Che piaccia oppure no, il distacco contemporaneo delle istituzioni politiche dal mondo dell’impresa e della libera professione sembra essere divenuto non più recuperabile. La politica dovrebbe ritornare nell’articolato alveare delle relazioni fra più attori sociali, intorno ai temi che interessano la comunità di cui essi fanno parte. Per i professionisti, gli imprenditori e gli innovatori del nostro stivale, il potere politico dovrebbe essere esercitato attraverso strumenti che possono essere assai differenti e innovativi ma che sappia consegnare all’intera comunità valori, istituzioni e regole che, nella realtà, sono espressione, per una parte negoziata, degli interessi prevalenti del soggetto che dovrebbe in questo caso rappresentare imprese e famiglie, ossia il tessuto socio-economico.

In una fase geopolitica ed economica in cui tutto cambia rapidamente e spesso radicalmente, l’azione politica si pone nella storia di uomini, donne, gruppi, società e dovrebbe adattarsi a soddisfare la richiesta di nuove domande, valori e interessi che derivano dai meccanismi di funzionamento della società nel suo complesso e dal suo tessuto produttivo: le imprese. Nel tentativo di comprendere l’attuale rapporto tra imprese, problematiche attuali e mondo della politica, raccogliamo l’opinione di Carlos Sorrentino, segretario generale della Confederazione imprese Italia.

Le imprese lamentano con sempre maggiore frequenza un distacco abnorme delle priorità dei partiti dall’attualità economica. Cosa accade e che analisi possiamo trarne?

Il tessuto imprenditoriale non riesce più a comprendere le scelte e le manovre delle attuali istituzioni politiche. La rilevanza che il sistema partitico ha avuto nella storia dell’Italia repubblicana, sovrapponendosi e guidando, per un certo periodo anche il sistema sociale e quello economico, ci portano oggi a parlare di crisi della politica ingigantendone forse la portata e, comunque, riferendoci a questa crisi come se sorgesse inaspettata, esito di cortocircuiti interni al sistema. La nostra attualità è nel pieno della realizzazione illusoria della promessa ottimista della modernità. Il nostro presente non insegue lo sviluppo sociale e sono in molti a credere che l’illusione del progresso si sia presentato con tutta la sua forza. Il futuro è incerto e pericoloso.

Che lettura dare allo scandalo e alla spettacolarizzazione della nostra classe dirigente sempre più distaccata dal mondo produttivo?

La personalizzazione dei simboli partitici o dei partiti stessi, iniziata nel corso degli anni novanta, demanda al singolo uomo politico il potere di esprimere ciò che caratterizza e differenzia un soggetto politico dall’altro, cosicché i nomi dei leader acquistano sempre maggiore visibilità per tentare di ridare quell’identità che i tradizionali simboli presentano oramai in forma sbiadita in quel “bipolarismo frammentato”. La personalizzazione e la spettacolarizzazione della politica cercano un consenso acquisibile a basso costo pescando, più che nella esperienza e nella competenza, in un catalogo fatto soprattutto di opinioni e immagini comunicative superficiali e manipolabili. Tutto ciò è lontano dalle esigenze e richieste del tessuto produttivo e le imprese italiane non possono accettare questo scempio con costi enormi per il tessuto economico. Pensiamo alla crisi energetica e alla tassazione che sta distruggendo il motore economico del nostro Paese.

Approfondendo le attuali problematiche energetiche, quali sono le analisi che avete evidenziato e le richieste registrate dal tessuto imprenditoriale nazionale?

Secondo il nostro nuovo report, pubblicato dal Centro Studi dalla Confederazione Imprese Italia, l’aumento dei prezzi dell’energia colpirà intensamente la produzione di vetro, cemento, carta, gomme e materie plastiche. A soffrire anche i comparti manifatturieri del tessile, del legno e delle attività di stampa, senza tralasciare il settore dei servizi, in cui rientrano le attività di ristorazione, commercio di materie prime e prodotti alimentari, palestre e piscine. Ad essere colpita maggiormente sarà l’economia del Nord Italia, soprattutto nelle regioni della Lombardia e il Veneto. Le imprese necessitano d’interventi d’emergenza immediati, tra cui la proroga e l’ampliamento del credito d’imposta sui costi di elettricità e nuove riforme strutturali per concretizzare davvero la diversificazione energetica.

Cosa si potrebbe fare per affrontare, oggi e non domani, le problematiche energetiche che stanno investendo le imprese?

La riduzione delle aliquote Irpef e il mantenimento della Flat tax in favore dei piccoli imprenditori e dei lavoratori autonomi, sono risposte pragmatiche ed efficaci che vanno fatte comprendere anche alla cittadinanza. In campagna elettorale sento parlare da più parti di mettere un tetto al prezzo del gas, il cosiddetto “price cap”. Purtroppo, questa non è una soluzione magica che può risolvere definitivamente un problema globale così complesso e mutevole. Le imprese chiedono interventi immediati ma anche rapide riforme strutturali per riportare i prezzi dell’energia sotto controllo e far cessare la speculazione finanziaria sull’energia che in tanti hanno compreso e iniziano a studiare, grazie ai numerosi approfondimenti pervenuti sulla problematica Borsa di Amsterdam.