La lettura del libro di Isaac Bashevis Singer intitolato Alla corte di mio padre, edito di recente dalla casa editrice Adelphi, conferma quanto scrisse una volta il grande critico letterario Pietro Citati. L’opera letteraria geniale propone una immagine poetica e unitaria del mondo e dei suoi insondabili misteri. Il libro, come ammette nella sua premessa Singer, è la sintesi tra due stili diversi, quello delle memorie e quello delle lettere, in cui viene raccontata la storia di una famiglia e di una corte rabbinica. La corte rabbinica poteva esistere solo fra ebrei dotati di profonda fede e grande umiltà, in un tempo, agli inizi del novecento in Polonia, quando gli ebrei erano privi di ogni autorità sulla terra. Il racconto si sviluppa nel libro in base a quanto il ragazzino, figlio del rabbino, ricorda delle vicende umane e spirituali di cui è stato testimone. Nel primo episodio viene rappresentata la vicenda di una donna anziana che si presenta davanti al rabbino per chiedere il divorzio da suo marito, che ha intenzione di sposare una donna molto più giovane. Il rabbino accoglie la richiesta concedendole il divorzio. Subito dopo il marito muore, e le due donne, quella anziana e quella giovane, piangono l’uomo, che avevano amato, al suo funerale. Quando si presentarono due giovani fidanzati, il Rabbino tentò di evitare la fine del loro rapporto sentimentale. Il ragazzo, che accusava la sua fidanzata di assillarlo con richieste di denaro incessanti, sostenne di fronte al Rabbino che non l’amava più. Il Rabbino in questo caso fece un tentativo per favorire la riconciliazione tra i due giovani, ricordando che la pace è il fondamento su cui si regge il mondo. Il destino separò per sempre i due giovani.
Quando durante il Sabbath alla corte del rabbino si presentò un uomo, che viveva in condizioni di estrema miseria in una cantina, e a cui era morta la moglie, e dichiarò di non avere il denaro per il suo funerale, tutti gli ebrei del quartiere in segno di solidarietà fecero una donazione, episodio che mostra come fosse intenso e forte il vincolo comunitario che univa gli appartenenti alla religione ebraica. Il giovane adolescente mentre osserva queste vicende comprende il mondo adulto, le difficoltà delle relazioni umane e la propensione al male degli uomini adulti. In un caso di fronte al rabbino si presentarono due uomini facoltosi accompagnati dai loro legittimi difensori. Ogni difensore, più che arrivare alla soluzione del conflitto, cercava sofismi e cavilli per giustificare il comportamento del proprio assistito. Il rabbino disse, per porre fine alla lite tra i due uomini, che i compromessi devono essere ragionevoli. Subito dopo, ricorda il giovane adolescente, il padre si mise a leggere i libri sacri e il Talmud dove non vi erano insinuazioni, frasi allusive e offensive, non si parlava per doppi sensi e si evitavano le battute viscide e cattive. Dopo il matrimonio con la figlia del Rabbino di Bilgoraj, il padre si vide assegnato il piccolo rabbinato della città di Leoncin, situata sulla riva della Vistola. In seguito venne nominato assistente del Rabbi di Radzymin, prima di trasferirsi a Varsavia. Ogni volta che presiedeva un Din Torah il padre del giovane ricordava che bisognava evitare di pronunciare discorsi basati sui giuramenti, i quali hanno un valore relativo poiché la memoria umana è labile. Mentre ascolta il padre che discute i casi più diversi per individuare una soluzione di compromesso, il giovane adolescente ha la visione del monte Sinai avvolto dalle fiamme, di Mosè che tiene in mano la tavola delle leggi, e d’un tratto ha la sensazione che risuoni solenne e grave la voce di Dio. Osservando il comportamento tenuto nella corte rabbinica dai fedeli ebrei, il giovane nota che per tutte le persone è breve il passo tra la volgarità e la finezza, tra i baci e i pugni, tra gli sputi in faccia per il vicino e i gesti dettati dalla gentilezza. Un giorno mentre il fratello e la sorella discutevano di vari argomenti, si aprì la porta e entrò una donna che piangeva in preda alla disperazione.
