La missione della Andrea Bocelli Foundation raccontata attraverso la testimonianza del suo presidente, Stefano Aversa
Trasformare la fragilità in opportunità, investire nei giovani e costruire comunità più inclusive attraverso educazione, cultura e innovazione sociale. È questa la missione della Andrea Bocelli Foundation, realtà che opera in Italia e nel mondo con progetti dedicati allo sviluppo del talento e alla crescita delle persone. Ne abbiamo parlato con il presidente Stefano Aversa, che racconta la filosofia della Fondazione, le iniziative più significative e le sfide future.
La Andrea Bocelli Foundation nasce con l’obiettivo di trasformare la fragilità in opportunità di crescita. Qual è la filosofia che guida ogni vostro progetto?
La missione della Andrea Bocelli Foundation è Empowering people and communities: dare a ogni persona, in particolare ai giovani, la possibilità di sviluppare il proprio potenziale, indipendentemente dalla condizione di fragilità da cui parte, che sia personale, sociale, legata a un conflitto o a una malattia.
L’idea è aiutare ciascuno a riconoscere il proprio talento, perché tutti ne possediamo uno, e metterlo nelle condizioni di esprimerlo pienamente. Questa visione si ispira anche all’esempio del Maestro Andrea Bocelli, che ha sempre trasformato quella che molti avrebbero definito una disabilità in una straordinaria opportunità di crescita. Come ama dire lui stesso: “Non bisogna concentrarsi su ciò che manca, ma valorizzare i talenti ricevuti e sentirsi responsabili di svilupparli”.
In che modo riuscite a coniugare solidarietà, innovazione e sviluppo delle comunità?
La solidarietà è il motore che ci spinge ad agire, ma non rappresenta il traguardo finale. Il nostro vero obiettivo è lo sviluppo delle persone e delle comunità.
Nei giovani risiedono energia, creatività e futuro. Quando il loro potenziale resta inespresso, il danno non riguarda soltanto il singolo, ma l’intera società. Al contrario, quando si crea eccellenza, questa diventa un esempio positivo e genera emulazione.
Per questo realizziamo progetti che coinvolgono contemporaneamente individui e territorio. Le scuole che costruiamo, ad esempio, non sono semplici edifici scolastici: prevedono spazi aperti alla comunità, vere e proprie agorà pensate per favorire incontro, partecipazione e crescita condivisa.
L’istruzione rappresenta uno dei pilastri della Fondazione. In un’epoca segnata da profonde disuguaglianze educative e sociali, quali sono oggi le sfide più urgenti?
La disuguaglianza è una delle grandi sfide del nostro tempo. Se a livello globale il divario tra Paesi sviluppati ed emergenti si è in parte ridotto, all’interno dei singoli Paesi le differenze sono aumentate, mettendo a rischio la coesione sociale.
Quando le persone percepiscono di partire svantaggiate rispetto a chi vive accanto a loro, crescono frustrazione, sfiducia e conflitto. Per questo tutti i nostri progetti sono rivolti a chi vive una condizione di svantaggio.
Il nostro compito è offrire strumenti, conoscenze e opportunità affinché ciascuno possa sviluppare il proprio talento. Non si tratta solo di fornire un sostegno economico, ma soprattutto di creare percorsi che consentano alle persone di diventare più consapevoli, competenti e autonome.
Collaborate con istituzioni, imprese e organizzazioni internazionali. Quanto è importante costruire un’alleanza tra pubblico, privato e Terzo Settore per affrontare sfide come povertà educativa, inclusione ed emergenze umanitarie?
Per noi è un principio fondamentale e rappresenta uno degli aspetti più innovativi della nostra attività.
Un esempio concreto è la scuola che stiamo realizzando a San Ginesio. Il settore pubblico finanzia la costruzione dell’edificio, mentre la Fondazione coordina l’intera progettazione, dagli spazi agli arredi, fino al modello educativo. Inoltre, seguiremo per i primi dieci anni la qualità della gestione affinché rimanga coerente con la visione progettuale.
Sarà una scuola vocazionale dedicata a due eccellenze italiane: la liuteria, grazie alla collaborazione con i maestri di Cremona, e la formazione dei sound engineer, figure professionali oggi molto richieste nel settore musicale.
Lo stesso modello di collaborazione lo stiamo sviluppando anche con il Ministero dell’Economia e con gli enti locali per il recupero di immobili pubblici inutilizzati. Uno dei progetti riguarda il Rione Sanità di Napoli, dove immaginiamo un centro dedicato allo sport, alla cultura, alla crescita dei talenti, all’assistenza sociale e alla socializzazione.
Crediamo profondamente nella collaborazione tra istituzioni, imprese e Terzo Settore. Per questo abbiamo creato anche ABF Philanthropy Advisory, una realtà nata per mettere a disposizione di altri enti e istituzioni l’esperienza maturata dalla Fondazione nella costruzione di partnership innovative e nella coprogettazione sociale.
La musica è spesso al centro delle attività della Fondazione. So che è in programma un importante concerto con ospiti speciali.
Sarà un momento particolarmente significativo. Per la prima volta riuniremo circa duecento ragazzi provenienti dai nostri cori, uno dei principali programmi della Fondazione.
Arriveranno dalla Terra Santa, dall’Uganda, dove stiamo realizzando un campus educativo e sanitario, dal Rione Sanità di Napoli e da Camerino, territorio colpito dal terremoto.
Saranno protagonisti di un’esibizione in Senato davanti al Presidente del Senato e alle istituzioni italiane, come simbolo concreto di integrazione, riscatto e speranza.
Successivamente incontreranno anche il Santo Padre a Castel Gandolfo, nell’ambito del progetto Laudato Sì, dedicato all’educazione e alla sostenibilità ambientale. Sarà un’altra occasione in cui la musica diventerà linguaggio universale di dialogo e fraternità.
Quali sono i prossimi obiettivi della Andrea Bocelli Foundation?
Continueremo naturalmente a sviluppare tutti i nostri programmi già attivi, ma stiamo investendo molto nel progetto ABF Global Lab, dedicato ai giovani tra i 17 e i 24 anni.
Il primo percorso, Talent for You, è focalizzato sulle soft skills: gestione delle emozioni, del disagio, del rifiuto e della crescita personale, con il supporto di psicologi e pedagogisti. Stiamo inoltre sviluppando un’applicazione che possa accompagnare i ragazzi nel loro percorso di conoscenza di sé.
Il secondo progetto, Talent for Work, è rivolto ai giovani che rischiano l’emarginazione sociale o lavorativa: ragazzi che si sono isolati, giovani migranti o persone che hanno difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro.
Attraverso un percorso che unisce sostegno psicologico e formazione all’interno delle aziende partner, stiamo ottenendo risultati molto incoraggianti: circa il 90 per cento dei partecipanti completa con successo il percorso di inserimento.
Accanto a queste iniziative continueremo a sviluppare i programmi storici della Fondazione, dalla costruzione e gestione delle scuole ai cori giovanili, proseguendo il nostro impegno in Italia e nei progetti internazionali in Uganda, Terra Santa e Haiti, dove continuiamo a operare nonostante le difficili condizioni di sicurezza.
Aggiornato il 29 luglio 2026 alle ore 15:38
