Balle sulla tassa piatta

La Sinistra, senza argomenti oltre ai pregiudizi dell’invidia sociale, affermano che la cosiddetta “tassa piatta” (da troppi detta flat tax ma, per favore, parliamo italiano), cioè, detto correttamente, un tributo proporzionale, farebbe pagare ai poveri le stesse somme dei ricchi, mentre i tributi progressivi farebbero pagare di più ai maggiormente abbienti. Naturalmente questo è falso. Se l’aliquota venisse posta, per esempio, al dieci per cento, chi avesse un introito di cinquecento euro, pagherebbe il dieci per cento su quei cinquecento euro, e chi lo avesse di due milioni pagherebbe quella percentuale su quell’importo. Quindi, dovrebbe corrispondere una somma ben maggiore. Invece, con l’imposta progressiva, se venisse posta un’aliquota del dieci per cento su cinquecento euro, ne verrebbe messa, per esempio, una del venti per cento su due milioni. La decisione sull’incremento spetterebbe a legislatore. Quindi, quanto il maggior reddito dovesse pagare non è proporzionale, ma sproporzionato.

Ciò fece scrivere a John Stuart Mill, nel suo celebre saggio Sulla Libertà, dell’imposta progressiva come di un furto. Inoltre s’aggiunga che in periodi d’inflazione le aliquote sproporzionate verrebbero applicate, con la perdita di valore d’acquisto della moneta, ad introiti sempre minori, in potere d’acquisto, facendo schizzare in alto la pressione fiscale. Questa è l’origine anche, tra l’altro, dell’eccesso di pressione fiscale attuale in Italia, cui il Governo cerca di cominciare a porre rimedio. In questa nazione siamo ad un sessanta per cento del reddito, contro un trenta medio nelle nazioni civili. E altrove, per corrispettivo del maltolto, s’ha una maggiore quantità e migliore qualità di servizi erogati. Purtroppo, all’articolo 53 della Costituzione vigente, si legge “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. / Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

Il capoverso enuncia un principio, in realtà, di proporzionalità. Il secondo comma è, chiaramente, la statuizione d’un abuso. Chi avrà il sacrosanto coraggio di proporne l’abrogazione?