L’inflazione: la contraffazione dello stato monopolista

L’attuale sistema monetario italiano è definito fiat, ossia a corso legale e forzato dallo Stato, questa impostazione è decisamente interessante nell’analisi del fenomeno della contraffazione monetaria e delle fattispecie di reato relative, già previste nel nostro Codice penale. Il succitato sistema monetario è la conseguenza del passaggio dal sistema monetario fondamentalmente aureo (gold standard) ad un sistema condizionato dal monopolio dello Stato nell’emissione e nella circolazione della moneta a corso forzato, ossia quel sistema in cui lo Stato tramite l’istituzione di un’autorità monetaria, come la Banca Centrale, si arroga la funzione del controllo dell’emissione di nuova moneta.

Quando l’emissione monetaria diviene esclusivo potere dello Stato, senza avere alcuna copertura di riferimento vincolante di beni o altri parametri che non siano sotto il controllo e il monopolio dello Stato, il valore della moneta diviene alla mercé dello stesso. Questa situazione determina una perniciosa e nefasta deriva per il sistema economico, che incide in modo rilevante sul benessere dei cittadini e sul loro potere di acquisto. Invero, nel momento in cui il Governo di uno Stato monopolista non si deve confrontare con il mercato, non si prodigherà a ridurre il fabbisogno, basando la sua politica economica sul fatto che il disavanzo di bilancio sarà comunque coperto dall’emissione di nuovi titoli di Stato, con la deleteria conseguenza che ciò determinerà un’eccessiva emissione monetaria, la quale a sua volta causerà l’aumento dei prezzi.

Oltre al danno anche la beffa, in quanto la propaganda governativa di un siffatto Stato scaricherà la responsabilità di tali aumenti sui commercianti e in tal modo ometterà volutamente di riconoscere le proprie responsabilità, confondendo (in mala fede) l’inflazione, ovvero quel fenomeno economico che determina l’incremento della quantità di denaro in circolazione, con i suoi effetti, ossia l’aumento dei prezzi. Quindi, il Governo oltre ad essere responsabile dell’inflazione, moltiplicando l’offerta monetaria, peggiora la situazione, distorcendo la formazione dei prezzi, con la legislazione di norme funzionali al controllo dei prezzi, ingerendo, così, sul libero mercato, con la scusa di voler contrastare ciò che lui stesso ha creato, ossia l’inflazione. Al postutto, se si parte dall’apodissi poc’anzi enucleata e confermata dalla teoria economica, secondo la quale l’incremento della quantità di moneta circolante diminuisce il suo stesso valore in un regime monetario a corso forzoso, ciò equivale a falsificare o ad alterare la moneta.

L’analisi di questa politica monetaria si rivela ulteriormente sconvolgente quando si evince che mentre i reati di falsificazione o alterazione materiali vengono commessi individualmente, moneta per moneta, il processo perverso prodotto dall’inflazione di matrice governativa tramite il sistema monetario fiat incide sull’economia di tutti gli utenti e quindi riguarda tutta la cittadinanza. Perciò, è inconfutabile il fatto che l’inflazione è una forma perversa di contraffazione, perché determina l’alterazione della moneta già circolante tra la popolazione, incrementandone la quantità. L’emissione di denaro, effettuata con la consapevolezza della sua origine spuria, dovrebbe costituire il presupposto per una specifica fattispecie di reato ancora più grave di quella già presente nel nostro Codice penale riguardante la contraffazione materiale della moneta.

Un valido modus agendi per contrastare questa condotta governativa illegittima potrebbe essere quello di legiferare una norma che consideri illegale l’emissione di denaro in misura superiore a quella che legalmente sarebbe concessa in un sistema in cui non vi sia il monopolio monetario dello Stato, stabilendo i limiti legali entro i quali lo Stato sarebbe legittimato ad emettere nuova moneta. In questo modo, l’intervento della Banca Centrale nell’emettere nuova moneta si ridurrebbe alla sostituzione delle banconote danneggiate o logore, rispettandone la stessa quantità già circolante oppure nel fronteggiare, in una determinata situazione economicamente eccezionale, una crescita economica sostenuta, con la condicio sine qua non di immettere una quantità di denaro limitata e stabilita per legge, nonché doverosamente certificata. Una siffatta impostazione sistemica indurrebbe a scoraggiare le politiche monetarie del Governo nel finanziare con l’inflazione, in modo permanente, i cronici deficit, creando altresì una nuova coscienza della politica e dell’opinione pubblica fondata sulla consapevolezza degli effetti dannosi causati dall’inflazione.

A tal proposito, a conferma di quanto finora esposto, Ludwig Von Mises sosteneva quanto segue: “Per evitare di essere accusati delle terribili conseguenze dell’inflazione, il governo e i suoi tirapiedi ricorrono a un trucco semantico. Cercano di cambiare il significato dei termini. Chiamano inflazione l’inevitabile conseguenza dell’inflazione, cioè l’aumento dei prezzi. Desiderano consegnare all’oblio il fatto che questo aumento è determinato da un aumento della quantità di denaro e di sostituti di denaro. Non menzionano mai questo aumento. Incolpano gli affari per l’aumento del costo della vita. È un classico del ladro che urla Ladro!. Il governo, che ha prodotto l’inflazione moltiplicando l’offerta di moneta, incrimina produttori e commercianti e gode del ruolo di difensore dei prezzi bassi”.