Pippo Di Marca non c’è più. L’attore 86enne è morto ieri a Roma, nel quartiere Trastevere. Protagonista dell’avanguardia teatrale italiana, fondatore del Meta-Teatro, aveva interpretato Giulio Andreotti nel film Il traditore (2019) di Marco Bellocchio. Il grande interprete, regista e drammaturgo è precipitato ieri da una terrazza al quinto piano della sua abitazione. Tra le prime ipotesi una caduta accidentale o il gesto volontario. Poi è stato trovato un biglietto indirizzato alla famiglia in cui si legge: “Non ne posso più...il mio corpo è come un cadavere...lo spettacolo è finito”. Sul posto dopo l’episodio erano intervenuti gli agenti del commissariato Trastevere. La ripresa nell’ultima stagione del suo spettacolo, da autore e protagonista, firmato con Giancarlo Dotto, Essere o non essere, in memoriam di Carmelo Bene, dedicato al grande amico e compagno d’avventure nella rivoluzione portata sulla scena dagli anni Sessanta, è stata una delle ultime performance di Pippo Di Marca. Nato a Catania il 12 ottobre 1939, l’attore ha debuttato nel 1969, al Teatro La Fede di Roma, in L’imperatore della Cina e A come Alice, con Giancarlo Nanni, un altro dei grandi protagonisti dell’avanguardia di quegli anni, insieme, fra gli altri, oltre a Bene, anche Carlo Quartucci, Leo de Berardinis, Claudio Remondi, Mario Ricci e Riccardo Caporossi, la compagnia La Gaia Scienza. “Una storia che ancora va avanti e che dovrebbe essere un vanto per la cultura e per la storia del teatro italiano” ma che invece “per la damnatio memoriae” che c’è in questo Paese “piano piano si sta tendendo a dimenticare” spiegava Di Marca in una video-intervista di alcuni anni fa, ospite del Teatro del Lemming.
Una ricerca e “un’incredibile esperienza”, ispirata anche da artisti come Julian Beck del Living Theatre che ha rinnovato il teatro di tradizione dalle fondamenta con un “un’idea di creatività alternativa” sviluppata “in mille modi” osservava. Di Marca gli ha dato forma soprattutto come fondatore e direttore del Meta-Teatro, creato nel 1971, definito “un luogo aperto, visionario e totale” ispirandosi a maestri ideali come Duchamp e Lautréamont. In quasi 60 anni di carriera ha realizzato una settantina di spettacoli, oltre a performance e azioni sceniche in Italia e nel resto del mondo. Un viatico nel quale ha riesplorato e reinventato fra gli altri Luigi Pirandello, William Shakespeare e Franz Kafka, Henrik Ibsen, Jean Genet, Edoardo Sanguineti, Carlo Emilio Gadda, Thomas Bernhard, Gesualdo Bufalino, Peter Handke, James Joyce, Julio Cortázar, Anton Čechov, August Strindberg e Giorgio Manganelli. Ha portato in scena propri testi, come Lo specchio e l’anima e Passeggero Bolano, sapendo unire sul palco, musica, arte visiva, cinema e poesia. Da un Giorni felici tra Beckett e Sam Peckinpah, a Bersagli, nato da Blade Runner di Ridley Scott, da Tetragramma, con poesie di Dario Bellezza, Attilio Bertolucci, Giorgio Caproni, Elio Pecora a Per terra mota da Full Metal Jacket di Stanley Kubrick. Di Marca ha lasciato testimonianza anche come studioso, romanziere e saggista. “Lo spettatore per me è colui il quale entra in sintonia con i miei spettacoli che sono un po’ particolari, non sempre facili da amare”, spiegava. Il pubblico “è il referente che ha la funzione di vivificare quello che facciamo e credo che questo abbia un valore per i più sensibili di noi. Per cui io, per esempio, non conto mai il numero degli spettatori, conto la loro qualità”.
Aggiornato il 22 luglio 2026 alle ore 15:53
