Oggi la maggior parte delle transazioni effettuate dai consumatori a livello globale avviene ancora mediante l’uso del denaro contante, eppure c’è già chi ci vede proiettati nella “Cashless society”. Certo è che la trasformazione digitale rivoluzionerà i metodi di pagamento e avrà un impatto significativo sulla nostra società. Proprio in questa direzione va il progetto della Banca centrale europea sull’euro digitale, che nelle ultime settimane sta iniziando a prendere forma. In questa fase di transizione, però, sono molti gli operatori economici e le categorie sociali che manifestano timori riguardo alcuni aspetti ancora poco chiari legati alla rivoluzione digitale. Ne parliamo con Antonio Staino, presidente di Assovalori, l’associazione professionale che raggruppa le aziende che si occupano del trasporto valori in Italia.

Presidente Staino, nelle ultime settimane l’Unione europea sta accelerando il processo per dotare la Banca centrale di una propria moneta digitale, come valuta questa possibilità?

Dipende da come questo strumento verrà presentato ai cittadini europei. Se affiancherà il denaro contante, non sostituendolo, allora dico che non siamo contrari a questa operazione. L’importante è che l’euro digitale rappresenti un’opzione in più per i cittadini e non un obbligo. Il tema è tutelare la libertà di scelta delle persone, molte delle quali oggi preferiscono utilizzare la moneta fisica come strumento di pagamento.

Da una recente consultazione della Bce è emerso che i cittadini europei non sono certo contrari ai pagamenti digitali.

Il dato rilevante di quella consultazione è che cittadini e professionisti hanno espresso con chiarezza il desiderio di una maggiore sicurezza personale e una maggiore tutela della privacy nei pagamenti elettronici, e non di essere controllati ogni volta che effettuano un pagamento in tabaccheria o al ristorante. Anche nel nostro Paese le criticità emerse dai cittadini sono le stesse. Un italiano su tre, dati Censis, non si sente sicuro quando fa operazioni bancarie on-line, uno su quattro ha paura di utilizzare i sistemi di pagamento elettronici per fare acquisti in rete. Dunque, obbligare i cittadini a rinunciare completamente al contante sarebbe una grave forzatura che causerebbe problematiche non di poco conto.

Quali? Si spieghi meglio.

È un discorso culturale e di età. Ci sono cittadini anziani che ogni mese vanno a ritirare la pensione alle Poste. Queste persone preferiscono avere in tasca banconote e monete, e non si può certo obbligarle a passare alle carte. Oltre alle fasce tecnologicamente meno alfabetizzate, per età o per livello di scolarizzazione, ci sono quelle economicamente più disagiate, che riguardano le persone che non hanno le possibilità di aprire conti correnti e non possiedono né bancomat né carta di credito. Inoltre, è bene sottolineare che, anche tra i favorevoli alla transizione ai metodi di pagamento digitali, c’è chi resterebbe escluso dall’accesso al credito. Lo sa che una segnalazione alla Centrale rischi della Banca d’Italia può comportare, a seconda della gravità della segnalazione, l’impossibilità di richiedere finanziamenti, quella di aprire un conto corrente e il divieto di utilizzare la carta di credito? Non mi sembrano scenari trascurabili. Invece di lasciare ai cittadini libertà di scelta su quale strumento di pagamento adoperare, si punta il dito contro il contante, come se questo fosse sinonimo di comportamenti disonesti.

Ma i pagamenti digitali vengono tracciati. In questo modo si possono contrastare più efficacemente evasione fiscale e riciclaggio del “denaro sporco”, non è così?

A parte il fatto che le truffe con le criptovalute sono diventate, purtroppo, un fenomeno piuttosto comune. Tenga presente che già oggi vengono effettuati numerosi controlli sui movimenti bancari al di sopra di una certa soglia. Ci sono anche forti limitazioni imposte ai pagamenti in contanti, e dal 2022 in Italia verrà abbassata ulteriormente la soglia di utilizzo del contante a mille euro, dagli attuali duemila, nonostante l’effetto depressivo già sperimentato in passato sulla nostra economia di fronte a provvedimenti di questo genere. L’evasione si contrasta riducendo la pressione fiscale, non aggiungendo ulteriori controlli e burocrazia.

Una cashless society che impatto rischia di avere sul settore del trasporto valori che lei rappresenta?

Guardi, noi cerchiamo di sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica su fenomeni che vengono dati per scontati e che invece nascondono molte insidie. Il nostro è un settore economico non certo secondario per l’economia italiana. Il “cash in transit” e la sua filiera rappresentano molte imprese, e complessivamente, oltre diecimila posti di lavoro. Gli operatori della sicurezza privata hanno continuato a garantire la circolazione del denaro contante, assicurando così la continuità dei pagamenti, durante tutto il periodo della pandemia. Perché vede, garantire la continuità dei pagamenti è un fatto assolutamente imprescindibile. Questo con il contante è più semplice, mentre adoperando esclusivamente carte elettroniche si va incontro ad alcuni rischi, come ad esempio la possibilità che in caso di blackout elettrici, o di attacchi informatici, si blocchi tutto.

Nel nostro Paese il Governo Conte II ha introdotto il Piano “Cashless Italia” proprio per incentivare l’uso dei pagamenti elettronici. Lei come giudica questo misura?

La Lotteria degli scontrini è stata un flop, un’iniziativa che ha suscitato scarso interesse negli esercenti. Il Cashback addirittura è “non classificato” perché dal ministero dell’Economia non sono arrivati, ad oggi, dati sufficienti per valutarne l’entità. Non sono parole mie, ma del “Rapporto 2021 sul coordinamento della finanza pubblica” della Corte dei conti, pubblicato a fine maggio. Aggiungo che sono misure che non fanno altro che alimentare una insensata demonizzazione del denaro contante. Negli ultimi anni il nostro settore ha sostenuto forti investimenti in tecnologia e sicurezza. Tra il 2020 e il 2021 abbiamo avuto un ulteriore aggravio dei costi legati alla sicurezza sanitaria sui luoghi di lavoro. Tanti operatori delle nostre aziende sono tuttora in cassa integrazione. Personalmente ritengo che, nell’attuale momento di crisi economica, le risorse a disposizione, e quelle che arriveranno dal Pnrr, andrebbero usate per sostenere le aziende messe in ginocchio dalla pandemia e per rafforzare le misure di sostegno al reddito di chi non lavora.

Cosa farete nei prossimi mesi?

Continueremo a difendere la libertà di impresa, la libertà di scelta dei cittadini, l’inclusione sociale e finanziaria. E continueremo a tutelare i lavoratori e le aziende della filiera del contante da attacchi pretestuosi, come è avvenuto nel gennaio scorso quando con Esta, l’Associazione europea delle aziende del trasporto valori, abbiamo scritto alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, per chiedere il rispetto dei nostri diritti e del nostro lavoro. Anche perché, allo stato attuale, il contante rappresenta il solo mezzo di pagamento pubblico che ha corso legale per i cittadini europei.