Ad essere massacrato dal fisco in Italia è il ceto medio

Il Ddl sulla legge di stabilità per il 2026 è stato criticato all’unisono dalla Banca d’Italia, dall’Istat, dall’Upb (Ufficio parlamentare di bilancio) e dalla Corte dei conti? Viva il progetto di legge di stabilità per il 2026! La prassi consolidata, che ogni corporazione imprenditoriale, professionale e dei sindacati confederali si ritagliavano, in ogni finanziaria, una fetta di spesa pubblica e qualche ulteriore rendita di posizione hanno finalmente trovato nel ministro dell’Economia e delle Finanze un muro di gomma. Alle rituali e consuete prese di posizione dei gruppi di potere, pro domo loro, si sono aggiunte la Banca d’Italia, l’Istat, Upb e la Corte dei conti. Quest’ultimi hanno affermato, nell’ambito delle audizioni sull’indagine conoscitiva alle commissioni di Camera e Senato sulla legge di bilancio, che il maggiore vantaggio fiscale, dalla riduzione dell’aliquota Irpef dal 35 al 33 per cento ne hanno beneficiato i redditi lordi a partire dai 28mila euro. Fino al 2025, il parametro per definire chi ha diritto ad avere benefici dal Welfare da chi invece e ricco, e deve pagarsi tutto, sono i contribuenti “benestanti” che producono redditi lordi oltre i 35mila euro; sono ricchi chi ha un reddito lordo oltre i 50mila euro lordi sui quali dev’essere applicata l’aliquota monstre del 43 per cento.

Costoro non sanno, o fingono di non sapere, che chi produce un reddito oltre i 35mila euro al lordo delle imposte contribuisce al gettito fiscale complessivo dell’imposta sul reddito delle persone fisiche per oltre il 64 per cento. Implicitamente, il messaggio subliminale che hanno voluto veicolare è quello che i circa 2,7 miliardi di minori entrate fiscali derivanti dall’abbassamento dell’aliquota a ceto medio, avrebbero dovuto essere meglio impiegate. Le ridicole e strumentali critiche per una riduzione di appena 440 euro l’anno d’imposta (36,67 euro mensili) vengono fatte anche a chi paga ad esempio su 100mila euro lordi (ad aliquote progressive vigenti) ben 35.640 euro. In sostanza un contribuente “ricco” nel 2026 dovrà pagare circa 35.220 d’imposta in luogo di 35.640 euro.

La necessità di far fronte all’enorme debito pubblico, che è stato ereditato dall’attuale Esecutivo, comporta purtroppo l’esigenza di tenere alte le entrate fiscali per non fare ulteriore debito cattivo e per rispettare i parametri imposti dai vincoli europei sul rapporto deficit-Pil entro il 3 per cento. Ciò nonostante, nelle precedenti tre leggi finanziarie approvate dal Parlamento, delle riduzioni di aliquote e della riduzione del cuneo contributivo, ne avevano beneficiato solo chi aveva dichiarato redditi al di sotto dei 35mila euro. Eppure, la coalizione di centrodestra che ha vinto le elezioni politiche del 25 settembre 2022, aveva indicato, nel programma elettorale sottoposto al vaglio dell’elettorato passivo, la riduzione della pressione fiscale per tutti i contribuenti. Bene ha fatto il ministro Giancarlo Giorgetti a sottolineare che Banca d’Italia, l’Istat e la Corte dei conti ci hanno “massacrati, siamo nel giusto”. Sottinteso, noi rispondiamo del nostro operato a tutti gli italiani che ci hanno votato compreso, chi è realmente massacrato dall’Erario ovvero il ceto medio. Chi ha criticato le modifiche alle aliquote fiscali non risponde invece a nessuno!

Aggiornato il 11 novembre 2025 alle ore 15:48