito la sua lettura.
Ci si potrebbe dunque chiedere legittimamente quale potrebbe essere l’aiuto che la nostra premier potrebbe ricevere da due liberali autentici quali Adam Smith e Margaret Thatcher?
Dal primo potrebbe trarre ispirazione per una politica economica diversa, meno assistenzialista e quindi di riduzione della spesa. La riduzione delle tasse con conseguente liberazione di energie private economiche, finanziarie e di innovazione imprenditoriale, saranno sempre azioni più potenti di qualsiasi bonus, aiutino pubblico, sovvenzione, che piace tanto anche ad una certa fetta dell’imprenditoria domestica sia piccola che grande, ma che tutti sanno è un modo di preservare dal fallimento o per fornire sostegno surrettizio a settori, imprese, operatori economici che senza l’ombrellone dello Stato utilizzerebbero altri parametri per organizzare le proprie aziende, farle crescere e portarle al successo.
Potrebbe porre le basi per lo svolgimento di quelle funzioni minime, ma essenziali da far fare allo Stato, ma fargliele poi fare bene, e comunque funzionalmente al benessere della nazione. Potrebbe rimuovere centinaia di ostacoli e divieti che oggi servono solo a creare freni all’economia, come un Gulliver legato al terreno da tanti orpelli lillipuziani, che però tutti insieme tengono bloccato il gigante buono. Il motore dello sviluppo economico e quindi della prosperità delle persone che scelgono questa nazione per viverci e prosperare serenamente dovrebbe essere rimesso in moto, ma potrebbe avvenire prima e meglio leggendo Adam Smith che tenendo in considerazione John Maynard Keynes.
Dalla Lady di ferro, la nostra premier avrebbe molto da acquisire, a partire dai metodi comunicativi che la figlia del droghiere (epiteto affibbiatole dalla regina madre, che dà la piena dimostrazione di come il regno non abbia capito la portata rivoluzionaria della Thatcher nel panorama politico sia inglese che mondiale) adattava o modificava in funzione dei diversi momenti della propria attività politica, per dimostrare quella trasformazione epocale del Paese e personale da politica a statista di riconosciuto successo (sia durante il suo mandato che anche ben oltre la sua morte) ma soprattutto per la concezione dello Stato, del suo ruolo e dei suoi compiti. La Lady di ferro aveva ben presente che a differenza di quello che pensano i socialisti, gli individui sanno spendere il proprio denaro molto meglio di come possa fare lo Stato, soprattutto in campo economico e per il proprio benessere individuale, anche perché ad un certo punto i soldi degli altri finiscono. Non sarà stato un caso che fosse amica ed alleata preziosa ma mai subalterna del presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, il quale, in tema di tassazione teneva ben a mente la lezione fattagli da Laffer, con un semplice disegno su un tovagliolo di carta (come narra la leggenda).
Ma di questo e molto altro parleremo compiutamente domani, a partire dalle ore 15.15, in via Borgognona 47, siete tutti invitati!
(*) Leggi il Taccuino liberale #1, #2, #3, #4, #5, #6, #7, #8, #9, #10, #11, #12, #13, #14, #15, #16, #17, #18, #19, #20, #21, #22, #23, #24, #25, #26, #27, #28, #29, #30, #31, #32, #33, #34, #35, #36, #37, #38, #39, #40, #41, #42, #43, #44, #45, #46, #47, #48, #49, #50, #51, #52, #53, #54, #55, #56, #57, #58, #59, #60, #61, #62, #63, #64, #65, #66, #67, #68, #69, #70, #71, #72, #73, #74, #75, #76, #77,#78, #79, #80, #81, #82
di Elvira Cerritelli