Una legge di bilancio di transizione

La legge di bilancio relativa al 2023, che il Consiglio dei ministri ha licenziato nella riunione che si è tenuta ieri sera, è stata necessariamente affrettata a causa del recente insediamento del nuovo Esecutivo. Per chi non è mosso da pregiudizio politico, è di tutta evidenza che il Governo non avrebbe potuto fare altrimenti, nelle condizioni di tempo a disposizione, per evitare l’esercizio provvisorio.

I vincoli ereditati dal precedente Governo hanno obbligato l’Esecutivo a destinare solo una parte dei 35 miliardi previsti dalla manovra alle scelte di indirizzo politico ed economico che il Governo di centrodestra si era dato con il programma sottoposto al vaglio degli elettori. Ventuno miliardi sono stati necessariamente destinati a sostenere le imprese e le famiglie per far fronte alle esigenze del caro energia. È apprezzabile la prudenza nell’uso delle poche risorse disponibili per far fronte alle emergenze. L’approccio del nuovo ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti – politico di lungo corso e tecnico di valore – ossia limitare all’essenziale l’ulteriore necessario indebitamento dello Stato, è stato accolto positivamente dai mercati finanziari e trova riscontro nelle valutazioni delle agenzie internazionali di rating. Le principali agenzie di valutazione, che non hanno mai amato il nostro Paese, hanno confermato il loro giudizio sulla capacità dell’Italia di far fronte agli impegni assunti con i propri creditori che hanno investito nel suo debito sovrano. Lo spread tra il nostro Btp con scadenza decennale e il Bund tedesco (benchmark di riferimento) con la medesima scadenza è in continuo calo. Ciò significa che la politica di bilancio prudente del nuovo Governo e la prospettiva di un Esecutivo di legislatura dovrebbero migliorare ulteriormente il differenziale dei tassi di interesse pagati in Italia, rispetto a quelli pagati dalla Germania. Gli effetti positivi di un calo dello spread sui nostri conti pubblici saranno significativi in termini di riduzione dei costi per il servizio del debito pubblico.

Maggiore coraggio ci saremmo aspettati per quanto concerne la riduzione del carico fiscale sui contribuenti. Gli spazi per un inizio di riduzione della pressione fiscale, che ha raggiunto livelli insostenibili per chi svolge una attività imprenditoriale o di lavoro autonomo, si sarebbero potuti trovare riducendo, in alcuni casi ed eliminando in altri, le provvidenze pubbliche a pioggia che favoriscono alcune attività economiche a discapito di altre. Meno bonus per pochi, meno imposte per tutti! L’eliminazione di sussidi, contributi a fondo perduto, crediti d’imposta di ogni genere crea le condizioni per ridurre la pressione tributaria a vantaggio di tutti senza inficiare i conti pubblici. Ridurre le elargizioni clientelari, che si sono stratificate nel tempo e che bruciano risorse pubbliche, dovrebbe essere l’imperativo di un Governo conservatore. Un Esecutivo di centrodestra deve perseguire l’obiettivo di ridurre la spesa cattiva a favore degli investimenti, che danno il loro ritorno economico nel tempo. La riduzione delle imposte a carico delle imprese, compensate da correlate riduzioni di spesa, innesca un circuito virtuoso del quale trae beneficio anche lo Stato.

La riduzione del carico fiscale sulle imprese si traduce in maggiori disponibilità finanziarie per gli investimenti e maggiore propensione ai consumi per le famiglie, con conseguente aumento del gettito fiscale. In sostanza: meno imposte, più consumi, più investimenti e più entrate per l’erario.