Suo figlio, il cui fidanzamento con una giovane donna era stato contrastato e osteggiato dalla sua famiglia, si era tolto la vita. La donna, che sosteneva che con il suo folle gesto il giovane aveva disonorato ed infangato la sua famiglia, disse che se tragedie così grandi accadono, significa che Dio non esiste. Il Rabbino, calmo e addolorato, disse che nessuno deve essere giudicato nel momento della afflizione. In seguito il Rabbino ebbe un dialogo molto profondo con suo figlio, durante il quale notò che per il suo errore il giovane suicida avrebbe ricevuto il perdono dal Dio misericordioso. In quella circostanza tremenda il rabbino parlò a su figlio dei misteri contenuti e contemplati dalla Kabbalah. Il mondo, secondo la interpretazione del rabbino, contiene diversi misteri e ogni cosa accade secondo il proprio ordine stabilito dalla volontà divina. La Torah è intessuta di misteri che nemmeno Mosè era in grado di decifrare. Il personaggio che il lettore difficilmente dimenticherà è Mosher Blecher, il quale amava discutere con il Rabbino della imminente venuta del messia e del redentore. Secondo il pensiero espresso nella Mishnah il presente è separato dall’era messianica che dovrà avvenire e compiersi con l’acquisizione del regno ebraico. Mosher Blecher con lo sguardo pieno di speranza sembrava avere scolpita l’immagine della terra santa sul suo volto. Una volta approdato in terra santa, che all’epoca era sotto il dominio turco, Mosher Blecher, scandalizzato dai coloni miscredenti che non seguivano i precetti della Torah, fece ritorno in Polonia, aderendo al movimento sionista, che per lui era l’avanguardia del Messia atteso dagli ebrei. La storia più triste, tra quelle che il giovane conobbe nella corte rabbinica, fu quella di una donna che, dopo essere stata sedotta e avere dato alla luce un bambino, di notte decise di lasciarlo in una cesta deposta di fronte alla chiesa. Pentitasi, la donna si recò di nuovo davanti alla chiesa per riprendersi il figlio, e non lo trovò più. Con l’anima straziata dalla sofferenza la donna chiedeva al rabbino come avrebbe dovuto espiare la sua colpa e il suo tragico errore. Il rabbino con grande saggezza in quel caso fece notare alla donna che bisognerebbe evitare di commettere il peccato. Tuttavia, esiste il modo di correggere un errore.
L’uomo deve agire liberamente e secondo la sua coscienza razionale. Per il resto non può fare altro che affidarsi al creatore misericordioso. La figura di Ber Asher il lattaio è tra le più significative per la sua perfezione morale. Ber Asher aveva gli occhi buoni e sapeva recitare e salmodiare a memoria ogni preghiera e canto offerti a Dio onnipotente. Un uomo, Ber Asher, privo di malignità e cattiveria. L’apparizione del commerciante molto malato e in procinto di morire, che chiede al rabbino la concessione del divorzio, per evitare a sua moglie il Levirato, visto che non avevano avuto figli, scuote l’animo del giovane adolescente. Osservando nel negozio la moglie della persona che aveva chiesto il divorzio, nota acutamente, il giovane, che vi sono persone così insensibili che nemmeno una disgrazia riesce a scuotere. Infatti rimangono indifferenti e insensibili di fronte al dolore altrui. Lo sguardo di Mordechai Meir, mentre conversava con i clienti di affari, si perdeva in lontananza, come se vedesse oltre le case ed i tetti e al di là della nuvole, in un punto infinito dell’universo. Il Rabbino in occasione del Tishà BeAv, che durava tre settimane e nove giorni, ricordò ai suoi fedeli, che ne ignoravano il significato profondo, che durante quel periodo di lutto si ricorda la distruzione del tempio, e il doloroso esilio a cui gli ebrei sono stati condannati. Per il Rabbino, dopo la caduta delle mura Gerusalemme sono iniziate le tribolazioni del popolo ebraico. Suo fratello Israel Yeshua aveva conflitti dialettici con suo padre, il Rabbino. Per Israel gli ebrei in Europa erano mal visti perché provenivano dall’Asia. Israel, che aveva aderito all’illuminismo, dubitava della esistenza di Dio e credeva solo nelle leggi che regolano la natura. Per Israel Yeshua era inutile parlare della verità a proposito della religione ebraica, poiché ogni religione ha i suoi profeti. Per Israel Yeshua qualcosa deve essersi creato da sé e in seguito tutto si è sviluppato a partire dalla materia originaria. Lo sparo con cui venne ucciso il principe della Corana d’Austria in Serbia diede vita alla prima guerra mondiale con cui il libro si conclude. Questo libro di Isaac Bashevis Singer è un capolavoro letterario.
(*) Alla corte di mio padre di Isaac Bashevis Singer, a cura di Elisabetta Zevi, Adelphi 2024, 328 pagine, 20 euro
Aggiornato il 02 ottobre 2026 alle ore 16:34
